Sì a specializzazione sul sostegno in Romania. Via libera a tutti i titoli negli Stati membri. Ministero deve solo comparare i titoli. Cosa significa

WhatsApp
Telegram

Il Consiglio di Stato con la Sentenza del 19/7/2021 n. 05415/2021 affronta il contenzioso riguardante l’impugnazione dei provvedimenti ministeriali di diniego del percorso formativo seguito in Romania. Un contenzioso che ha determinato plurimi pronunciamenti della giustizia amministrativa che interessano aspiranti docenti in possesso di apposita attestazione da parte dell’autorità competente sul valore legale del titolo professionale, di certificazione relativa al conseguimento del percorso psicopedagogico e di certificazione relativa alle materie sulle quali verteva la formazione ricevuta sul sostegno ma non riconosciuti conformi alla legge da parte del ministero. Il Consiglio di Stato con la sua Sentenza, ora in commento, invita il ministero, accogliendo il ricorso degli appellanti, ad attenersi, all’atto della valutazione di detta certificazione, ai principi comunitari, limitandosi dunque la discrezionalità amministrativa.

Il precedente
Il C.D.S afferma in primo luogo di richiamarsi a dei suoi precedenti affrontati esattamente dal Consiglio di Stato, sez. VI, 17 febbraio 2020, n. 1198; cfr. anche sez. VI, 2 marzo 2020, n. 1521; 20 aprile 2020, n. 2495; 8 luglio 2020, n. 4380; 24 agosto 2020, n. 5173; 16 settembre 2020, n. 5467; 3 novembre 2020, n. 6774.

Il ministero è chiamato esclusivamente alla verifica comparativa dei titoli
In particolare, il Consiglio ha già precisato che “la p.a è chiamata unicamente alla valutazione indicata dalla giurisprudenza appena richiamata, cioè alla verifica che, per il rilascio del titolo di formazione ottenuto in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno” (Consiglio di Stato, sez. VI, 17 febbraio 2020, n. 1198).

Se è legittimo insegnare in Romania con il diploma conseguito all’estero e riconosciuto dalla p.a rumena …

deve riconoscersi il diritto di insegnare in Romania a livello di insegnamento preuniversitario in capo a coloro che, titolari di diploma di laurea conseguito all’estero e riconosciuto in Romania, abbiano frequentato e superato appositi corsi di formazione psicopedagogica, complementari al diploma, nelle specializzazioni allo stesso conformi…

…può essere legittimo insegnare anche in Italia con il titolo valido per la Romania

Difatti, affermano i giudici, alla stregua di quanto prescritto dal diritto dagli artt. 45 e 49 Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, in tema di libera circolazione dei lavoratori e di libertà di stabilimento – “le autorità di uno Stato membro, quando esaminano la domanda di un cittadino di un altro Stato membro diretta a ottenere l’autorizzazione all’esercizio di una professione regolamentata, debbono prendere in considerazione la qualificazione professionale dell’interessato procedendo ad un raffronto tra, da un lato, la qualificazione attestata dai suoi diplomi, certificati e altri titoli nonché dalla sua esperienza professionale nel settore e, dall’altro, la qualificazione professionale richiesta dalla normativa nazionale per l’esercizio della professione corrispondente. Tale obbligo si estende a tutti i diplomi, certificati ed altri titoli, nonché all’esperienza acquisita dall’interessato nel settore, indipendentemente dal fatto che siano stati conseguiti in uno Stato membro o in un paese terzo, e non cessa di esistere in conseguenza dell’adozione di direttive relative al reciproco riconoscimento dei diplomi . Trattasi di procedura di valutazione comparativa necessaria per “consentire alle autorità dello Stato membro ospitante di assicurarsi obiettivamente che il diploma straniero attesti da parte del suo titolare il possesso di conoscenze e di qualifiche, se non identiche, quantomeno equipollenti a quelle attestate dal diploma nazionale” (Corte di Giustizia U.E., 6 ottobre 2015, in causa C- 298/14, Brouillard, punto 55).

Cosa deve fare il Ministero?
I giudici rilevano che dall’applicazione di tali principi il Ministero ha il dovere di esaminare la documentazione specificatamente riferita alla posizione delle parti raffrontando, alla stregua delle indicazioni fornite dalla giurisprudenza europea come sopra richiamata, da un lato, la qualificazione attestata dai diplomi, certificati e altri titoli nonché dall’esperienza professionale maturata dagli interessati nel settore e, dall’altro, la qualificazione professionale richiesta dalla normativa nazionale per l’esercizio della professione corrispondente. All’esito di tale procedura di valutazione comparativa, il ministero, valutato il percorso formativo seguito dai richiedenti, come attestato dai titoli esteri in proprio possesso, deve verificare se sussistono le condizioni per accogliere le istanze di riconoscimento all’uopo presentate in sede procedimentale.

Esiste l’automatismo per i titoli di formazione rilasciati in Stato membro?
“Le norme della direttiva europea 2005/36 CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, devono essere interpretate nel senso che impongono di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelle della formazione continua a tempo pieno” (Cons, St, sez. VI , n. 1198/2020). L’amministrazione avrebbe dovuto quindi valutare “la qualificazione attestata dai diplomi, certificati ed altri titoli nonché dall’esperienza professionale richiesta dalla normativa nazionale per l’esercizio della professione corrispondente” (Cons. St., sez. VI, n. 5173/2020)” (Consiglio di Stato, sez. VI, 6 novembre 2020, n. 6837).

Non riconoscere la valenza del titolo acquisito all’estero per la sola diversa ragione organizzativa della p.a estera è illegittimo
Il Ministero, nel caso di specie si è limitato a riscontrare una diversa modalità di organizzazione del servizio pubblico di insegnamento sul sostegno, in Romania e in Italia, ma non ha indicato le ragioni per le quali il livello delle conoscenze e delle qualifiche comunque attestato dal titolo estero, anche ove riferito all’insegnamento nell’ambito di scuole speciali, tenuto conto della natura e della durata degli studi, non sia idoneo a soddisfare, anche parzialmente, le condizioni richieste per accedere all’attività de qua nell’ambito dell’ordinamento italiano.

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur