Smart working anche dopo il Covid per il personale Ata? Anief: bello e impossibile

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Anief – Da quando il personale Ata fa parte della Funzione Pubblica?

Lo chiede il sindacato Anief, in risposta alle dichiarazioni della ministra della PA Fabiana Dadone apparse in queste ore sulla rivista Orizzonte Scuola: in particolare, non è stata esclusa la possibilità che assistenti e collaboratori scolastici possano adottare in modo permanente lo smart working, qualora i presidi lo ritengano opportuno. La verità è che negli ultimi mesi il personale Ata ha operato da casa con propri computer, software, connessioni internet ed energia elettrica, quindi a sue spese; inoltre, si è avvalso di una banca dati inesistente e di un portale ministeriale Sidi lentissimo; non ha avuto nemmeno a disposizione una “Scranna di sedia ergonomica”, come prevede invece il Dlgs 81/2008.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “regolamentare lo smart working in queste condizioni, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati significherebbe aprire al Far West. Delle due l’una: o il personale Ata è invece inquadrato nel comparto scuola, per vero con un certo disallineamento rispetto ad istituti come ferie, permessi e banca ore, oppure si sta finalmente pensando di rendere giustizia ai dipendenti con lo stipendio più basso della pubblica amministrazione collocandoli in un comparto più adeguato. Inoltre, il datore di lavoro che autorizza il dipendente allo smart working deve garantirgli una formazione che gli consenta di essere operativo; ciò presuppone la partecipazione a corsi teorici ed esercitazioni disciplinati secondo un protocollo negoziato; inoltre deve consegnare a lui ed al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza un documento che contenga i rischi generali e specifici associati al lavoro agile. Per non parlare del non remunerato utilizzo di risorse proprie o del vulnus alla sicurezza connesso all’utilizzo di dispositivi personali non programmati per proteggere i dati aziendali”.

Nella scuola operano tra i 200 mila e i 250 mila lavoratori inquadrati tra il personale Ata: svolgono un lavoro delicato e preziosissimo, anche per la proposizione dell’offerta formativa, ma che continua ad essere poco considerato e mal pagato. Il sindacato autonomo ritiene che la categoria Ata sarebbe ben felice di far parte della Funzione Pubblica, sganciandosi in questo modo dal Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola ed in questo modo accedere ad una retribuzione stipendiale più alta rispetto all’attuale.

Nell’intervista alla rivista specializzata, sempre la ministra Fabiana Dadone cita la digitalizzazione e la dematerializzazione. Ma di cosa stiamo parlando? Sicuramente, durante il lockdown il ministero dell’Istruzione e il Mef hanno ottenuto un risparmio, in termini di denaro, con l’adozione dello smart working: entrambi i dicasteri, però, non si sono preoccupati di fornire ai propri dipendenti le strumentazioni necessarie, né derogare eventuali indennizzi economici. E non sembra un caso che la modalità di smart working è stata prorogata al 31 dicembre prossimo, sempre con le medesime modalità.

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

“A queste condizioni – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, il consolidamento dello smart working  è solo un  ulteriore modo per tagliare ancora gli organici già ridotti all’osso dalle precedenti gestioni, con 50 posti cancellati, anziché aumentarli  per via dell’aumento dei carichi di lavoro derivanti dalla scuola dell’autonomia e dal potenziamento introdotto con la Legge 107 del 2015. Un esempio ulteriore in questa direzione è l’effetto dell’emendamento approvato nel Decreto Rilancio che introduce l’Osservatorio del lavoro agile per raccogliere dati e informazioni e permettere di programmare al meglio le future politiche organizzative della PA e lo sviluppo delle performance di dirigenti e personale: Dsga e assistenti amministrativi dovranno trasmettere dati per le loro statistiche, caricando così la categoria di ulteriore lavoro”.

“La proposta dell’Osservatorio – continua Pacifico – appare semplicistica, se al contempo non si avvia una fase negoziale con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative per disciplinare gli aspetti del lavoro da remoto che, a tutt’oggi, costituisce una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa non contrattualizzata. Ad esempio l’art. 18 della L. 81/2017 prevede che la prestazione sia resa “senza precisi vincoli di orario” nel rispetto dei limiti massimi fissati dalla legge e dai contratti collettivi e ciò può rendere diabolica la prova dello straordinario effettuato. Gli stessi tempi ordinari di lavoro poi, pur nella loro flessibilità, devono tenere in debito conto il diritto alla disconnessione. Suggeriamo, a chi fa queste scelte, di recarsi al mattino nelle scuole italiane per vedere con i propri occhi cosa accade e di cosa ci sia veramente bisogno. Come se non bastasse, nell’ultimo periodo, a seguito della riforma della PA, gli assistenti amministrativi sono stati gravati anche di compiti che venivano svolti dagli ambiti territoriali”.

