Smart working, Bonetti: non è welfare per le donne per stare a casa. Sistema in tilt perché c’era anche la dad

WhatsApp
Telegram

“Lo smart working, come il south working, deve essere affiancato allo smart living. Non possiamo progettare una riorganizzazione lavorativa se accanto a questa non riorganizziamo i tempi, gli spazi, le regole del vivere sociale, altrimenti accade quello che è già accaduto: traslare a casa l’ufficio, senza modificare nulla delle responsabilità a casa e senza incentivare una maggiore responsabilità da parte degli uomini”.

Così la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, intervenendo all’incontro web di Intesa Sanpaolo ‘Il ruolo delle donne nello sviluppo del sud Italia’.

“Il sistema è andato in tilt perché a casa c’era il lavoro, ma anche la scuola- sottolinea la ministra- Lo smart working funziona se ci sono servizi sociali ed educativi che si affiancano e, magari, si integrano, come spazi e come tempi, in modo tale di permettergli di fare quello che deve fare: un’organizzazione complessiva del lavoro, che inserisce lo inserisce in maniera più armonizzata rispetto alla vita delle persone. Quindi- chiarisce Bonetti- il lavoro per obiettivi, in spazi di coworking magari con spazi integrati e servizi educativi per i figli, per le donne e per gli uomini”.

Lo smart working, osserva, “non è uno strumento di welfare per le donne per stare a casa, ma uno strumento di efficientamento lavorativo, che però deve entrare nell’ottica in cui la vita delle persone non è divisa a metà tra il lavoro e la famiglia. La vita delle persone è unica. Le donne lavoratrici sono anche madri, non sono due persone diverse. Quindi lo smart working è il modo in cui si riorganizza il lavoro per ricomprendere questa unità. O ci sarò una riorganizzazione complessiva o rischiamo di non centrare l’obiettivo”, conclude Bonetti.

WhatsApp
Telegram

Perché scegliere il Corso di Preparazione al Concorso per Dirigente scolastico di Eurosofia?