Sistema integrato 0-6, Anief: per garantire qualità gestione diretta e stabilizzazione del personale

Comunicato ANIEF Piemonte – Il sistema integrato 0-6 anni rischia di rimanere lettera morta se gli enti locali non riusciranno a gestire direttamente i servizi educativi optando, per esigenze di bilancio, per l’esternalizzazione.

La scuola di qualità, a partire dai nidi, passa attraverso l’impegno diretto del Comune e attraverso la stabilizzazione del personale precario, unico modo per garantire quella continuità che le famiglie chiedono.

Si è svolto oggi al Comune di Torino, in Sala Colonne, l’audizione delle organizzazioni sindacali di categoria e dei rappresentanti dei genitori alla presenza delle Commissioni consiliari permanenti congiunte V (Istruzione) e I (Bilancio). Per l’Amministrazione comunale presenti, oltre al presidente della V Commissione, Massimo Giovara, anche l’assessore all’Istruzione Antonietta Di Martino e il Direttore dei servizi educativi del Comune di Torino, Giuseppe Nota.

L’audizione era stata richiesta unitariamente da Anief Piemonte e Cobas Scuola e Pubblico Impiego di Torino, come anche da altre sigle sindacali e rappresentanti delle categorie interessate, per fare il punto ed ottenere chiarimenti sulla direzione che l’amministrazione comunale intende imboccare sulla gestione dei servizi educativi, con particolare riferimento ad asili nido e scuole dell’infanzia comunali.

A preoccupare, in particolare, è la previsione della delibera della Giunta Comunale 1046/004 del 26 marzo 2019 secondo cui “il Piano del Fabbisogno di personale per il triennio 2019-2021, non potrà che attuare una politica di consistente contrazione degli organici […]. Diventerà, pertanto, imprescindibile per l’Amministrazione, essere in grado di offrire ai cittadini servizi con un’adeguata qualità facendo affidamento su un numero sempre decrescente di personale che, presumibilmente, si attesterà al temine del triennio 2019-2021, intorno a settemilacinquecento unità”.

Se è vero che la previsione sopra riportata è riferita al totale dei dipendenti comunali, è pur vero che gli ultimi movimenti avvenuti nei servizi educativi comunali lasciano intendere come questo settore rischi di essere investito pesantemente dalla riduzione di personale prevista.

L’Assessore Di Martino ha annunciato la stabilizzazione di 70 unità (equamente ripartite tra educatori e docenti della scuola dell’infanzia) a fronte di una disponibilità di 110 posti vuoti in organico. Durante la discussione è emerso, inoltre, che entro il 2021 i pensionamenti potrebbero arrivare a toccare le 411 unità; numeri che non si conciliano in alcun modo con le intenzioni di mantenere inalterato il livello attuale di offerta dei servizi educativi. Appare evidente, infatti, che senza adeguato turnover o non sarà possibile mantenere i livelli attuali i oppure sarà possibile farlo solo attraverso un massiccio ricorso alla gestione indiretta attraverso la privatizzazione di quote via via maggiori dei servizi.

ANIEF Piemonte ha presentato, unitamente a Cobas Torino, una memoria in cui ha inteso evidenziare come non sia possibile ipotizzare non già l’aumento ma addirittura il mero mantenimento dei livelli qualitativi dell’offerta educativa comunale senza passare dal rifiuto di ogni ipotesi di esternalizzazione dei servizi (verso cooperative o altri soggetti privati) e, soprattutto, dalla necessità di stabilizzare gli educatori e docenti precari.

In particolare, l’intervento in audizione del presidente regionale ANIEF Piemonte, Marco Giordano, insieme a Ilaria Cavallo dei Cobas Torino, ha ricordato come incredibilmente i bandi per la compilazione delle graduatorie del personale dei nidi e delle scuole comunali prevedano il divieto di stipula dei contratti a tempo determinato oltre il limite massimo di 36 mesi. Non è accettabile – ha affermato Giordano – che mentre la stessa norma è stata abrogata a livello di istruzione statale (attraverso la cancellazione del famigerato comma 131 art. 1 della Legge 107/2015 “Buona Scuola), il divieto non solo permanga a livello locale ma abbia addirittura assunto la forma di una vera e propria fuga in avanti sul tema da parte del Comune di Torino. Infatti, i bandi comunali, a differenza di quanto avvenuto a livello nazionale dove la norma di blocco delle supplenze fortunatamente non ha mai prodotto effetti prima della sua cancellazione, hanno previsto una decorrenza del divieto di conferire supplenze a chi aveva già raggiunto il limite dei 36 mesi sin dalla pubblicazione delle graduatorie attualmente vigenti. Una decisione sconcertante che ha, quindi, già prodotto danni ai lavoratori ma, cosa ancora più grave, al diritto delle famiglie di veder assegnare alle scuole dei propri figli personale meritevole per punteggio e titoli. È evidente, infatti, come il divieto di stipula di supplenze oltre 36 mesi, lungi dal risolvere il problema del precariato e dell’abuso contratti a termine, abbia creato altri e nuovi problemi, primo tra tutti la violazione del principio meritocratico attraverso l’esclusione illegittima di chi raggiunge suo malgrado quel limite, aggiungendo così la beffa di non poter più lavorare nemmeno come supplente al danno della mancata stabilizzazione.

L’intervento si è concluso con l’invito all’Amministrazione comunale ad attivarsi sollecitamente perché venga eliminato, sulla scorta di quanto avvenuto a livello nazionale, il limite alle supplenze e, soprattutto, perché disponga un piano straordinario di assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti in organico, unico modo per dare una risposta, al contempo, all’esigenza di qualità reclamata dalle famiglie attraverso la garanzia della continuità didattica e a quelle di stabilizzazione del personale educativo e docente delle scuole comunali.

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