I sindaci rispondono a Renzi sui progetti di edilizia scolastica

di Giulia Boffa
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GB – Oggi a Siracusa il premier ha annunciato che sono  "pronti due miliardi di euro per l’edilizia scolastica".

La notizia è stata favorevolmente accolta dai sindaci, a cui Renzi aveva inviato una lettera, in cui chiedeva loro un elenco di interventi per mettere in sicurezza gli edifici scolastici.

GB – Oggi a Siracusa il premier ha annunciato che sono  "pronti due miliardi di euro per l’edilizia scolastica".

La notizia è stata favorevolmente accolta dai sindaci, a cui Renzi aveva inviato una lettera, in cui chiedeva loro un elenco di interventi per mettere in sicurezza gli edifici scolastici.

Tra i commenti favorevoli c’è quello del sindaco di Bitetto e membro dell’Ufficio di presidenza Anci, anche se non manca una piccola critica per non essersi rivolto anche all’Anci:"L’iniziativa del presidente del Consiglio è senz’altro positiva. Intervenire sulla manutenzione degli edifici scolastici è un atto concreto che ha il fine di mettere a disposizione dei sindaci le provvidenze economiche necessarie che al momento non ci sono". "Gli ex sindaci al governo, Renzi e Delrio, – ha aggiunto Occhiogrosso – conoscono bene le difficoltà quotidiane dei Comuni, in un settore dove è sempre più difficile dare risposte ai dirigenti scolastici".
 Non manca però una precisazione sul modo in cui il primo ministro ha chiesto ‘aiuto’ ai sindaci. "Fermo restando il plauso per la risposta ad una esigenza vera dei Comuni – ha evidenziato Occhiogrosso – siamo un po’ meravigliati per il mancato contatto diretto con l’Anci e il suo Ufficio di presidenza. Il coinvolgimento dell’associazione – ha concluso – può essere il valore aggiunto per iniziative efficaci e coordinate".

Un plauso è arrivato anche dal sindaco di Perugia,Wladimiro Boccali, che ha commentato così l’iniziativa: "Il tema di quale gatto usi Renzi per prendere il topo non mi appassiona. L’importante è il risultato".
"Certo – continua il sindaco di Perugia – le modalità possono essere inusuali e bene ha fatto il presidente Fassino a sottolinearlo. Tuttavia, l’importante è prendere il topo. Renzi ci ha aiutato a far capire, dentro e fuori dai Comuni, che la manutenzione dei plessi scolastici è un problema prioritario".
Per Boccali, poi, "la messa in ordine delle scuole può rappresentare il paradigma delle piccole opere di ristrutturazione, fondamentali per le economie di tutti i territori. Da parte mia, ho già risposto individuando gli interventi per le strutture danneggiate dal terremoto del 2009. Se arrivano i 100mila euro richiesti, in un mese avvio i lavori. Le aziende sono pronte a partire".

Il sindaco di Varese critica invece che non si pensi a sbloccare il patto di stabilità, che impedisce ai Comuni di spendere lì dove necessario, per politiche di risparmio:“Mi sembra che la demagogia raggiunga la sua massima esplicazione, innanzitutto perché l’elenco delle scuole che hanno bisogno di interventi c’è da anni e in secondo luogo, non capisco perché si debbano privilegiare solo le scuole."
“Se il presidente del Consiglio vuole dare un segnale – aggiunge Fontana – lo dia sbloccando il Patto di stabilità, almeno così i soldi li prende dove vuole e dove ha necessità”.

Altro commento critico arriva dal sindaco di Chieti Umberto Di Primio: “Come spot a favore delle politiche per la messa in sicurezza delle scuole va benissimo. Detto questo,  il metodo mi sembra discutibile poiché non è in quadrabile successivamente in una logica di intervento strutturale sulle politiche di edilizia scolastica”.
Ribadendo la bontà dell’iniziativa, Di Primio auspica che a breve si possano costruire “una serie di attività condivise sull’edilizia scolastica, partendo dall’Associazione dei comuni, indirizzate all’adeguamento delle strutture sotto il profilo sismico e alla messa in sicurezza di quelle che sono più difficili da gestire”.
Infine, un passaggio sulla riforma delle Province: “con la scomparsa di questo livello come parte politica, potrebbero essere consegnate ai comuni anche la gestione degli edifici scolastici che oggi sono di competenza provinciale e su questa partita è necessario che il Governo apra un tavolo giacché i comuni non sono in grado di sostenere anche le spese delle strutture provinciali senza una garanzia di finanziamenti nazionali”.

E sempre parlando di Province, l’UPI ha espresso la sua delusione sulla scelta di privilegiare le scuole comunali, tralasciando le scuole delle Province, che hanno già pronto un piano di interventi grazie a 250 progetti.

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