Silvia Chimienti: meno alunni per classe e recupero prestigio sociale della professione. Questo quello che gli insegnanti si aspettano

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Silvia Chimienti, Onorevole M5S alla Camera dei Deputati nella XVII Legislatura e docente di Italiano, Latino e Greco commenta questi primi giorni del nuovo Governo e le prime indicazioni per la scuola. “Recuperare le persone, non le ore” dice la Chimienti: la soluzione non è costringere gli alunni a scuola in estate. Serve maggiore attenzione per gli studenti, ma anche per gli insegnanti, che in questo periodo di emergenza si sono spesi per una didattica a distanza per la maggior parte non solo efficace ma anche innovativa.

Silvia Chimienti – La dispersione scolastica prima del Covid era un’urgenza, ora è un’emergenza.  Gli studi ci dicono che i giovani e giovanissimi hanno patito la solitudine e la reclusione forzata di questi mesi in maniera profonda, riportando danni psicologici gravi: sono aumentati gli atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio. Questi dati sono inquietanti ma non sarà tenendoli a scuola in estate (cosa impossibile perché le aule sono veri e propri forni) che risolveremo il problema.

Dobbiamo recuperare le persone, non le ore, perché di ore non se ne sono perse affatto e la DAD nella maggior parte dei casi è stata non solo efficace ma anche prorompente e innovativa.

Ha consentito un incredibile salto in avanti nello svecchiamento della didattica e nell’aggiornamento su una delle competenze chiave EU, la competenza digitale, sempre trascurata.

Dispiace molto non aver sentito dal nuovo Presidente una sola parola di ringraziamento per l’immenso lavoro svolto dal corpo docente in questi mesi difficili per tutti, non solo per i ragazzi.

Mesi in cui la socialità è mancata a tutti e la paura di contagiarsi sul posto di lavoro non ha reso facili le cose. La scarsa trasparenza sui dati dei contagi, le carenze organizzative, la mancanza di test rapidi e la difficoltà di accesso ai tamponi, lo stesso trito e ritrito dibattito pubblico “scuole aperte scuole chiuse” hanno acuito i disagi. Anche psicologici.

Di questo nessuno, per ora, ha tenuto conto.

L’unico messaggio che passa è che si debbano recuperare ore perché non si è fatto abbastanza. Come se qualcuno si fosse preso dalle ferie che non gli spettavano. E sono sempre gli stessi i fannulloni, gli insegnanti. Quelli con mesi di ferie, quelli che “fai quel mestiere per le vacanze lunghe”.

Ecco ciò che rimprovero di più al precedente governo e, temo, anche a questo. Non aver saputo valorizzare i docenti nel momento più complesso e delicato, quando davvero serviva richiedere loro un investimento maggiore in termini di tempo, energie, coraggio. In un momento in cui erano (e sono) al fronte non meno dei medici e del personale sanitario. Parole di Conte a inizio mandato.

Con i soliti 25 alunni per classe, per 6 ore al giorno di fila, nella stessa piccola aula. Con quarantene continue delle classi. Con protocolli ossessivi da rispettare e da far rispettare.

Diminuire il numero di alunni per classe è l’unica via per abbattere questa terribile dispersione scolastica e recuperare le persone che abbiamo perso.
Non servirà a nulla ripensare il calendario.
Speriamo che qualcuno apra una seria riflessione su questo.

E speriamo che qualcuno, prima o poi, si accorga che con la retorica non si fa politica ma si alimenta solo il consenso vuoto di coloro che la scuola non la vivono o che ne hanno bisogno come parcheggio per i figli.

Il problema è molto più complesso di come è stato raccontato in questi mesi.

La salute è un diritto come l’istruzione e contrapporli non è stata una buona idea. La comunità scolastica e la società civile andavano unite, non divise.

Attendiamo nuove brutte notizie e prendiamo atto del fatto che per ora nessuno si è speso davvero per ridare alla nostra professione il prestigio sociale che dovrebbe avere e che il M5S si era ripromesso di restituire.

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