Smartphone in classe, bisogna educare ad utilizzarlo e a non esserne schiavi. Lettera

di redazione
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inviato da Gianni Mereghetti – Carissimo direttore, il ministro della Pubblica Istruzione ha voluto lasciare in eredità al mondo della scuola la domanda sull’uso didattico degli smartphone.

Si tratta di una domanda che bisogna affrontare e di fronte alla quale sembrano un po’ irrazionali sia le posizioni di chi si fa consegnare il cellulare prima dell’inizio delle lezioni per riconsegnarlo alla fine come le posizioni di chi esalta la didattica puramente online.

La questione è diversa, non è essere a favore o contro, ma se l’uso dello smartphone a scuola contribuisce a realizzare lo scopo per cui si va a scuola.

Che lo smartphone sia uno strumento è lapalissiano, ma ogni strumento non è neutro, tanto che di fatto lo smartphone è un linguaggio. Così educare è piegare lo strumento a ciò che la scuola vuol realizzare, cioè che ogni studente sappia usare la ragione; se invece lo strumento e il suo linguaggio diventano dominanti si finisce di educare.

La questione è importante, bisogna educare, cioè rendere ogni studente capace di usare lo smartphone e non di esserne dominato. E il test è unico, se uno studente mantiene la sua capacità critica! 

Gianni Mereghetti 
Insegnante 
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