Si deve evitare la scuola-parcheggio. Lettera

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inviata da Gaetano Conte – Visto il nuovo DPCM occorre fare qualche precisazione prima di continuare con queste imposizioni sempre più restrittive nei confronti dell’intero comparto scolastico.

Molti docenti hanno paura di andare a scuola tutti i giorni ed hanno il diritto di non aver paura, ma soprattutto hanno il diritto di sentirsi tutelati dallo Stato, al pari di tutti gli altri cittadini. Il problema principale non sta nel coraggio dei docenti, ma nelle priorità che l’Italia vorrebbe dare al tessuto sociale.

Gran parte degli insegnanti, sono certo, sarebbe ben lieto di mettere a repentaglio la propria vita per la vita di un altro, sarebbe un atto dovuto in un momento come questo. Infatti tutti ringraziamo l’intero comparto sanitario per gli sforzi e per i rischi che si assume.

Tuttavia, nessun docente vorrebbe privarsi della propria vita per tutelare il lavoro di un altro. Una sola vita salvata varrà qualche posto di lavoro, anche migliaia di posti.

Continuiamo a trattare la scuola come un parcheggio e i bambini come auto, dato il fatto che ora si obbligano i piccoli di 6 anni a stare con la mascherina tutto il giorno anche al posto. Il problema è che in classe ci siamo noi, i bambini, i collaboratori scolastici, tutto il necessaire per fare lavorare i genitori, non per insegnare qualcosa: questo è il sottotesto che traspare da tutti i DPCM e in particolare dall’ultimo.

Allora mi verrebbe di lanciare una nuova proposta per evitare di mettere a repentaglio la vita dei docenti, costretti in luoghi chiusi con migliaia di bambini e ragazzini, per il lavoro di qualcuno e al contempo permettere la didattica in sicurezza senza passare dalla DAD, che non serve a far lavorare gli altri: didattica outdoor. Si può insegnare all’aperto, nelle piazze, nei parcheggi dei residence, nei cortili delle scuole, lo spazio c’è per stare davvero distanziati e all’aperto, per gestire questa emergenza senza correre rischi, dato che l’aria aperta, si è capito, è il luogo più
sicuro che ci sia.

Insomma, esistono anche delle soluzioni poco ortodosse per evitare di trattare i docenti come babysitter e farli lavorare davvero.

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