Sicurezza a scuola: istruzione dovrebbe avere rischio alto, con quante persone entra a contatto un insegnante?

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comunicato – Il CNDDU manifesta notevole preoccupazione in relazione alla recente pubblicazione del documento INAIL relativo al “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” nel quale vengono indicate le classi di rischio per alcuni dei principali settori lavorativi.

In relazione al settore istruzione, la classe di rischio viene stranamente indicata quale medio-bassa.

Non è assolutamente comprensibile tale risultato anche in considerazione dei parametri che l’INAIL dichiara di utilizzare, ossia:
• Aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda.
• Prossimità: le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità;
• Esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative;

Basta confrontare i valori indicati per parrucchieri, atleti professionisti, badanti, camerieri con quelli propri del settore dell’istruzione, per rimanere quantomeno perplessi rispetto all’elaborazione operata dall’INAIL con riferimento al settore istruzione.

A parer nostro, c’è da chiedersi se l’INAIL abbia realmente preso in considerazione il settore dell’istruzione, il ruolo del docente e il numero di alunni per classe.

È fatto notorio che, per il settore istruzione, il parametro “aggregazione” dovrebbe assumere un punteggio sicuramente superiore rispetto a tante altre attività lavorative qualificate con punteggio di rischio alto o medio alto, in quanto solo nel settore scolastico il contatto continuo con soggetti diversi dai lavoratori è connaturato al rapporto docente – classe.

Gli insegnanti ogni giorno lavorano con alunni e, spesso, dialogano con genitori. In media, un docente entra in contatto con 150-200 persone, tra alunni propri e non, personale di servizio, personale di segreteria, dirigenza e colleghi.

Non va poi dimenticato che l’entrata e l’uscita dalle scuole rappresentano dei momenti di aggregazione anche per i familiari degli alunni e quindi occasioni ad alto rischio di contagio. Se si pensa che, in Italia, spesso sono i nonni ad accompagnare e prendere i propri nipoti, la situazione assume connotati ancor più preoccupanti.

In secondo luogo, anche il parametro di “prossimità” dovrebbe assumere il punteggio molto più elevato rispetto a tante altre attività. Nel settore scolastico italiano, esiste la più alta densità di persona per metro quadrato. In base all’attuale dimensionamento delle classi, il distanziamento sociale, come previsto dalle norme vigenti, non solo risulta improbabile, ma praticamente impossibile. Se, secondo alcuni studi, il virus nei soggetti giovani sembra aver minor effetto e/o propagarsi meno, considerando le statistiche di mortalità, i soggetti maggiormente a rischio non potranno che essere i docenti over 40.

Quanto al parametro “esposizione”, basti pensare che la scuola è frequentata da figli di camerieri, di badanti (RISCHIO INAIL ALTO), di atleti professionisti (RISCHIO INAIL ALTO), di parrucchieri (RISCHIO INAIL ALTO), di forze dell’ordine (RISCHIO INAIL ALTO), di personale sanitario (RISCHIO INAIL ALTO), di farmacisti (RISCHIO INAIL ALTO), etc. È sufficiente che in uno dei citati settori si verifichi il contagio, per poi estendersi inesorabilmente attraverso il settore istruzione al resto della popolazione. In altri termini, il settore istruzione è il più delicato dei settori, in quanto espone al rischio di contagio diffuso senza alcuna possibilità di distinzione tra professioni e attività.

Un solo alunno affetto da Covid-19 può essere causa di una catena di contagio che influenzi tutti gli alunni della scuola che frequenta e, in conseguenza, delle corrispondenti famiglie. Se il contagiato è un docente, poi, l’estensione del virus è tale da poter interessare l’intero territorio nazionale. Basta anche un solo giorno di lezione: si pensi al docente precario che si reca fuori regione e che dopo aver contratto inconsapevolmente il virus, rientra – in treno o in autobus – alla propria residenza. Il docente, infatti, per la ridotta disponibilità economica è tra la tipologia di soggetti che maggiormente usa mezzi di trasporto collettivi.
Il CNDDU, considerata l’evidenza delle dinamiche scolastiche italiane, invita l’INAIL a rielaborare i dati o a correggere l’eventuale errore, modificando il rischio del settore istruzione da MEDIO-BASSO a ALTO, precisando in modo articolato la criticità del settore oppure spiegando dettagliatamente in che termini sia stato possibile assegnare un rischio medio-basso al settore in questione.

Il CNDDU invita, altresì, il Ministero dell’Istruzione a considerare i rischi derivanti dagli spostamenti dei docenti fuorisede e non e ad approntare quanto prima una corretta disciplina della sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sottovalutare i rischi del settore dell’istruzione significa mettere a repentaglio l’intero sistema sanitario nazionale, generare un danno erariale incalcolabile e, soprattutto, compromettere la salute degli studenti, dei lavoratori del settore istruzione e di tutte le famiglie senza alcuna distinzione.

prof. Alessio Parente
Segretario generale CNDDU
prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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