Si può insegnare con una diagnosi psichiatrica?

Mi è capitato più volte di essere interpellato direttamente da insegnanti in difficoltà sul piano psichico, mentre accade assai meno di frequente di essere chiamato da congiunti per un loro caro.

Parlare per conto terzi è sempre piuttosto spiacevole per ovvi motivi e può soprattutto risultare poco etico anche per il rischio di violare la privacy, inoltre il fatto nasconde quasi sempre un problema da scoprire. Nel caso che oggi affrontiamo ci imbattiamo in un insegnante precario di mezza età che si fa carico della situazione medico-legale della sua compagna (maestra supplente di Scuola dell’Infanzia) sottoposta ad accertamento medico in CMV e giudicata “inidonea permanentemente all’insegnamento e idonea ad altre mansioni”. Non accettando il verdetto della Commissione, il docente si rivolge al sottoscritto chiedendo di prendere parte al ricorso alla Commissione di II Istanza come medico di parte.

Gentile dottore,

vorrei chiederLe se fosse disponibile ad assumere il supporto esclusivamente medico legale, stante il pieno possesso delle piene capacità fisiche ed intellettive, della mia compagna la quale, maestra supplente della Scuola dell’Infanzia, ha inoltrato ricorso presso la Commissione Medica Ospedaliera di II Istanza in Roma, dal momento in cui non accetta e non condivide minimamente l’esito dell’ultima seduta collegiale della CMV per la quale si è vista, in prossimità della finalmente nomina in ruolo come docente di scuola dell’infanzia, attribuire dopo ripetute sedute relative ad un periodo di circa due anni ove veniva ciclicamente reputata temporaneamente inabile al proficuo servizio in modo relativo. Da ultimo e nonostante tutti i sempre maggiormente positivi certificati ivi presentati, a testimonianza di uno stato psicoattitudinale pienamente positivo, in maniera incoerente e contraddittoria veniva giudicata “permanentemente inidonea” con grande meraviglia da parte nostra. L’ambiente ostile e una dirigente oppositiva non hanno impedito alla maestra della Scuola dell’Infanzia di lavorare per 10 anni come supplente dopo un trasferimento. Purtroppo si è venuto a sapere che la mia compagna frequentava il Centro di Salute Mentale di zona. La reputazione che tali luoghi di salute mentale hanno (anche se la mia compagna non vi è mai stata ricoverata ma lo frequenta solo per via di una blanda sensibilità, chiamata disturbo schizo-affettivo) e una lunga assenza nel corso dell’anno scolastico (un periodo di stanchezza nella carriera di un lavoratore penso sia cosa umana) hanno fatto il resto. Inoltre la maestra era spesso in contraddittorio con i colleghi sempre ostili a Lei in maniera pregiudizievole. Nonostante tutto la CMV ha optato per l’inidoneità permanente all’insegnamento a dispetto di tutti i certificati, le opinioni dei tanti medici consultati, dello stesso medico di parte. Mi rivolgo dunque a lei per la sua competenza e le chiedo aiuto ed ascolto poiché io e la mia compagna non sappiamo più come risolvere.

Analisi e risposta

Nella lettera è possibile cogliere alcuni spunti che servono a inquadrare il caso:

  1. L’appello è scritto da terzi e non dall’interessata. Si tratta di un fatto poco usuale e sottende sempre alcune ombre.
  2. L’accertamento medico non è possibile se non si è superato il periodo di prova: come mai ha avuto luogo?
  3. Vengono denunciati atteggiamenti di mobbing da parte del dirigente e conflitti coi colleghi: ambedue i segni sono assai frequenti nelle diagnosi psicotiche che vedono assai spesso deliri persecutori.
  4. Vi sono periodi di assenza prolungati.
  5. La diagnosi è importante e la paziente è in carico stabilmente al Centro di Salute Mentale.
  6. Sottoposta a più accertamenti medici in cui veniva ritenuta temporaneamente inidonea all’insegnamento, la maestra finisce con l’essere giudicata permanentemente inidonea.

La risposta pertanto non può essere che la seguente:

Gentile docente,

la ringrazio per la fiducia in me riposta ma mi vedo costretto a declinare la sua richiesta per una serie di motivi che di seguito cercherò di illustrare.

Innanzitutto non possiedo la specialità in Medicina Legale che lei richiede.

Mi sembra poi che il quadro sia piuttosto pasticciato poiché ai sensi del DPR 171/11 non è più possibile sottoporre ad accertamento medico in CMV il personale che non abbia superato il periodo di prova.

In terza battuta io sto battendomi da anni perché vengano riconosciute come “professionali” le malattie psichiatriche degli insegnanti. Di conseguenza non ritengo né opportuno, né etico indurre una persona portatrice di disturbo schizo-affettivo, a esporsi a un alto rischio di patologia psichiatrica professionale. In altre parole il giudizio di inidoneità permanente all’insegnamento è a mio parere condivisibile anche solamente in base alla diagnosi che lei mi riporta, proprio nel rispetto della maestra. Se poi considera l’aria che tira oggi nella Scuola dell’Infanzia con la storia degli episodi di presunti maltrattamenti, resto di gran lunga convinto che la sua compagna vada protetta più che mai invece di pretendere di esporla all’insegnamento.

Credo infine che il ricorso alla CMO abbia veramente poche probabilità di successo, mentre sarebbero assai alti i costi per voi nel percorrere questa strada.

Da ultimo capirà bene che lei ed io abbiamo finora parlato di una terza persona mentre, per etica e correttezza professionale, sono tenuto a parlare direttamente con il paziente interessato.

Se mi è consentito darvi un consiglio, cercherei di fare di tutto per salvare l’impiego pur mantenendo “l’inidoneità permanente all’insegnamento con idoneità ad altre mansioni”.

Come vede non ho nemmeno preso in considerazione le questioni da lei sollevate circa il presunto mobbing e i dissapori coi colleghi: ribadisco infatti che per formulare un giudizio avveduto bastano, in questo caso, la diagnosi in nostro possesso e il rischio professionale di patologia psichiatrica. Cari saluti.

Conclusione

Il fatto di non riconoscere istituzionalmente le malattie professionali degli insegnanti fa sì che si presentino casi come quello presente. Chi è portatore di disturbo psichico, qualunque esso sia, dovrebbe essere messo in grado di comprendere che la scelta della carriera d’insegnante non è affatto la più idonea. Una diagnosi psichiatrica (qualunque essa sia) è assai frequentemente destinata a peggiorare non appena viene ripresa l’attività di insegnante che, a tutti gli effetti, è il lavoro di relazione che usura enormemente la psiche e il soma della persona.

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