Sistema di valutazione della scuola in Italia ancora senza identità

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In Italia sulla valutazione si continua a improvvisare, il sistema è ‘azzoppato’. Questa in sintesi la dura analisi di Alessandra Cenerini, Presidente Adi, che ci vede ancora lontanissimi dalla costruzione di un vero capitale sociale nella scuola e indica la Germania come possibile modello da inseguire anche in tema di accountability.

In Italia sulla valutazione si continua a improvvisare, il sistema è ‘azzoppato’. Questa in sintesi la dura analisi di Alessandra Cenerini, Presidente Adi, che ci vede ancora lontanissimi dalla costruzione di un vero capitale sociale nella scuola e indica la Germania come possibile modello da inseguire anche in tema di accountability.

Lei pensa che la valutazione dei docenti e quella delle scuole possano pestarsi i piedi a vicenda? Faccio riferimento alla contraddizione, rilevata anche dalla Fondazione Agnelli, che si verrebbe a creare nel momento in cui si spingerebbero i bravi docenti a migrare verso le strutture peggiori in cui ‘brillare’ di più, interrompendo magari un lavoro di squadra ben avviato. 

"Ci stiamo riferendo qui alla parte della Buona Scuola che prevede scatti di anzianità sulla base del merito per il 66% dei docenti  di un istituto scolastico  e la contestuale possibilità degli insegnanti  di migrare dalla propria scuola  a una meno buona per avere maggiori probabilità di rientrare nel contingente che usufruirà dello “scatto”. E’ un meccanismo profondamente sbagliato che continua a considerare l’insegnamento come attività “solitaria” di ciascun docente  e non come lavoro di  squadra che va sostenuto, arricchito e reso stabile. Si è lontani mille miglia dall’obiettivo di costruire un fertile “capitale sociale” nella scuola, con  la condivisone delle responsabilità e delle azioni di miglioramento”.

Quali ostacoli vede come più prominenti all’avvio di un serio processo di valutazione delle scuole?

“In Italia si continua ad improvvisare. Si varano decreti senza costruire le condizioni per darne attuazione. Il Regolamento del sistema nazionale di valutazione ha  previsto   tre gambe del SNV: INVALSI, INDIRE e Corpo Ispettivo. Ebbene il sistema è azzoppato. L’INVALSI  è sottodimensionato e sottofinanziato; l’INDIRE sembra occuparsi d’altro; e il corpo ispettivo è inesistente.  Non credo sia difficile in questo quadro  individuare quali siano gli ostacoli  a una seria valutazione”.

Quali sono, invece, i limiti dell’autovalutazione?

“Se l’autovalutazione  non vuole ridursi ad autoreferenzialità deve necessariamente essere accompagnata dalla valutazione esterna e allora si torna al punto di partenza”.

Se si parla di valutazione non si può non tirare in ballo, come ha fatto giustamente lei, l’Invalsi. Le sembra che l’Istituto abbia scelto consapevolmente di ritagliarsi un ruolo non di primissimo piano nel disegno della nuova scuola? O si tratta di una crisi di identità?

“Credo che  la prima domanda da porsi travalichi l’INVALSI  e sia: “ Questo Paese lo vuole  o non lo vuole un sistema di valutazione?”. Ciò che è stato fatto finora non dà risposta positiva a questo quesito di fondo. E non ci sono solo indizi in questo senso, ma dati obiettivi. Oltre ai due gravi problemi già citati –  carenza di organico e di finanziamenti –   va menzionato il continuo cambiamento dei vertici dell’INVALSI, e la contraddittorietà degli orientamenti che si sono susseguiti. Vale la pena di ricordare qui  la vicenda della Commissione preposta a fare la rosa dei nomi tra cui scegliere il nuovo presidente, una commissione che esprimeva orientamenti pressoché antitetici a quelli seguiti dall’INVALSI fino a quel momento, e contro cui ci fu una forte ma inascoltata  mobilitazione. Le conseguenze si sono viste”.

Lei auspica un rafforzamento della funzione ispettiva da parte del Miur?

“Non c’è dubbio che il corpo ispettivo sia fondamentale. Occorre pertanto ricostituirlo  e con un ruolo  sovraordinato rispetto a quello della dirigenza scolastica”

A quale modello internazionale suggerirebbe di volgere lo sguardo con più urgenza?

“Premesso che non esiste un modello da copiare, rimanendo in Europa  scarterei due sistemi in parte antitetici, quello inglese e quello francese, e sceglierei una terza via, quella tedesca. Nel modello inglese di accountability, la valutazione è fondata su un rigido corpo ispettivo, l’OFSTED, e costituisce l’altra faccia dell’autonomia.  E’ noto che i risultati delle ispezioni inglesi sono pubblici e hanno anche pesanti conseguenze sulle scuole. Nel modello centralistico francese la valutazione è più rivolta ad accertare la conformità dei processi d’istruzione alle norme e al tipo d’istruzione centralmente definiti  che a valutare i risultati. Il modello tedesco, incardinato nei vari Länder,  rappresenta fra i due una terza via, per così dire. E’ un sistema equilibrato, attento ai risultati ma che lascia, al tempo stesso, ampi spazi di espressione alle scuole”.

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