Smart working Pa, Brunetta: “Si lascia massima libertà e autonomia organizzativa agli uffici”

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Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta,  in una nota, interviene sulla questione riguardante l’eliminazione del vincolo della soglia minima del 50% dello smart working per la Pa.

“Togliendo il vincolo dell’obbligatorietà della soglia minima del 50% nella Pa, che era stata introdotta nel passaggio dal lockdown all’emergenza, non si uccide affatto lo smart working: saranno le amministrazioni a decidere in progress fino a fine anno come organizzare il lavoro negli uffici stabilendo il numero di dipendenti da collocare in smart working in ragione di tre parametri: produttività, efficienza e customer satisfaction”, afferma Brunetta.

“Si lascia massima libertà e autonomia organizzativa agli uffici, ricordando sempre che la Pa non esiste in sé per dare uno stipendio a 3,2 milioni di dipendenti pubblici, ma esiste per fornire servizi a 60 milioni di italiani”, conclude.

Smart Working, salta il limite del 50%: cosa succede

Con il decreto proroghe, approvato dal Cdm il 29 aprile, sono state riscritte le regole del lavoro agile nel pubblico. La novità è che è stata cancellata la soglia minima del 50% in smart working. Quindi i dipendenti statali rientrano in ufficio e salta l’obbligo di far lavorare da remoto un dipendente pubblico su due. Finora gli uffici pubblici lavoravano per metà in presenza e per metà da casa (salvo le attività “non smartabili”).  A partire dal mese di maggio, con il via libera del Comitato tecnico scientifico, si torna alla scrivania senza paletti fissati per legge. La norma non lega più le pubbliche amministrazioni a una percentuale (come il 50% precedente), ma al rispetto di principi di efficienza, efficacia e customer satisfaction, liberando di fatto le amministrazioni dalla soglia che imponeva un criterio numerico e rigido.

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