Siamo insegnanti, lavoratori precari, mariti e padri, valiamo più di un quiz! Lettera

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inviata da prof.Giacomo Mazzei – Siamo insegnanti, siamo lavoratori precari (da due, tre, cinque a volte dieci o più anni), siamo mogli e mariti, padri e madri di quei bambini e ragazzi che oggi o domani diventeranno i nostri futuri alunni.

Il mondo della scuola non è fatto solo dal personale docente e non docente. Il mondo della scuola è la fetta più ampia e completa della nostra società. Chi ne fa parte è al contempo fonte e beneficiario di un servizio che non può essere considerato (come ormai è di prassi) un qualsiasi servizio sociale. Il diritto allo studio, all’istruzione è uno dei diritti fondamentali e inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU e dalla nostra “cara” Costituzione.

Ogni giorno passiamo almeno 5 ore con i vostri figli per consegnare loro quelle conoscenze che, si spera, gli serviranno per diventare lavoratori e professionisti capaci e validi; ma anche per provare, in coro alle famiglie, ad educarli ad essere cittadini onesti e consapevoli. Il nostro è un lavoro delicato: spesso ci dobbiamo scontrare con genitori o ragazzi poco collaborativi; spesso il nostro operato viene messo in discussione o criticato. Ma siamo certi che le famiglie italiane credano ancora in questa nostra attività e nel valore dell’insegnamento. Sappiamo quanto le famiglie desiderino che i loro figli possano crescere durante il percorso scolastico per farsi strada nel sempre più difficile mondo del lavoro, e noi dobbiamo saperli aiutare affrontando le nuove sfide della didattica (integrare gli alunni stranieri, aiutare gli alunni dislessici, supportare i ragazzi con problemi familiari importanti).

Oggi vogliamo spiegare ai nostri alunni una nuova lezione (che è una pagina di storia sociale della nostra nazione): la classe insegnante vive da anni una situazione lavorativa di totale precarietà. Ci laureiamo, iniziamo  a fare supplenze brevi che poi diventano annuali e andiamo avanti così (con contratti che vanno dai primi di ottobre a fine giugno) per anni, a volte decenni nella speranza dell’agognato ruolo. Circa duecento mila insegnanti italiani hanno vissuto in queste condizioni negli ultimi anni in attesa di concorsi che potessero stabilizzare le loro vite (e quelle delle loro famiglie).

Nel resto dell’Europa (siamo o non siamo europeisti? Sarebbe giusto deciderlo una buona volta!) i nostri colleghi non hanno bisogno di essere valutati mille volte: si laureano, iniziano a lavorare e dopo tre anni di supplenze annuali risultano abilitati (che cosa è in fondo l’abilitazione se non l’aver dimostrato sul campo di essere capaci di esercitare la propria professione?) e quindi pronti ad acquisire il ruolo. L’Europa ha più volte intimato e sanzionato l’Italia per questa violazione dei diritti dei suoi lavoratori, ma senza risultati. Gli insegnanti precari italiani sono inutilmente rimasti in attesa per anni di concorsi.  Abbiamo accettato tutto questo fino ad oggi, consapevoli del danno a noi stessi ma anche ai nostri  alunni. Certo! Perché ogni anno in Italia le lezioni non possono partire regolarmente spesso fino agli inizi di novembre nell’attesa delle nomine dei supplenti, ogni anno dobbiamo cambiare scuola dovendo ricominciare tutto da capo in un circolo vizioso che toglie valore e contenuti al lavoro di tutti! I ragazzi si affezionano a noi, imparano a conoscerci, a capire il nostro metodo di lavoro, le famiglie ci raccontano i loro problemi, e quando un lavoro appare avviato è l’ora di cambiare tutto e ricominciare da capo!

A ogni modo abbiamo accettato tutto questo a lungo. Non pensavamo che la situazione potesse peggiorare. Ma è apparso evidente in questi giorni che non c’è mai fine al peggio!

Il nostro Ministro dell’Istruzione ha deciso di bandire, dopo anni di attese, un concorso “salva precari” (ripetiamo che non ce ne sarebbe bisogno) durante questa estate. Mentre nel mondo si bloccano tutte le attività, manifestazioni, Olimpiadi, noi decidiamo di mandare i nostri insegnati ad affrontare un esame che deve valutarne le capacità (sulla base di test a crocette che, per loro natura, non sono idonei a livello didattico alla valutazione delle competenze ma, semmai, delle nozioni). Ma come pensare di poterci preparare ad un concorso a luglio del 2020?  Siamo chiusi in casa da mesi, come tutti, e ci stiamo barcamenando nel portare avanti il nostro lavoro con la didattica a distanza, contemporaneamente agli impegni familiari come madri e padri di altrettanti bambini e ragazzi i quali, come gli altri, sono rimasti a casa da mesi. Fino alla fine di giugno e, in alcuni casi, a metà luglio saremo impegnati con la scuola e gli esami di maturità. Come e quando dovremmo prepararci? Come dimenticare che molti di noi in questi mesi hanno subito il carico della malattia, a volte del lutto e delle difficoltà familiari causate da questa pandemia. Una pandemia che è tuttora in corso e non sappiamo quale piega potrà prendere nei prossimi mesi.

Sono convinta che i nostri alunni e le loro famiglie ci siano vicine e solidali. Quello che ci chiedono ogni anno è: “Prof, ma non potrà rimanere lei anche l’anno prossimo?”.

I telefoni dei sindacati, e non solo, sono intasati da giorni da richieste di insegnati (e lavoratori in generale) pronti a manifestare per contrastare le iniziative di questo governo. Noi sappiamo che una protesta di piazza in questo momento sarebbe illegale e pericolosa per la salute collettiva, vogliamo agire nel bene comune. Ma vogliamo anche far sentire le voci del mondo della scuola fatte di docenti, alunni e famiglie.

Martedì 5 maggio ognuno di noi (dai docenti, agli alunni, fino ai genitori) potrà esporre durante la propria lezione on line un foglio con su scritto “Valgo più di un quiz!” per far capire che vogliamo una scuola stabile e rispettosa dei propri insegnanti!

Non sappiamo come ripartirà il sistema scolastico a settembre, ma certo una garanzia sarebbe poter dare da subito insegnanti pronti a partire con i programmi (cosa impossibile se si faranno concorsi fino alla  metà di agosto) e possibilmente nell’ottica della continuità, lasciando ognuno di noi nelle proprie classi e con i propri alunni con cui ha avviato un difficile lavoro di didattica a distanza in questi mesi.

Martedì dedicheremo qualche minuto delle nostre lezioni per spiegare agli alunni i problemi della nostra scuola e come potrebbe essere migliorata, nell’ottica dell’educazione civica tanto menzionata da politici e intellettuali. Faremo il nostro lavoro da insegnanti come sempre, certi che i nostri alunni sapranno capire e condividere questa lezione “speciale” con noi con la voglia di migliorare una parte fondamentale della nostra società.

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