Decreto scuola, Sgambato: riapertura graduatorie, giudizi alla primaria, concorso con prova a risposta aperta sono norme che il PD ha fortemente voluto

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Riapertura scuola a settembre, Dad, decreto legge 8 aprile 2020, n.22, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 giugno. A colloquio con l’Onorevole Camilla Sgambato, responsabile Scuola del Partito democratico.

Onorevole, si riuscirà a rientrare a settembre tutti a scuola in sicurezza?

Dobbiamo necessariamente rientrare in presenza a settembre e dobbiamo farlo in piena sicurezza, coniugando però per i bambini, i ragazzi e tutto il personale della scuola il diritto alla salute con una didattica di qualità.

Si sta dibattendo tanto negli ultimi giorni sull’ipotesi dei divisori banchi in plexiglass, Lei cosa ne pensa?

Le modalità per la ripresa sono all’attenzione del comitato presso il MI, presieduto dal prof. Bianchi.
Noi come partito democratico abbiamo avanzato le nostre proposte che prevedono una forte alleanza con gli enti locali e con il terzo settore per trovare spazi nuovi di apprendimento e metodologie innovative diverse, sia a seconda dell’età degli studenti, che delle condizioni dei singoli territori e delle singole scuole, ovviamente nel quadro delle linee guida nazionali.
Siamo molto perplessi sulla soluzione di inserire pannelli di plexiglas nelle classi, perché ostacolerebbero la qualità dell’insegnamento e delle relazioni e sarebbero anche un danno per la sostenibilità ambientale.
Ricordiamo che questa è la generazione di Greta alla quale dobbiamo garantire scuole plastic free.

Sarà possibile eventualmente proseguire con la didattica a distanza?

La didattica a distanza è stata utile per mantenere quella relazione educativa indispensabile per l’apprendimento, ma ha mostrato tutti i suoi limiti. Ha acuito le diseguaglianze già esistenti, basate su divari sociali, economici, abitativi, e, se non torniamo in classe, rischiamo di perdere tutti quegli alunni che non sono stati raggiunti dalla DAD, condannandoli ad una povertà educativa irreversibile. Non possiamo permettercelo. Bisogna certo far tesoro di tutto il bagaglio di esperienze che abbiamo accumulato in questi mesi. Sia i docenti che gli alunni ed i loro genitori hanno appreso modalità di incontro finora sconosciute, che possono essere uno strumento per innovare la didattica, un supporto, non una modalità di apprendimento che lascia i ragazzi a casa, isolandoli. Questo è tanto più vero quanto più sono piccoli gli studenti.

Cosa serve per far sì che si possa rientrare in aula a settembre? Gli organici docenti e Ata saranno sufficienti?

Per rientrare in sicurezza serve potenziare gli organici, sia dei docenti che Ata, ma servono anche risorse aggiuntive, sia per le scuole che per gli enti locali ed il terzo settore che devono aiutarci nel trovare spazi aggiuntivi e personale educativo di supporto per le attività in presenza. Dove si può serve inoltre ricorrere all’edilizia leggera ( come si è fatto per gli ospedali) con costruzioni leggere che, finita l’emergenza, possono essere adibite a palestre, biblioteche, teatri di cui la maggior parte delle scuole sono prive.

È stato appena approvato dalla Camera il decreto scuola, il cui testo vede diverse modifiche apportate con gli emendamenti al Senato. Sul concorso straordinario in particolare c’è stata tensione anche all’interno della maggioranza. È giusto far slittare la prova, trasformandola da quiz a crocette a domande a risposta a aperta, in autunno o comunque appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno?

Il decreto scuola appena approvato contiene molte norme utili per la scuola ed i docenti, che il Pd ha fortemente voluto, la riapertura delle graduatorie, l’aumento dei posti messi a concorso, la sostituzione dei voti numerici alla primaria (cancellando un retaggio della riforma Gelmini), l’alleggerimento delle procedure in materia di edilizia scolastica (con maggiori poteri ai sindaci e ai presidenti delle province).
Per quanto riguarda il concorso straordinario ci sembrava complicato far sostenere un concorso in estate, in piena emergenza sanitaria, nonché poco adeguate le modalità delle cosiddette crocette. Quindi certo, è stato giusto far slittare il concorso verso tempi migliori sotto il profilo sanitario ed epidemiologico e trasformare la prova scritta in domande a risposta aperta che ci aiuteranno a selezionare e portare in cattedra, retrodatando la nomina a settembre 2020, i migliori tra tutti i docenti che hanno titoli e servizio.

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