Sì alle mascherine Ffp2, ma con cautela: “Alcune tra quelle importate non filtrano neanche il respiro”

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Non tutte le mascherine Ffp2 in commercio funzionano come dovrebbero. Lo sostiene sul Corriere della Sera una società internazionale di import-export dell’Alto Adige, che ha commissionato una serie di test sui dispositivi di protezione individuale importati dall’Asia.

La verifica è stata effettuata su circa una ventina di modelli certificati con il marchio CE2163, codice rilasciato dalla Universalcert, un laboratorio di Istanbul, in Turchia.

I due legali rappresentanti della società altoatesina sottolineano che dall’inizio della pandemia sono stati sempre di più i clienti che hanno richiesto di importare mascherine dall’Asia, prodotti che però non sempre forniscono le garanzie richieste: “Il punto è che la maggior parte del materiale in commercio non corrisponde alle certificazioni“.

Una recente inchiesta di La Repubblica ha raccontato la truffa cinese relativa all’importazione di DPI i cui documenti, apparentemente in regola, sono poi risultati taroccati. FFP2 e FFP3 con capacità di filtraggio inferiori a quanto effettivamente dichiarato. Solo in Italia sarebbero in circolazione almeno 55 milioni di pezzi di questo tipo provenienti dall’estero.

Le informazioni che devono essere presenti sulla confezione sono:

  • il marchio CE, che viene apposto sul prodotto a garanzia del rispetto delle norme vigenti (Direttiva 93/42/CEE o Regolamento UE 2017/745). Questo marchio deve avere proporzioni precise: “Se è diverso da quanto stabilito dalla legge e ha proporzioni differenti, allora è possibile che sia contraffatto e il prodotto non assicuri il rispetto degli standard di sicurezza imposti dalle normative europee”, sottolinea Margherita Sort;
  • il riferimento alla norma tecnica EN ISO 14683:2019, che stabilisce i requisiti minimi di capacità filtrante e respirabilità delle mascherine ad uso medico (indicazione del tipo di maschera: Tipo I, Tipo II o Tipo IIR);
  • il fabbricante, cioè chi ha prodotto le mascherine o le ha fatte produrre a terzi, con sede in Ue;
  • se del caso il mandatario, cioè l’azienda in territorio Ue che rappresenta un produttore extra-Ue.

Come riconoscere una mascherina FFP2 o FFP3 certificata

Le mascherine filtranti facciali, come le FFP2 e le FFP3, sono dispositivi di protezione individuale di categoria III di rischio e per questo devono rispettare il Regolamento UE 425/2016: ciò significa che per essere immesse in commercio devono essere valutate da un organismo notificato designato per la certificazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

L’organismo notificato certificherà la conformità del prodotto ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001+A1:2009 e il produttore, dimostrata la conformità del prodotto, potrà così apporre il marchio CE.

Il rispetto dei requisiti definiti da questa norma tecnica permette infatti di avere una maschera con un’elevata capacità filtrante nei confronti di particelle e goccioline molto piccole e un’ottima respirabilità. Per questo, quando leggiamo sulla confezione, questa indicazione non può mancare.

Oltre al riferimento EN 149:2001+A1:2009, altre informazioni importanti che devono essere riportate sono:

  • il marchio CE, seguito da un codice a 4 cifre che indica l’organismo notificato;
  • identificazione del fabbricante;
  • tipo e classe del dispositivo di protezione (FFP2/FFP3).

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