Sicilia, la riapertura scuole “lenta” non piace. Musumeci: “Prudenza”. M5S: “Scelta senso senso”. I sindacati: “Basta incertezza”

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Si alzato subito un polverone subito dopo l’annuncio, nella serata del 29 gennaio, di voler riaprire le scuole superiori in Sicilia l’8 febbraio: il presidente Musumeci spiega che si è trattata di una scelta prudente. Ma gli attacchi da politica e sindacati non si sono fatte attendere.

Lasciatemelo dire, sul fronte scolastico, così come ci eravamo impegnati di fare stiamo riaprendo lentamente. Già giorno 1 potranno tornare in classe le seconde e le terze medie inferiori. Sulla prima media non c’era stata assolutamente interruzione, dopo la ripresa festiva, così come non si è interrotta la didattica nelle scuole elementari. Se continua a calare il contagio, anche per le scuole superiori si potrà tornare in presenza il lunedì successivo, l’otto di febbraio. È un processo graduale, improntato a prudenza, deve essere così. Fra mille incomprensioni, tra tesi e opinioni diverse e divergenti, dobbiamo procedere con prudenza”. Lo ha detto il Governatore della Sicilia, Nello Musumeci, attraverso un video messaggio in diretta.

 

Anche l’assessore all’Istruzione e formazione professionale della Regione siciliana, Roberto Lagalla, interviene ribadendo che la scelta è dettata dalla prudenza.”Il differimento di una settimana del ritorno alla didattica in presenza per le scuole secondarie di secondo grado trova giustificazione nel principio di cautela comportamentale adottato dal Governo Musumeci, che intende per rassicurare le famiglie e l’opinione pubblica. Questa soluzione è indice di come ogni scelta sia stata adottata con ponderazione per garantire la più adeguata protezione degli operatori scolastici e degli studenti con l’obiettivo di evitare, nella settimana dall’1 al 6 febbraio, la sovrapposizione tra la riammissione completa della secondaria di primo grado e quella parziale della secondaria di secondo grado e di assicurare che studenti di età superiore ai 14 anni e operatori scolastici continuino a sottoporsi ai test nei siti di screening sanitario“.

Inoltre, “il differimento del ritorno a scuola per le superiori intende consentire agli istituti scolastici e ai servizi territoriali (inclusa l’applicazione dei Piani provinciali per il rafforzamento dei trasporti) di ottimizzare l’organizzazione, in vista della ripresa delle attività didattiche in presenza.

Il Governatore è tornato proprio sulla scelta, da parte della Regione, di posticipare la riapertura scuole superiori all’8 febbraio, nonostante da lunedì la regione sarà inserita in zona arancione, che prevede appunto didattica in presenza al 50%. Le scuole secondarie di primo grado, invece, saranno regolarmente in classe.

Ritorno a scuola in Sicilia: dal 1° febbraio per le medie. Le superiori riaprono l’8 febbraio

Non si sono fatte attendere le polemiche dalla politica: i deputati M5s componenti della commissione Cultura dell’Ars, Giovanni Di Caro, Stefania Campo, Ketty Damante e Roberta Schillaci hanno infatti affermato, tramite una nota: “Didattica in presenza, seppure al 50%, per gli studenti delle scuole superiori solo tra una settimana? Scelta senza senso. La verità è che il governo Musumeci, ancora una volta, si è fatto trovare impreparato su qualcosa che era previsto da tempo. A farne le spese saranno ora gli studenti e le loro famiglie“.

“La gestione della scuola da parte della giunta regionale continua nel segno dell’incertezza. I vertici di Palazzo d’Orléans hanno sempre sostenuto che il ritorno in classe degli studenti della secondaria di secondo grado sarebbe avvenuto contestualmente al passaggio della Sicilia da zona rossa a zona arancione. Oggi, a due giorni dal ritorno in aula, il silenzio dell’assessorato verso l’Ufficio scolastico regionale e i responsabili dei singoli istituti è eloquente. Mi domando come sia possibile che chi lavora nella scuola, chi ci studia, chi ha un familiare impegnato nell’istituzione, non possa avere alcuna indicazione sul da farsi e debba solo affidarsi – a poche ore dall’apertura o meno dei cancelli – a ciò che riporta il circuito dell’informazione”, ha invece detto Vittoria Casa, Presidente Commissione Cultura Scienza e Istruzione alla Camera.

Amareggiati anche i sindacati isolani: “E’ inaccettabile l’incertezza alla quale sono costrette le scuole secondarie in Sicilia. Nell’ultima task force del 26 gennaio scorso l’assessore regionale, Roberto Lagalla, aveva comunicato che se la Sicilia fosse passata da rossa ad arancione le classi seconda e terza della secondaria di primo grado sarebbero tornate in presenza al 100 per cento, mentre le secondarie di secondo grado al 50 per cento. Ad oggi, a poche ore dalla possibile riapertura, non sono state prese ancora decisioni ufficiali, né si hanno notizie precise“, tuona il segretario regionale della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, per il quale “neanche l’Ufficio scolastico regionale ha ricevuto comunicazioni dal governo regionale, che di fatto non ha ancora emanato nessuna ordinanza“.

Sul tema interviene anche Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil. “Le istituzioni alle quali spetta questo compito non possono continuare a decidere in solitudine e all’ultimo secondo – dice -. E’ indispensabile coinvolgere tutti i soggetti che fanno parte del mondo della scuola, non solo per essere informati per tempo ma affinché ognuno possa dare il proprio contributo”.

Anche i dirigenti scolastici protestano: “la riapertura degli istituti non si improvvisa. Dirigenti, personale, studenti, famiglie hanno bisogno di sapere per tempo cosa devono fare per garantire il regolare svolgimento delle attività in sicurezza. Così come dovremmo essere coinvolti sul tema del monitoraggio e della prevenzione fatta sul territorio dalle autorità sanitarie o dei trasporti la cui competenza ricade sulle aree metropolitane e sui comuni“, dice Franco Pignataro, coordinatore regionale dei dirigenti scolastici della Flc Cgil Sicilia.

 La scuola è una comunità – concludono Rizza, Mannino e Pignataro – che ha bisogno di programmazione e organizzazione, anche in questo momento di emergenza“.

Critici anche i collaboratori dei dirigenti scolastici: “Ci risiamo! Scuole aperte o chiuse? Lezioni in presenza o a distanza? Niente! Il nulla! Le scuole del secondo ciclo aspettano per l’ennesima volta, dall’inizio di questa pandemia, un’ennesima ordinanza che arrivi a tempo debito, per permettere di programmare le sue attività e garantire l’apertura delle scuole in sicurezza“, scrive Ancodis.

Ad onor del vero le scuola sono pronte: sono pronte già da febbraio dell’anno scorso quando tanti si sbracciarono le maniche per non abbandonare i propri alunni e si destreggiarono con la DAD; sono pronte dall’estate scorsa quando cominciarono con metro alla mano a misurare le distanze di banchi e sedie; disegnare percorsi guidati; abbattere mura per ingrandire le aule e garantire così la riapertura settembrina e sono pronte ancora oggi con le modalità più disparate di orari e di organizzazione didattica per garantire la presenza eventuale degli alunni al 50%, al 75% o al 100%. E invece ancora una volta gli studenti delle scuole secondarie aspettano; i loro docenti aspettano; i Dirigenti Scolastici aspettano che arrivi un accenno di ordinanza che dia il via libera“, conclude Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici.

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