Sicurezza degli edifici. I dirigenti scolastici pronti a denunciare irregolarità agli organi di vigilanza: “gli enti locali non ci aiutano”

di redazione
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I dirigenti scolastici italiani continuano la loro battaglia sul fronte responsabilità per la sicurezza delle scuole.

Di qualche giorno fa un comunicato che spiega molto bene le difficoltà in cui si trovano.

La maggior parte delle scuole, scrivono, non sono ancora dotate delle certificazioni previste che gli enti proprietari degli immobili (Province e Comuni) sono obbligati invece ad avere. I Capi d’Istituto hanno l’obbligo di richiedere tali certificazioni alle amministrazioni competenti e segnala puntualmente all’ente proprietario eventuali criticità e documenti mancanti.L’ente proprietario il più delle volte non consegna nulla nè autocertifica. A questo punto il Dirigente Scolastico avrebbe ogni potere di interdirne l’uso, rischiando di limitare così il diritto costituzionale all’istruzione dei propri alunni.

I dirigenti si aspettavano maggiore collaborazione dagli enti per fronteggiare un problema così grave, invece, denunciano i dirigenti,l’UPI (Unione Province Italiane) e l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ascoltati in audizione dalla VII commissione della Camera per discutere la necessaria revisione del D.Lgs. 81, invece di richiedere i necessari finanziamenti statali per la messa a norma di tutte le scuole d’Italia, hanno dichiarato la loro indisponibilità a farsi carico della sicurezza delle strutture di cui sono proprietari.

I dirigenti, però, sono ancor più determinati a garantire al personale e all’utenza idonee condizioni di sicurezza; se non dovessero esserci, sono pronti a inoltrare richiesta di intervento agli organi di vigilanza competenti. Se i Prefetti o i Vigili del Fuoco dovessero decidere per la non riapertura di molti plessi scolastici non ancora a norma, i Dirigenti Scolastici, concludono, “sapranno di aver agito nella consapevolezza che alunni, docenti e personale scolastico hanno in primis il diritto a veder garantita la propria incolumità”.

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