Sicurezza sul lavoro, valutazione dei rischi scuole con criteri adottati per la valutazione stessa: scarica modello di lista di controllo

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L’individuazione dei criteri adottati per la Valutazione dei rischi (art. 28 DLgs 81/2008) attraverso una descrizione dei passi da compiere per identificare i mezzi più opportuni per eliminare i rischi, ovvero per controllarli, rappresenta un elemento fondamentale e imprescindibile del DVR. La valutazione dei rischi deve essere effettuata in collaborazione con il Responsabile del S.P.P., e previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e del medico competente

L’obiettivo della valutazione dei rischi

L’obiettivo della valutazione dei rischi, come è possibile verificare scorrendo l’ottimo DVR dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pagano” di Nicotera (VV), diretto dal dirigente scolastico Prof. Giuseppe Sangeniti, consiste nel fornire al datore di lavoro gli elementi utili a prendere i provvedimenti che sono effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori.

L’intervento operativo di valutazione dei rischi deve portare a:

  • suddividere le attività in relazione alle mansioni specifiche svolte nei vari ambienti di lavoro
  • identificare i fattori di rischio (potenziali fonti di pericolo)
  • identificare i lavoratori esposti per mansioni
  • quantificare i rischi (stima dell’entità dell’esposizione e della gravità degli effetti)
  • definire le priorità degli interventi necessari
  • individuare, programmare e mettere in atto le misure di prevenzione necessarie.

Identificazione dei fattori di rischio (potenziali fonti di pericolo)

Tale fase, come si legge nel DVR dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pagano” di Nicotera (VV), deve essere eseguita attraverso l’analisi di tutte le mansioni svolte dai dipendenti dell’istituto: mansioni definite, per altro, dal quadro normativo attuale e revisionate nelle contrattazioni integrative dei singoli istituti. La valutazione ha comunque verificato i rischi che risultino ragionevolmente prevedibili. È necessario fare una prima valutazione complessiva per separare i rischi in due categorie: quelli ben noti, per i quali si identificano prontamente le misure di controllo, e i rischi per i quali è necessario un esame più attento e dettagliato. L’identificazione dei fattori di rischio è guidata dalle conoscenze disponibili su norme di legge e standard tecnici, dai dati desunti dall’esperienza e dalle informazioni raccolte, dai contributi apportati da quanti, a diverso titolo, concorrono all’effettuazione della stessa valutazione: responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, medico competente, altre figure che possono essere utilmente consultate nel merito (docenti, non docenti, responsabili di laboratorio, ecc.). Questo procedimento consente di identificare i pericoli non soltanto in base ai principi generalmente noti, ma anche all’esistenza di fattori di rischio peculiari delle condizioni in cui ha luogo l’attività lavorativa. Si opera per controllare l’influenza che su tale identificazione può esercitare la percezione soggettiva del rischio, che talvolta può portare a sottostimare o sovrastimare un pericolo sulla base dell’abitudine al rischio o dell’eccessiva fiducia concessa alle impressioni sensoriali.

Identificazione dei lavoratori esposti

In relazione alle situazioni pericolose messe in luce dalla prima fase della valutazione, si è evidenziato il numero dei lavoratori che è possibilmente esposto ai fattori di rischio, individualmente o come gruppo omogeneo. È necessario evitare che i lavoratori esposti siano identificati nominalmente, ma come gruppi omogenei per la programmazione dei successivi interventi di informazione/formazione: da questa considerazione discende la classificazione dei lavoratori come area docenze e area di servizio (ATA). Tale fase non è separata da una modalità partecipativa dei lavoratori nella raccolta delle informazioni necessarie. La valutazione deve essere svolta attraverso una serie di check list, di facile compilazione sia a carico del RSPP sia come verifica sul campo in termini di consultazione da parte dei lavoratori.

