Sicurezza edifici, dossier Udir su valutazione rischio sismico, certificazioni edifici e doveri del dirigente scolastico: perché bisogna cambiare la legge

di redazione
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Udir – Le denunce Udir sulla mancata sicurezza sulle scuole italiane hanno trovato piene conferme nel 18° rapporto di Legambiente Ecoscuola: il rapporto ha evidenziato le mancate promesse dell’anagrafe scolastica, ricevendo le attenzioni della stampa nazionale.

 Il dato di partenza è che gli investimenti fatti dagli ultimi due Governi non hanno sanato affatto la situazione della mancata sicurezza delle nostre scuole. Per sintetizzare lo stato di pericolo e la lentezza degli interventi, Legambiente ha affermato che serviranno “ancora cinque generazioni di studenti” per avere “tutte le scuole d’Italia antisismiche e sicure”: necessiteranno, infatti, 113 anni per completare i lavori di messa in sicurezza dei 15.055 edifici scolastici che si trovano in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti.

 

Il problema, ha aggiunto l’associazione ambientalista, è la “vecchiaia” delle strutture scolastiche: oltre il 60% del totale è stato costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore della normativa antisismica, varata sull’onda emotiva del disastroso terremoto del Friuli. Quasi la metà (il 43,8%) di queste scuole ha bisogno di interventi di manutenzione urgenti, mentre solo il 12,3% degli edifici in area sismica risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica. Stando al Rapporto di Legambiente, soltanto il 3,5% degli interventi nelle aree a rischio riguarda l’adeguamento sismico, con una media di 532 cantieri all’anno.

 

Uno strumento indispensabile per accelerare i tempi è quindi lo sviluppo di un’anagrafe scolastica affidabile. Oggi, denuncia Legambiente e sintetizza Avvenire, è invece ancora incompleta: mancano all’appello 6.315 edifici, il 15% del totale e imprecisa, perché ci sono pure 14.711 istituti registrati due volte. Eppure, il 43,8% delle scuole (dato in crescita rispetto all’anno scorso), avrebbe bisogno di interventi di manutenzione urgenti. Nel rapporto, inoltre, si legge che “i tanti soldi messi a disposizione per il miglioramento dell’edilizia scolastica, ben 9,5 miliardi dal 2014, non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà”.

 

Preso atto della situazione da allarme rosso, con troppi edifici potenzialmente pericolosi, Udir ha prodotto un dossier esplicativo sulla vulnerabilità sismica delle strutture dove ogni giorno studiano otto milioni di alunni e operano oltre un milione di lavoratori, tra docenti, dirigenti scolastici e dipendenti: lo studio Udir riguarda i 42.407 edifici scolastici censiti e il loro obbligo delle dichiarazioni sulla classificazione del rischio sismico: dalle sue analisi, purtroppo, non pare affatto che i nostri istituti godano di buona salute in base ai parametri del rischio sulla vulnerabilità degli stessi manufatti.

 

Dallo studio è scaturita la proposta emendativa del giovane sindacato, a tutela dei dirigenti scolastici, al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 8, attraverso il disegno di legge n. 3830. La proposta – presentata nel corso dell’Audizione Udir del 21 settembre a Montecitorio alla presenza delle commissioni riunite Cultura e Lavoro, esperti sulla sicurezza scolastica – prevede che il capo d’istituto venga “esonerato dalle valutazioni di cui all’art. 28 del presente Decreto, attinenti ai rischi di natura strutturale ed impiantistica relativamente alle Istituzioni Scolastiche ed Educative di propria pertinenza; fermo restando gli obblighi di cui all’art. 18, comma 3-ter del presente decreto, limitatamente alle comunicazioni per la vigilanza e sorveglianza durante la gestione delle attività didattiche, esonerando in toto lo stesso Dirigente Scolastico da ogni responsabilità sia di natura civile che penale”.

 

La verità è che, in base alla normativa vigente, i dirigenti scolastici sono individuati datori di lavoro nonché titolari delle attività scolastiche: su di loro vige l’incombenza nella valutazione dei rischi di classificare quello sismico, che può essere ricondotto a tre fattori principali: pericolosità sismica, risposta sismica locale, indice di vulnerabilità sismica. Ma tutto questo come può essere realizzato? Con quali competenze? Come può un preside venire a conoscenza del gradiente di rischio del singolo plesso scolastico da lui diretto?

 

Pertanto, i dirigenti scolastici dovendo attuare le migliori strategie atte a diluire i rischi possono da subito implementare due azioni per l’avvio delle procedure: collaborare sinergicamente con gli enti locali; compilare i dati di propria pertinenza dei modelli di asseverazione del rischio sismico (una per ogni plesso) ed inviare con pec all’ufficio tecnico preposto competente territorialmente per la gestione dell’asseverazione al fine di conoscere la classe di rischio dalla A+ alla G. Ma sino a quando la norma non verrà cambiata, saranno sempre esposti a valutazioni su strutture ed impianti che non potranno eseguire, rispondendone in prima persona sia in ambito civile che penale.

 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Udir, ricorda che “durante gli incontri degli ultimi mesi con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza I presidi sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone: ci sono dei capi d’istituto costretti a difendersi dalle accuse riconducibili alle analisi tecniche sui documenti di prevenzione, sicurezza e salute, con richieste di condanne penali da tre anni e mezzo in su. Se non vogliamo che si arrivi a chiudere la metà delle nostre scuole, quelle insicure indicate da Legambiente, non c’è altra soluzione: modificare la legge. Non è possibile finire in carcere per colpa dello Stato, tra l’altro per uno stipendio dimezzato rispetto ai colleghi di tutti gli altri comparti”, conclude Pacifico.

 

Di tutto questo Udir parlerà il prossimo 25 ottobre, dopodomani, al Convegno nazionale sulla responsabilità dei DS in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro che si terrà a palazzo Montecitorio, organizzato dalle sigle sindacali ANDIS e DISAL; prenderà parte al convegno anche una delegazione Udir con l’ingegnere Natale Saccone e il presidente nazionale Marcello Pacifico. Inoltre, il tema verrà ripreso anche nei prossimi seminari sulle Tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni: a Salerno il 10 novembre (invia la scheda di adesione  scarica il modulo rimborso) e ad Agrigento il 17 novembre. Inoltre, sul sito è possibile aggiornarsi sulle nuove tappe del seminario. I dirigenti interessati a partecipare possono richiedere informazioni all’indirizzo e-mail  [email protected]

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