L’ELENCO DEI PROBLEMI DELLA CATEGORIA

Vi sono poi problemi di reclutamento, al massimo attuato per coprire il turn over e non per cancellare il precariato, di organici, con almeno 20 mila posti di potenziamento da introdurre e altrettanti per rispondere alle esigenze del ritorno a scuola in emergenza, oltre che di formazione e aggiornamento annuale. Sarebbe poi auspicabile anche per il personale Ata il bonus annuale per la formazione e l’aggiornamento, così come già previsto per il personale docente. A tutto questo va aggiunto che le nuove necessità rendono di fondamentale importanza una adeguata interazione con gli strumenti digitali, interazione che non può essere “improvvisata”, ma che deve essere oggetto di una adeguata formazione.

STIPENDI: IL “PIATTO PIANGE”

L’11 giugno 2014 si è conclusa la trattativa sindacale in sede ARAN con il ripristino degli scatti stipendiali maturati nel 2012 e le posizioni economiche maturate nell’ultimo triennio. Si è chiarito che per le posizioni economiche si tratta di un’operazione una tantum e non di un vero e proprio ripristino dell’istituto contrattuale. Infatti, con questo accordo si è sanata la situazione riguardante le posizioni economiche attivate a partire da settembre 2011 e fino al 31 agosto 2014. Le posizioni stipendiali non riguardano però solo l’aspetto economico, ma servono alla professionalità e alla valorizzazione del personale ATA già pesantemente colpito dai tagli all’organico. L’attribuzione delle posizioni economiche non è quindi un automatismo stipendiale, ma una procedura di valorizzazione delle risorse umane, finalizzato all’assunzione di altre prestazioni e responsabilità.

Va anche ricordato che molti assistenti amministrativi si sono spesso trovati “costretti ad accettare” il ruolo di facente funzione, per mantenere la seconda posizione economica ed evitare di perdere l’esiguo compenso previsto: questa categoria di lavoratori ha acquisito professionalità e ha contribuito al funzionamento della res publica, talvolta anche per diversi anni, e quindi è dovuto un adeguato riconoscimento, considerato che vi sono più di 3.000 posti vacanti e disponibili solo nel corrente anno scolastico.

Per vent’anni il ministero dell’Istruzione si è quindi avvalso di Dsga facenti funzioni senza laurea, o meglio dire dei semplici diplomati per portare avanti le istituzioni scolastiche dal punto di vista amministrativo, contabile, giuridico, fiscale, e tanto altro, senza formazione specifica. E adesso? Si dice loro che se non hanno la laurea non possono essere inquadrati come Dsga.

PACIFICO: VALORIZZARE LE AREE

“Sarebbe opportuno pensare – dice ancora Marcello Pacifico – più che al consolidamento dello smart working, a prendere in considerazione la valorizzazione delle aree del personale Ata, in riferimento soprattutto ai profili AS e C, già previsti dal Contratto Collettivo, ma mai, di fatto, attuati. Si ritiene in questo senso, che una semplificazione delle aree possa essere di giovamento all’intera organizzazione dei profili Ata, purché la scelta proposta (Area unica A/AS) preveda la definizione di un nuovo organico del Collaboratore Scolastico addetto ai Servizi della Persona (AS): dunque due diversi organici e per l’organico AS andrebbe previsto parimenti l’obbligo del possesso di specifico titolo OSA oppure OSS.

All’interno di tale prospettiva, bisogna quindi evidenziare che i beneficiari di incarichi specifici devono ricevere chiare indicazioni sulle mansioni da espletare: non si può più limitare i beneficiari dell’ex art. 7 all’assistenza agli alunni disabili senza una specifica formazione in tal senso (ad esempio possesso di titolo OSA/OSS, Corso Azienda Sanitaria o Corso Regionale qualificante per l’assistenza alla persona). Parimenti, vanno chiarite le modalità di reperimento delle figure professionali di Area C (coordinatore tecnico e coordinatore amministrativo). È ormai ben noto che, con l’accordo siglato all’Aran l’8 marzo 2002 ai sensi dell’art.18 del CCNL 15-3-2001 del comparto scuola, in attuazione di quanto previsto dall’art.3 dell’accordo 20 luglio 2000, recepito con Decreto 5-4-2001 ed in attesa di una revisione complessiva dei profili dell’area del personale ATA, è stato istituito uno specifico profilo amministrativo denominato “Coordinatore amministrativo” con compiti di responsabilità e di coordinamento di aree e settori organizzativi e di vicariato che si colloca nell’area C prevista dal CCNL 26-5-1999 della scuola. La presenza di tale figura nel mondo della scuola risulta ormai

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