Smartphone a scuola, lo psicologo Lancini: “Fino agli 11 anni la mamma ‘spaccia’ internet. All’Università devi saperlo usare. A scuola secondaria invece sarebbero tutti dipendenti?” [VIDEO]

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“Se parliamo di smartphone parliamo ancora dell’oggetto. Bisogna capire che uso bisogna fare. Il più grande spacciatore di internet è la mamma”.

Lo ha detto Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta presidente della Fondazione “Minotauro”, nel corso del suo intervento su Os Tv dedicato alla didattica innovativa.

Il grande distrattore fa male, come la droga, dicono in molti” a proposito del cellulare e di internet. “Secondo le ricerche il consumo di internet, degli smartphone, nasce nella relazione con la madre, che era già virtuale prima di internet”, spiega lo psicoterapeuta.

L’altro punto a cui porre attenzione – continua Lancini – è che visione abbiamo degli adolescenti: se abbiamo un’idea di ragazzi che sono distratti, una sorta di stimolo-risposta, andiamo avanti così. Il problema non è lo smartphone o la scuola digitale. Quale ambiente abbiamo in mente per la scuola? Che tipo di capacità abbiamo promuovendo momenti di coinvolgimento che oggi sono ai minimi termini?

Lo psicologo ha anche ricordato che “c’è stata una pandemia e nella scuola abbiamo costretto i ragazzi a mettere gli occhi davanti allo schermo. Cosa aspettiamo a dire che la povertà educativa è povertà digitale? Cosa aspettiamo di avere scuola dove il cellulare si può spegnere ma la scuola è sempre connessa. Come opportunità, intendo. Fare un’educazione alla saggezza digitale, dove tutti banchettano su internet, insegnanti e genitori compresi?“.

Secondo Lancini, “in Italia da 0 a 11 anni la mamma spaccia internet, dai 19 anni in su se non sai usare internet non puoi iscriverti all’Università e partecipare alla lezione. Ma dagli 11 ai 18 anni sarebbero tutti dipendenti da internet“.

Il problema, dunque, è “la fragilità adulta degli ultimi anni, che ha proiettato su internet tutte le contraddizioni e le povertà educative. Dando la colpa a internet anziché pensare a tutti i modelli di identificazione che noi adulti lanciamo“.

L’intervento di Matteo Lancini si può ascoltare al minuto 8:29. 

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