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Sicurezza a scuola, sensibilizzare bambini e ragazzi: strategie utili per ogni ordine e grado

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Parliamo, sempre più soventemente, nelle nostre classi, di sicurezza. In queste prime settimane di scuola tutte le istituzioni, come è giusto che sia, sono state inondate da documenti di varia natura a garanzia del rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza e di prevenzione. Ci soffermiamo, come è giusto che sia sugli impegni obbligatori dei docenti e dedichiamo, davvero poco tempo, alle lezioni di “informazione” e alle prove “singole”, come esercitazione, di evacuazione in caso di terremoti o incendi (oltre che di eventuali altri rischi cui dedicheremo appositi spazi. Le esercitazioni di evacuazione sono, infatti, uno dei modi più comuni per preparare una comunità scolastica a rispondere in sicurezza a un disastro naturale. Alcuni studi sulle esercitazioni simulate hanno concluso che sono uno strumento utile per ridurre i tempi di evacuazione, che è al centro della maggior parte delle esercitazioni di preparazione ed evacuazione. Tuttavia, nonostante l’efficacia dimostrata dalle esercitazioni simulate per ridurre i tempi (anche di tanto) di evacuazione, non ci sono molte prove del loro impatto sui piani di emergenza e sui processi di evacuazione qualora fossero stati coinvolti, preventivamente bambini e ragazzi nella loro pianificazione, almeno.

I bambini e i ragazzi devono, non solo formarsi, ma anche partecipare alla pianificazione dell’esercitazione

Un aspetto che è stato discusso come un potenziale impatto sull’efficacia delle esercitazioni e di altri sforzi di preparazione è stato il grado in cui i bambini o i ragazzi sono in grado di partecipare attivamente alla loro pianificazione, attuazione e valutazione come afferma Sebastián Castro. Diciamo che, talvolta, subiscono solamente questo processo. Vedremo, nel proseguo della trattazione dell’argomento, quanto talvolta sia assolutamente irrilevante il loro “essere protagonisti”, rilegando il ruolo a semplici comparse. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (UNCRC) afferma il diritto dei bambini a che le loro opinioni vengano prese in considerazione nelle questioni che li riguardano. Allo stesso modo, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi sottolinea l’importanza della partecipazione della comunità e questo ha portato allo sviluppo di una riduzione del rischio di catastrofi incentrata sull’infanzia per promuovere l’agenzia dei bambini nella costruzione di individui e comunità resilienza. Il Quadro di riferimento di Sendai (2015-2030) stabilisce il passaggio un immediato e quanto mai auspicabile passaggio alla “gestione del rischio di catastrofi” e individua la prevenzione come fattore deterrente ogni tipologia di danni a persone e animali in caso di catastrofe (incendio, terremoto, maremoto, inondazioni). Il 15 marzo 2015 con il Quadro di riferimento di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030, la comunità internazionale reagisce al bisogno di comporre una strategia comune, condivisa a livello globale e diretta a fronteggiare le numerose catastrofi.

Migliore comprensione dei punti di vista e delle esperienze dei bambini e dei ragazzi nelle scuole

Questi strumenti basano le loro raccomandazioni sul fatto che solo attraverso una migliore comprensione dei punti di vista e delle esperienze dei bambini nel DVR possiamo progettare, implementare e valutare efficacemente le pratiche e le politiche volte a proteggerli. Però, la ricerca attuale mostra che le voci dei bambini sono ancora raramente incorporate nella pianificazione e nella ricerca di catastrofi. Poiché la maggior parte delle nostre conoscenze sulle loro esperienze prima, durante e dopo il disastro proviene da una prospettiva adulta, la pianificazione della riduzione del rischio di catastrofi (DVR) potrebbe non riuscire a identificare i reali bisogni dei bambini a scapito della loro sicurezza e benessere.

Attenzione ai bisogni dei bambini senza averli ascoltato affatto

Ad esempio, un rapporto di Save the Children ha rilevato che i bisogni dei bambini non vengono adeguatamente affrontati nei piani di emergenza. Si è riscontrato – afferma Juan González – che la maggior parte dei piani si riferisce principalmente ai bambini come parte della più ampia categoria di gruppi vulnerabili, senza affrontare i loro bisogni particolari. Per risolvere questo problema, il rapporto raccomandava di promuovere il loro impegno attivo prima della redazione del DVR.

