I sindacati sulla spending review trentina: niente tagli al personale, ma rinunciamo alle supplenze dei precari

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Red – I sindacati trentini hanno presentato la loro controposta alla Provincia sui tagli alla scuola della "spending review".

Red – I sindacati trentini hanno presentato la loro controposta alla Provincia sui tagli alla scuola della "spending review".

Niente tagli al personale, in sintesi, quello che chiedono.
 
La cifra equivalente delle decurtazioni al bilancio della scuola si può ottenere in altri modi: togliendo risorse ad altri settori scolastici considerati “un lusso” in tempi di riduzione della spesa pubblica, per esempio tagliando due milioni recuperabili dal cosiddetto “fondo qualità”, altri 2,5 milioni dai fondi d’istituto (entrambe voci che intendono dare un “di più” a un sistema scolastico già in difficoltà nel fornire una formazione di base accettabile).
 
I restanti fondi (1,4 milioni) si possono recuperare impiegando in maniera più razionale, secondo Pietro Di Fiore della Uil Scuola,le attuali 70 ore in più previste dal contratto nazionale: "Si può chiedere agli insegnanti di impiegare le 70 ore “in eccedenza” previste dal contratto per progettazione, supplenze e altri incarichi, rinunciando così a ricorrere a supplenti esterni. L’alternativa – argomenta Di Fiore – è il taglio degli organici, e su questo ci siamo scontrati con l’amministrazione provinciale. La nostra proposta è condivisa da Cisl e Cgil e dalla Gilda. Su questa base, siamo disposti a trattare il 18 marzo".
 
Infatti tra dieci giorni infatti Provincia e sindacati torneranno a confrontarsi e l’ipotesi è di riuscire a chiudere l’accordo.
 
Ma bisogna superare altri nodi criticati pesantemente invece dagli Stati generali della scuola trentina.
Nicola Zuin afferma: "Bisogna intendersi su quelle famose 70 ore: se finiscono nel cumulo delle 18 ore di cattedra, significa che ogni 9 colleghi disponibili a spenderne due ci sarà una cattedra in meno. Significa cioè che i tagli al personale ci saranno lo stesso ma graveranno sui precari che hanno atteso invano una regolarizzazione e ora si vedranno messi alla porta. E anche la proposta della Cgil, di richiamare i circa 200 insegnanti ora impiegati all’Iprase risponde alla stessa logica. Tanto più che poi serviranno docenti anche all’Iprase. Ma al di là degli insegnanti costretti a cercarsi un altro mestiere, saranno gli studenti a pagare il prezzo più alto". 
 
Le risorse vanno reperite "tagliando sprechi clamorosi, come l’acquisto di tablet e lavagne luminose, di cui non c’è alcun bisogno, con un sistema di insegnamento che è rimasto all’Ottocento, oppure eliminando costosissimi progetti internazionali, consulenze strapagate. In ogni caso, i tagli non devono pesare sulla qualità della didattica. Questo deve essere un punto fermo". 
 

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