Sexting a scuola: come affrontarlo?

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Il sexting è un fenomeno diffuso, quanto sommerso. Molto presente nelle vite dei nostri adolescenti e preadolescenti, con una tendenza maggiore nei più piccoli, merita l’attenzione del mondo adulto per trovare forme condivise di prevenzione e attenzione.

Sexting: il fenomeno

Il neologismo nasce dalla crasi di due parole inglesi: sex per indicare l’oggetto dei contenuti con esplicito riferimento sessuale e texting per denotare la forma del messaggio, in realtà, non più solo scritto. Il sexting riguarda infatti, in senso lato, lo scambio di messaggi non solo di testo, ma anche foto e perfino video che potremmo definire “osé” o “spinti”.

La sua diffusione è certamente legata alla facilità di accesso alle principali applicazioni di messaggistica istantanea, ai social network e all’utilizzo dello smartphone, diventato per i più giovani, dalla generazione Z – i nati tra il 2000 e il 2013 – alla generazione Alpha – i nati dopo il 2010, un’appendice imprescindibile.

Alla base però vi è un immaturo e narcisistico bisogno di apparire per essere: “posto” dunque sono. La vita virtuale, dove non viene governata, tende a prendere il sopravvento e a creare una correlazione necessaria con quei like e quei cuoricini che attestano la popolarità di un ragazzo o di una ragazza tra i suoi pari. Così si misura anche la possibilità di essere accettati e apprezzati dal gruppo per alimentare la propria autostima.

La consuetudine di scattare selfie ha spinto i ragazzi ad andare oltre, a condividere immagini senza abiti o a sfondo sessuale con il proprio ragazzo o la propria ragazza, ma anche nelle chat di gruppo.

Sexting: la ricerca di Pepita Onlus

Su 1227 ragazzi coinvolti nel sondaggio di Pepita Onlus, tutti fra gli 11 e i 19 anni, la tendenza a condividere questo tipo di immagini o video è più presente tra i nati dal 2005 al 2007 che tra i nati dal 1999 al 2004: il 96% dei nati 2005-2007 dichiara di aver condiviso foto o video a contenuto sessuale, mentre tra i nati 1999-2004 la percentuale scende drasticamente al 33%.

Quello che emerge in modo evidente è che il luogo per eccellenza dove avviene la condivisione di materiale con chiaro riferimento sessuale sia WhatsApp, con una percentuale del 91%. A seguire, ma a grande distanza, anche Instagram (42,5%) e Snapchat (22%). Molto lontano, secondo la percezione dei ragazzi intervistati ma anche dei partecipanti ai gruppi di discussione, troviamo Kik (4%) ultimamente noto alle cronache proprio per la sua peculiare predilezione nell’essere il “social del sexting”.

Al primo posto tra le motivazioni, per maschi e femmine, si trova “per essere popolare”, seguito da “per divertirsi” nei maschi e “per ricevere ricompense materiali (ricariche, regali, vestiti, soldi…) nelle femmine, che scende al terzo posto nella graduatoria dei maschi.

Sono solo alcuni dei dati riportati nel libro #SOLOPERTE, la prima guida per ragazzi, genitori, educatori e insegnanti che nasce dall’esperienza di Pepita Onlus, da oltre quindici anni tra i banchi di scuola a fianco dei ragazzi.

Sexting e scuola

La scuola è il contesto educativo in cui il ragazzo trascorre la maggior parte del suo tempo; nell’arco dei nove mesi cresce relazionandosi con i propri pari in classe e con le ragazze e i ragazzi delle classi accanto, diversi per età.

A livello preventivo, è importante che vengano attivati all’interno dell’istituto scolastico percorsi di formazione rivolti ai ragazzi, ai docenti e ai genitori per approfondire i rischi e le conseguenze di episodi di sexting.

È importante offrire spunti per avviare il dialogo in classe con gli studenti, partendo da storie accadute o da fatti di cronaca da commentare per riflettere sui punti salienti:

  • Consapevolezza del proprio valore e della propria immagine
  • L’importanza di agire quanto prima, parlandone con una figura adulta
  • Rispetto e responsabilità
  • Forme sanzionatorie e di tutela

I docenti, come i genitori, devono essere aggiornati costantemente sui linguaggi in codice e gli acronimi utilizzati dai ragazzi, spesso difficili da individuare, perché non vogliono farsi capire dagli adulti quando parlano di sesso. Alcuni sono elencati e spiegati nella guida di Pepita Onlus.

Come intervenire a scuola

Pepita Onlus nell’anno scolastico 2017/2018, ha seguito la formazione promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale di 1200 referenti al bullismo e cyberbullismo della regione Lombardia, proseguendo poi con gli oltre 400 referenti di Milano e città metropolitana.

L’analisi dei bisogni espressi da questi ultimi, ha messo in luce come, nel caso in cui un insegnante venga a conoscenza di un episodio di sexting, sia fondamentale comprendere le prassi da seguire.

Lo staff all’interno della scuola inteso come dirigenza, docenti e personale ATA, dovrebbe avere un’idea condivisa circa la gestione di un episodio di sexting. Ogni istituto scolastico, in virtù dell’autonomia di cui gode nell’indicare le proprie scelte educative e organizzative è tenuto a redigere

  • il “regolamento di Istituto”
  • il “patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia”,

che potranno essere rivisti nell’ottica di prevenire e contrastare episodi di sexting.

A titolo esemplificativo si riporta la proposta di Regolamento d’Istituto condiviso, dell’Ambito 9 di Roma, attuata dai referenti per il contrasto al cyberbullismo del 3° e 15° Municipio e i due Assessori (Kalenda, Russo), finalizzato a contrastare il cyberbullismo, che cita:

“Nei casi più̀ gravi (sexting, cyberstalking, cyber bashing…) l’Istituto scolastico sanzionerà̀ con l’allontanamento fino a quindici giorni con o senza obbligo di frequenza. L’istituto valuterà la partecipazione dello studente ad attività utili alla maggiore consapevolezza del gesto compiuto”

“Obbligo di rimozione del materiale dal proprio profilo. Sarà coinvolta la polizia postale o altra forza dell’ordine per ipotesi di culpa in educando” coinvolgendo DS / Consiglio di classe / Consiglio di Istituto”

In generale l’indicazione è che in caso in cui un insegnante venga a conoscenza di un episodio di sexting che coinvolga gli studenti del proprio istituto, notifichi il fatto al referente del cyberbullismo e al dirigente scolastico procedendo poi alla segnalazione all’autorità giudiziaria.

La notifica alle famiglie dovrà chiaramente tenere in considerazione la tutela del minore coinvolto. L’insegnante in questo caso si assume una grande responsabilità e riveste un delicato compito in quanto è la figura che all’interno della scuola si trova più vicino al ragazzo, ha la possibilità di osservarlo quotidianamente e di notare variazioni nel comportamento e soprattutto conosce il contesto di provenienza.

L’offerta formativa di Pepita Onlus

Per comprendere e sostenere gli insegnanti e guidarli nel loro compito di referenti per prevenire e affrontare episodi di sexting, bullismo e cyberbullismo, Pepita Onlus ha ideato una serie di interventi che si possono approfondire sul sito dedicato:

http://www.pepita.it/progettiscuole/

Fino al 30 settembre, inviando una mail per una richiesta di progetto a [email protected] è possibile beneficiare di uno sconto del 15% sulla proposta.

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