L’approccio partecipativo

Per raggiungere questo traguardo, davvero utile e indispensabile, è necessario e indifferibile un approccio partecipativo alla ricerca con i bambini. Ciò, infatti, a partire da ogni singola scuola, offrirebbe l’opportunità di includere le prospettive dei bambini e dei ragazzi (a seconda della loro età) come esperti nelle loro stesse vite. In questo tipo di metodologia, i bambini lavorano con gli adulti come co-ricercatori e condividono il potere di prendere decisioni attraverso le diverse fasi del processo di ricerca. Tuttavia, ci sono ancora scarse prove sui bambini e sui ragazzi. Questo dovrebbe essere un impegno preciso non solo dei docenti (lezioni specifiche, metodologie partecipative capovolte, laboratori esperienziali) ma anche e principalmente dei dirigenti scolastici.

La pianificazione delle esercitazioni di evacuazione di emergenza

Le evacuazioni di emergenza e le esercitazioni di evacuazione di emergenza sono pianificate ed eseguite sulla base di criteri non necessariamente informati da evidenze scientifiche, dove l’evidenza scientifica tiene conto anche delle specifiche caratteristiche di ciascuna scuola, dell’utenza e del grado di informazione dei soggetti cui sono destinate le evacuazioni. I dirigenti scolastici sono i principali responsabili della pianificazione, preparazione ed esecuzione delle evacuazioni di emergenza e la loro esperienza, se condivisa (perché non creare una piattaforma nazionale sulla quale condividere le esperienze di tutte le scuole?) fornisce dati preziosi e feedback ai ricercatori. Gli studi sulle esercitazioni di evacuazione svolte nelle scuole, in alcuni casi e grazie all’impegno di numerosi ricercatori, e non solo in Italia, naturalmente, hanno contribuito alla letteratura scientifica e alle pratiche innescate per realizzare modelli il più possibile condivisi di evacuazione da applicare alla sicurezza scolastica e per garantire una adeguata riduzione dei rischi nelle scuole. Infine, hanno contribuito alla convalida dell’efficacia dei piani di emergenza e delle esercitazioni di evacuazione.

Le esercitazioni sulle evacuazioni: strumento utile che contribuisce al successo delle evacuazioni in scenari di calamità reali

Alcuni studi che hanno preso in esame le simulazioni scolastiche hanno concluso che sono, in effetti, uno strumento utile che contribuisce al successo delle evacuazioni in scenari di calamità reali, che non causano ansia ai bambini, né influenzano negativamente le percezioni di questi ultimi della sicurezza scolastica. Inoltre, gli studenti che seguono le istruzioni programmate in anticipo contribuiscono a ridurre i tempi di evacuazione. Tuttavia, le esercitazioni spesso non portano necessariamente a una valutazione e a un miglioramento delle procedure della scuola e mostrano risultati contrastanti quanto ai loro effetti. Solo a titolo di esempio, tra i bambini sono stati rilevati livelli di conoscenza variabili o insufficienti rispetto all’evacuazione verticale, alle azioni protettive o alle cause di lesioni, e inoltre all’incertezza su come agire in scenari che non sono abitualmente praticati. Ciò dimostra – afferma Katitza Marinkovic – è indispensabile una responsabilità più attiva da parte delle famiglie per facilitare la decisione di evacuare in tempo. Bisogna in questo senso attivarsi per non lasciare escluso nessuno da questo processo di informazione e, principalmente, di formazione condivisa.

L’enorme potenziale della ricerca per aiutare le scuole a migliorare la sicurezza

La ricerca ha un enorme potenziale (dispone di uno stratosferico bacino di supposizioni scientifiche su cui costruire processi) per aiutare le scuole a migliorare la sicurezza, la conoscenza e le azioni protettive dei loro studenti (sia bambini che ragazzi) attraverso la pratica di esercitazioni di emergenza. Però, il numero di studi incentrati sulle esercitazioni è basso rispetto alla letteratura disponibile sul tema più ampio che è quello davvero scarsamente considerato della educazione alle catastrofi. Molti studi sull’educazione ai disastri – afferma Andrea Vásquez – sostengono che il reale effetto dell’educazione ai disastri sul cambiamento comportamentale non è ancora chiaro e che sono necessarie ulteriori ricerche per identificare elementi significativi da tenere in considerazione nel caso si dovesse verificare una catastrofe, qualunque essa sia Inoltre, per essere efficace, l’educazione in caso di catastrofi dovrebbe prendere in considerazione aspetti come il coinvolgimento e lo sviluppo di partenariati con famiglie e organizzazioni, e la valutazione dei programmi specifici da considerare nelle scuole, in tutte le scuole.

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