Sgambato (PD): linee guida per riapertura utili, ma arrivate in ritardo. Fondi europei, il 15% vada alla scuola [INTERVISTA]

Non solo sulle scuole paritarie (clicca qui per rileggere intervento), Orizzonte Scuola ha sentito la responsabile scuola del Partito Democratico, Camilla Sgambato, anche sulle linee guida per la riapertura e sui fondi europei che arriveranno nei prossimi mesi.

Le linee guida per la riapertura delle scuole sono arrivate a fine giugno, ma i presidi denunciano che non sarà facile mettere tutto a posto per settembre. Si poteva fare meglio?

Le linee guida hanno purtroppo avuto un percorso un po’ accidentato e sono uscite in ritardo, è vero. Ma la situazione che il Paese sta affrontando è ancora complessa. Basti vedere cosa sta succedendo in altri Paesi europei, nei quali stanno richiudendo le scuole dopo l’emersione di focolai.  Dobbiamo dire con chiarezza che la strada è in salita, si è perso del tempo prezioso, ma i dirigenti scolastici stanno comprendendo che attraverso i meccanismi posti in essere (sempre migliorabili) e le risorse stanziate non saranno lasciati soli, ma accompagnati e sostenuti in tutte le azioni che coraggiosamente sapranno mettere in campo, grazie anche all’autonomia e alla flessibilità. bisogna ricordare al Paese un dato incontrovertibile: le difficoltà non nascono improvvisamente, ma dipendono da un sistema scolastico compromesso da tagli lineari e mostri organizzativi che lo danneggiarono e che le classi numerose (odio l’espressione classi-pollaio per quella connotazione dispregiativa di chi in quelle classi ci vive e ci lavora) furono fortemente volute e realizzate da Gelmini, Tremonti e votate anche dalla Lega Nord.

Come giudica l’esperienza della didattica a distanza? Dove c’è da migliorare?

La didattica a distanza ha avuto il merito di tenere in vita le relazioni educative, evitando che una gravissima crisi, prima sanitaria e poi economica e sociale, diventasse anche emergenza educativa. Ha inoltre ridisteso i rapporti scuola famiglia: entrando nelle case con le attività didattiche, le famiglie hanno compreso quanto sia indispensabile il ruolo della scuola e hanno collaborato in una relazione straordinaria. Sappiamo tutti però quanto la Didattica a distanza abbia acuito le distanze e le differenze sociali, quanto non abbia raggiunto tutti allo stesso modo, quanti studenti fragili stiamo perdendo, quanto non può affatto sostituire la didattica in presenza. Detto questo la pandemia ci ha fatto comprendere la necessità di insistere con il riammordernamento digitale della scuola – sia nei termini di risorse informatiche sia di competenze digitali di docenti e personale scolastico. Strada che noi avevamo cominciato a percorrere con il PNSD. Bisogna lavorare ad una didattica innovativa diversa rispetto alla lezione frontale canonica: più improntata alla laborialità e ai processi individualizzati. I docenti e i dirigenti sanno di cosa stiamo parlando.

Cosa si dovrà fare di urgente per la scuola nei prossimi mesi?

Come ben ha detto il segretario Nicola Zingaretti tutti insieme dobbiamo pensare alla scuola senza più un attimo di distrazione. Bisogna procedere sempre più con rapidità e chiarezza. Un cronoprogramma stringente per le conferenze di servizio. Le istituzioni scolastiche si stanno attivando autonomamente in base ai finanziamenti ricevuti, ma c’è il rischio di una duplicazione di interventi, e quindi di uno spreco di risorse, se non viene garantito un un coordinamento rapido tra i vari enti e organismi.

C’è qualcosa che la preoccupa in vista del nuovo anno scolastico?

Onestamente preoccupano un po’ i tempi previsti per le domande di utilizzazioni dei docenti: Fissarne la scadenza al 20 settembre potrebbe comportare avere classi scoperte almeno fino alla metà di ottobre, determinando ulteriori disagi nella gestione degli alunni. Spero di sbagliarmi. Bisogna insistere nel chiedere ulteriori risorse per gli organici per poter ridurre il numero di alunni per classe, eliminando classi troppo numerose (che arrivano scandalosamente sino a 29/30 alunni per classe) al fine di garantire la sicurezza, ma soprattutto di consentire la progettazione di metodologie didattiche innovative, secondo le esigenze dei gruppi e capace di sviluppare le potenzialità dei singoli. Siamo convinti che sia necessario farlo soprattutto nelle sezioni di scuola dell’infanzia, come diciamo da anni, auspicando che non sia solo una misura emergenziale, ma diventi strutturale.

Spero si riesca (almeno fino al mese di dicembre o oltre qualora si prolunghi l’emergenza sanitaria), ad istituzionalizzare ed omogeneizzare sul territorio nazionale la riduzione dell’unità oraria (max 50 minuti), liberando le istituzioni dall’obbligo di recupero per gli alunni. È una richiesta di molti dirigenti perché consentirebbe di organizzare un sistema di ingressi degli alunni scaglionato , oltre a permettere una gestione più flessibile degli spazi.

Soddisfatta di quanto è avvenuto in corso di conversione del decreto legge Rilancio?

Siamo soddisfatti dell’approvazione dell’emendamento che deroga ai numeri minimi degli alunni per classe, sperando che in futuro si comprenda che il dimensionamento degli istituti debba scaturire da esigenze di corretta organizzazione e direzione degli stessi e non da meri calcoli economici e/o fini di risparmio di gelminiana memoria. Soprattutto nelle aree interne e nei comuni di montagna è necessario mantenere il numero di autonomie scolastiche (con ds e dsga) anche in deroga ai numeri per il dimensionamento nel prossimo scostamento di bilancio dovranno essere garantite ulteriori risorse non solo alle scuole, ma agli enti locali che devono supportare le scuole, -per gli interventi sugli edifici esistenti per metterli in sicurezza, – per gli interventi di edilizia leggera (tensostrutture da usare poi come palestre) -per reperire altri spazi da dedicare all’apprendimento (beni confiscati, caserme dismesse, musei ecc), -per garantire il sistema dei trasporti.  Infine insistiamo perché si cerchino sedi alternative in cui allocare i seggi elettorali. La scuola ha già dato e non può perdere ulteriori preziosi giorni di attività.

Nei prossimi mesi sono in arrivo i fondi europei. Secondo lei come dovrà gestirli il governo?

Le cose dette finora sono quelle che guardano all’emergenza e alle necessità di settembre.  In prospettiva dobbiamo impegnarci perché la scuola sia finalmente considerata il più importante asset strategico su cui investire. Da sempre ci battiamo perché si investa nel tempo pieno e nei nidi, per contrastare la povertà educativa, offrire pari opportunità di crescita, combattere la dispersione scolastica, e sostenere la conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori Gli scarsi investimenti nell’istruzione sono oggi una delle cause fondamentali del nostro declino economico, per il Mezzogiorno in particolare. Se si colmasse la differenza territoriale nella distribuzione degli asili nido, del tempo pieno fra Nord e Sud, si colmerebbe anche buona parte della distanza fra l’Italia e l’Europa. Oggi ne abbiamo la possibilità.  Ed allora ci uniamo alla richiesta di tutte le reti al presidente Conte: il 15% di tutti i recovery funds siano destinati alla infanzia e alle scuole per 5 anni.

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