Sinopoli (Flc Cgil): “Chiediamo dati certi sui contagi. Sull’istruzione serve visione nazionale, non dare troppo spazio alle Regioni”

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Su Collettiva lunga intervista al segretario generale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli: “Sulla scuola si sta giocando una partita tutta politica. Ma politica nel senso deteriore: strumentalizzazioni, polarizzazioni ideologiche e anche regionaliste su “aperture” e “chiusure”.

“Dobbiamo ricordare che le scuole non sono affatto chiuse e non lo sono mai state, anche quando erano costrette alla dad. Non dobbiamo dimenticare l’enorme sforzo fatto dai lavoratori della scuola per rendere gli ambienti sicuri e per attuare rigorosamente procedure e protocolli a garanzia della salute di tutti. Inoltre le scuole del ciclo primario funzionano in presenza in quasi tutto il paese e le stesse secondarie sin dall’inizio dell’anno scolastico hanno mantenuto in presenza – con grandissima fatica – i laboratori. Insomma, la realtà è articolata e non si può ridurre alle semplificazioni delle opposte tifoserie e a una logica strumentale che punta spesso al consenso delle famiglie o dei lavoratori, come è evidente in certe decisioni prese da alcune Regioni basandosi su dati sanitari su cui però non c’è alcuna certezza ma solo presunzioni”.

Poi aggiunge: “L’istruzione è competenza dello Stato centrale nei limiti definiti dalla riforma, appunto, del titolo V che rimane a mio avviso un grande errore. Il governo, abdicando alle sue funzioni e lasciando tutto in mano alle Regioni, si è reso responsabile della frammentazione che si è creata e che rilancia nei fatti quell’autonomia differenziata contro cui ci siamo battuti con forza. Tutti devono avere la consapevolezza che i cambiamenti continui sul modo di fare scuola e la necessità di modificare le strategie educative senza alcuna bussola stanno avendo un impatto devastante sulla continuità didattica. In un sistema nazionale le scelte rispetto alla didattica in presenza o distanza devono essere nazionali e vanno adottate sulla base di parametri e standard. Per questo spero che la rotta tracciata dal presidente del consiglio cambi: sull’istruzione serve una visione nazionale. Ovviamente poi le scelte devono essere adattate ai territori, ma non si può lasciare la decisione alle Regioni”.

Dati certi chiede la Flc Cgil: “È l’unico modo per prendere decisioni, sul tipo di frequenza a scuola, che siano basate su elementi oggettivi e non ideologici. Una recente indagine dell’European centre for disease prevention and control – condotta su oltre 4,5 milioni di casi provenienti da 17 Paesi (Italia inclusa) dal primo agosto al 29 novembre 2020 – mostra un aumento costante dei tassi di contagio nella popolazione di età compresa tra i 14 e i 19 anni, il cui numero ha raggiunto quello della classe di età 19-39 anni. Incremento che viene associato alla riapertura delle scuole e su cui incide soprattutto la mobilità e la socialità spinta degli adolescenti. Ovviamente non è chiaro dove il contagio avvenga, però lo studio sollecita un impegno per avere dati certi sulle catene di trasmissione e per definire il ruolo dell’ambiente scolastico nella trasmissione stessa. Sono cose che chiediamo anche noi: ricostruire un sistema di tracciamento per rompere le catene di trasmissione, acquisire dati, fare screening sistematici che riguardino tutta la comunità scolastica. Non bisogna guardare solo all’oggi: tutto ciò serve anche in previsione di una possibile terza ondata, soprattutto se con i mutamenti il virus dovesse rivelarsi più contagioso tra i più piccoli e dunque mettere a rischio la scuola in presenza nel ciclo più delicato per gli apprendimenti che è quello primario”.

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