Quantificazione dei rischi (stima dell’entità dell’esposizione e della gravità degli effetti)

La quantificazione del rischio deriva dalla possibilità di definire il rischio come prodotto della Probabilità (P) di accadimento per la gravità del Danno (D) atteso:

R = P x D

La definizione della scala di Probabilità

La definizione della scala di Probabilità, si legge nel DVR dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pagano” di Nicotera (VV), diretto dal Prof. Giuseppe Sangeniti, fa riferimento principalmente all’esistenza di una correlazione più o meno diretta tra la carenza riscontrata e la probabilità che si verifichi l’evento indesiderato, tenuto conto della frequenza e della durata delle operazioni e o lavorazioni che comportano rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori:

3 molto probabile

Esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata e il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori. Si sono già verificati danni per la stessa mancanza rilevata nella stessa Azienda o in aziende simili. Il verificarsi del danno conseguente la mancanza rilevata non susciterebbe alcuno stupore.

2 probabile

La mancanza rilevata può provocare un danno, anche se non in modo automatico e diretto.

È noto qualche episodio in cui alla mancanza ha fatto seguito il danno. Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe sorpresa.

1 poco probabile

La mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi. Sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi o addirittura nessun episodio. Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe grande sorpresa e incredulità.

Il livello di sorpresa

Tale giudizio può essere misurato in modo indiretto attraverso il livello di sorpresa che l’evento provocherebbe, secondo una interessante prassi interpretativa in uso nei paesi anglosassoni.

La definizione della scala di gravità del Danno

La definizione della scala di gravità del Danno fa riferimento principalmente alla reversibilità o meno del danno:

3 grave

Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità totale o addirittura letale.

Esposizione cronica con effetti totalmente o parzialmente irreversibili e invalidanti.

2 medio

Infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità reversibile. Esposizione cronica con effetti reversibili.

1 lieve

Infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità rapidamente reversibile. Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.

L’incidente con rischio di conseguenze mortali

L’incidente con rischio di conseguenze mortali, anche se improbabile, si legge nel DVR dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pagano” di Nicotera (VV), va considerato come priorità nella programmazione delle misure di prevenzione. Deve essere preso in considerazione il danno più grave che può essere associato al rischio in esame: a tal fine non può essere utilizzato il solo dato statistico aziendale che mostra un basso numero di incidenti di quel tipo: di per sé tale dato non autorizza ad adottare misure di sicurezza meno restrittive. Definiti la Probabilità (P) e la gravità del Danno (D), il rischio (R) viene calcolato con la formula R = P x D e si può raffigurare in una rappresentazione a matrice, avente in ascisse la gravità del Danno ed in ordinate la Probabilità del suo verificarsi. In tale matrice i rischi maggiori occupano le caselle in alto a destra, quelli minori le posizioni in basso a destra, con tutta la serie disposizioni intermedie. Una tale rappresentazione è un importante punto di partenza per la definizione delle priorità e la programmazione temporale degli interventi di prevenzione e protezione da adottare. La valutazione numerica e cromatica del livello di rischio permette di identificare la priorità degli interventi da effettuare.

Azioni correttive immediate

  • Azioni correttive da programmare con urgenza entro 6 mesi
  • Azioni correttive/migliorative da programmare nel breve-medio termine 1 anno scolastico.

Definizione delle priorità degli interventi necessari

In base al risultato di classificazione dei rischi e della loro quantificazione con il metodo sopra riportato il Datore di Lavoro deve stabilire un ordine di priorità con il quale attuare le misure di prevenzione/protezione individuate per ciascun rischio. Si nota come tale scala di priorità sia fondamentale in situazioni complesse per poter organizzare la programmazione delle misure necessarie. Il metodo utilizzato, come è sottolineato nel DVR dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pagano” di Nicotera (VV), è un valido aiuto per cercare di rendere il più oggettivo possibile il giudizio sui vari rischi presenti, in quanto scompone la decisione di priorità in una serie di scelte successive più semplici. All’inevitabile soggettività che sempre rimarrà nella scelta della scala di probabilità e di gravità del danno, si potrà ovviare con il confronto continuo con più operatori, e con coloro che di fatto eseguono le varie operazioni o utilizzano le varie attrezzature. L’ordine di priorità delle misure da attuare dovrebbe prescindere dal discorso economico, ma naturalmente i vincoli economici possono suggerire modifiche all’ordine che deriva dalla pura applicazione del metodo seguito.

LISTA DI CONTROLLO

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