Signor Ministro, non valuti il lavoro dei precari con delle crocette. Lettera


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Inviato da Raffaella Caruso – Buongiorno Signor Ministro, siamo un gruppo di docenti precari, da anni ormai, che, come gli altri nostri colleghi, cercano di dare il massimo affinché quest’anno scolastico si possa concludere nel migliore dei modi anche in un momento così terribile per il nostro paese.

Una situazione come quella che stiamo vivendo non si è mai verificata, né avremmo mai potuto anche lontanamente immaginare si verificasse, l’economia, già traballante per il nostro paese, sta precipitando, la sanità è allo stremo, e, soprattutto, la gente muore.
I notiziari sono bollettini di guerra che contano i morti, al momento sempre in aumento, le strutture sanitarie sono al tracollo, le unità di terapia intensiva non riescono più a far fronte ai continui ricoveri.

E sa che cosa ci ha profondamente stupito? Che in uno scenario, oseremmo dire “apocalittico”, il ministero dell’istruzione parli di “concorsi”. Come se uno dei problemi principali del momento fosse valutare persone che già da anni svolgono il loro lavoro……

Noi, nel nostro piccolo, ci siamo attrezzati in ogni modo per stare vicino ai nostri alunni, abbiamo attuato la didattica a distanza, facendo continui aggiornamenti veloci ma intensivi, dovendo imparare nuove metodologie finora poco utilizzate, attraverso tutti gli strumenti consentiti dalle moderne tecnologie; porteremo a termine l’iter didattico e valuteremo i nostri ragazzi in base al livello di apprendimento raggiunto.

Abbiamo programmato anche colloqui con le famiglie, per tenerle costantemente aggiornate, in modo che non si sentano “escluse” dalla vita scolastica.
Non ci dilunghiamo oltre nell’elencare adempimenti che conosce meglio di noi, volevamo, ancora una volta, sottolineare quanto questa nuova esperienza di vita scolastica sia impegnativa e, pertanto, possa far parte del bagaglio acquisito da noi insegnanti.
Chiediamo che la nostra capacità di insegnare non sia valutata in base a crocette accanto ad una risposta, che non si possa dire che siamo insegnanti non idonei solo perché, in quel momento, magari non ricordiamo quanti erano i “cappelli per pensare” di De Bono! Deve essere tenuto in
considerazione il nostro “vissuto”, è l’esperienza “sul campo” la vera formatrice! E se non bastasse, fateci pure seguire, anche per via telematica, corsi abilitanti, ai quali possano accedere, senza assurdi test di selezione, tutti coloro che hanno alle spalle almeno tre anni di servizio nella scuola.
Noi viviamo in uno stato di ansia perenne, la serenità è determinante per un lavoro proficuo e costruttivo e non lo stress di essere continuamente “sotto esame”.

Concludiamo questo appello con una preghiera: “Per una volta, Signor Ministro, ci ascolti!”.
Grazie

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