Sindacati, tagli nel pubblico impiego; rischiano le sigle minori

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Con la riapertura dei negoziati per il rinnovo dei contratti per il pubblico impiego torna alla luce anche la riforma Brunetta che prevedeva la riduzione dei comparti contrattuali da 11 a 4.

Con la riapertura dei negoziati per il rinnovo dei contratti per il pubblico impiego torna alla luce anche la riforma Brunetta che prevedeva la riduzione dei comparti contrattuali da 11 a 4.

Anche se mai applicata quella norma è in vigore e il governo Renzi non l’ha modificata nella legge delega approvata lo scorso agosto. Cosa comporterà la norma Brunetta? Sicuramente meno contratti nel pubblico impiego e quasi sicuramente meno rappresentanti sindacali ai tavoli dei negoziati.

A farne le spese saranno soprattutto le organizzazioni sindacali autonome, perlopiù quelle corporative, quelle che rappresentano soltanto alcuni comparti e che sono destinate a diluirsi nella fusione dei comparti.




Anche se ancora non si è deciso quali degli 11 comparti resteranno è probabile che a sopravvivere saranno sanità, scuola, ministeri e Regioni. I restanti comparti non avranno più la propria identità ed autonomia contrattuale.

Anche se fino ad ora, al riguardo della riduzione dei comparti tutti erano rimasti fermi, dai sindacati ai soggetti pubblici, dopo che il ministro  della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha chiesto all’Aran di avviare  le trattative con i sindacati per la definizione dei nuovi comparti, è stato chiaro che con il numero dei comparti diminuirà anche il numero dei sindacati di rappresentanza al fine di facilitare il processo negoziale dopo l’affermazione del premier Matteo Renzi che i sindacati sono troppi.

Il Ministro Madia ha fatto presente all’Aran che si dovranno adattare i risultati delle ultime elezione RSU del pubblico impiego ai prossimi comparti. CGIL, CISL e UIL, che continuano a detenere la maggioranza in tutti i settori,  si sono dette d’accordo ma il malcontento è presente innanzitutto perché a livello retributivo, di organizzazione e di lavoro, non tutti i settori sono uguali.

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