Si riaprano le graduatorie di terza fascia. Lettera

Lettera

Inviato da Jennifer Boi e Francesco Piacentini – Egr. Ministro Azzolina, come da Lei annunciato, l’apertura della graduatoria per la III Fascia non verrà concessa.

Rimarrà a casa anche buona parte del personale Ata e tutto ciò per l’impossibilità di gestire digitalmente il flusso di domande atteso.

Ma come? Lei, proprio lei, rappresentante di un Partito (o quel che rimane di un Movimento) che dei processi informatizzati e digitali; della Rete; dei blog; delle piattaforme, è stato avamposto, per un nuovo concetto di democrazia diretta?
Proprio Lei, da ex precaria della Scuola, a cuor leggero, spensieratamente, si rassegna alla metastasi italiana di una burocrazia pachidermica e stantia, simulando afflizione da coccodrillo chiedendo scusa “a tutti i precari”?
Ministro, o Lei non sa nulla del precariato oppure, essendo stata precaria, soffre del male “italiano per eccellenza”: l’assenza di memoria. Che è l’altra faccia del rifiuto della verità.

Se Lei è una ex precaria, lo ricorda il sottile sapore metallico nella gola del precario, che non se ne va neanche se schiarisci la voce? Quel sapore di labilità del presente, che governa notte e giorno, mente, corpo e respiri? Che condiziona gli affetti, l’aspettativa di vita di un rapporto, la possibilità di un amore, la possibilità della genitorialità, dell’emancipazione personale dai genitori, della soddisfazione professionale?
Che condiziona tutti i diritti riconosciuti dalla Costituzione e, di conseguenza, anche i doveri?

Se Lei, da ex precaria, dorme serenamente la notte, allora non è stata veramente precaria: perché se lo fosse stata, oggi non riuscirebbe a chiudere gli occhi o non li potrebbe chiudere, perché alla ricerca disperata di una soluzione per migliaia di uomini e donne che, da anni, sognano di mettere al servizio della Scuola italiana passioni e competenze vive.

Il non poter accedere, noi precari, ad un meccanismo di selezione di personale, docente ed amministrativo, per via di una (tutta da verificare) impossibilità di aggiornare il sistema di reclutamento, attesta due verità: da un lato, l’assenza di volontà reale di risolvere le deficienze della Scuola italiana, almeno quanto ad organici e livelli di prestazioni scolastiche generabili; dall’altro, il ritardo vergognoso del suo Ministero e dei sedicenti esperti del settore che la affiancano, nel cogliere la necessità di una digitalizzazione e di una semplificazione delle modalità di accesso dei precari entro il sistema scolastico, ben prima dell’emergenza CoronaVirus.

Lei sa che, senza i precari, il sistema scolastico italiano sarebbe collassato anni fa.
Lei sa che senza i precari, migliaia di famiglie sarebbero costrette a vivere da sole il peso del fallimento della scuola, ancora fondata, per il 95%, su pratiche didattiche dove è il sussidiario a farla da padrone, assieme alle paginette assegnate su libri di testo vergognosamente esosi.

Là dove non arriva l’insegnante, arriva il precario con la sua assistenza a bambini e ragazzi che vivono ancora il senso di una Scuola della competizione, della omologazione delle competenze e dei saperi; del registro elettronico, ultimo Grande Fratello di deresponsabilizzazione dell’insegnante; del ritardo cervellotico e interessato della Scuola verso i Bisogni Educativi Speciali e la disabilità.

Ci avete costretto a sprecare tempo, soldi, fatica, aspettative e desideri costruiti in intere esistenze, asservendoci alle logiche delle integrazioni e degli esamifici universitari, al fine di prepararci fintamente per insegnare cose che già sapremmo insegnare, in quanto insegnateci ed apprese dai nostri percorsi universitari.
Ci avete costretto a rientrare in Università pubbliche solo in apparenza, perché asservite e gestite con tutti i crismi delle Università private, fondate sul profitto.
Università che hanno monetizzato sulla nostra pelle, sulla nostra ingenuità, sul nostro terrore.
Ci avete costretto a rincorrere i CFU, ignobile sistema certificativo del nulla, che nulla dice del reale sapere celato dietro il credito. Crediti che non danno credito a nessuno, se non alle Università, per coprire i loro debiti.
Lei osanna la didattica a distanza: su otto ragazzi che seguiamo io e la mia compagna, tra i 9 e i 18 anni (dalle elementari alle medie; dal liceo linguistico, agli istituti tecnici), ce ne fosse uno a favore del quale la didattica a distanza sia stata avviata veramente. Al meglio, a qualcuno capita di fare un’ora al giorno di lezione.
Gli insegnanti assegnano pagine e pagine di sussidiario, mandano slide e link: poi ci tocca farli a noi, assieme a loro; iperconnessi e con gli occhi arrossati su Skype, ore ed ore trascorse sui compiti assegnanti da altri.
La didattica a distanza che Lei incensa come straordinariamente efficiente o è uno spot autocelebrativo o è un’opzione a favore dei ragazzi e delle famiglie più fortunate. Sappiamo di insegnanti che, poverini, hanno un blocco con le videolezioni.
Però il blocco dello stipendio a fine mese mica ce l’hanno.

Il suo pilatismo, falsamente sofferto, dietro la mancata riapertura della III Fascia, rimbomba nelle nostre case ancora più tragicamente; in questo periodo nero e pateticamente ammantato dalla retorica dell’ “Andrà tutto bene”, che vede la mia generazione, quella dei fine 80′, mutilata nel cuore, nello spirito e nell’anima.
Appesa all’aspettativa dell’emigrazione, oramai, vista la crisi mondiale alle porte e i risparmi consumati da nonni e genitori.

Abbiamo fatto i salti mortali per pagare Master inutili, Corsi di perfezionamento e Scuole di specializzazione.
Abbiamo insegnato, portando le MAD ovunque; anche in Scuole paritarie criminali, patetici esamifici fatiscenti, che fanno arricchire pochi allungatori di mazzette e che impoveriscono le aspirazioni culturali della Nazione.
Da esse siamo stati cacciati perché provavamo ad insegnare le materie per le quali abbiamo studiato.

La riapertura della III Fascia attesa da ben tre anni rappresenta il giusto e doveroso tributo che lo Stato italiano deve a noi, nuovi poveri invisibili, ultraqualificati e costretti al nero per sopravvivere a fine mese.

E non venga a parlarci dei concorsi pubblici e del merito.
Lei non può moralmente. Come la maggior parte della classe dirigente italiana.
Risolva una, anche una soltanto, delle putride contraddizioni della Scuola e della Università italiana e poi avrà, come insegna Euripide nello Ione, diritto di cittadinanza alla parola in pubblico.
Noi possiamo parlare con parresia, non temendo di venire scomunicati dalla comunità, perché siamo noi che, con le nostre parole, ormai la scomunichiamo.
Lei è stata sindacalista ed ha una specializzazione sul sostegno: eppure, viene da domandarsi…cosa ha davvero rapito dagli occhi di quei ragazzi, se non è neanche in grado di entrare in empatia con i suoi consimili, con la sua storia?
Il passato è dentro di Lei…ma forse lo ha dimenticato, o non lo ha mai compreso.
I ragazzi disabili sono la verità della vita. Ripensi anche ad uno solo di quei volti che deve pur aver attraversato nella sua fulminea carriera.

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