A settembre 2.500 scuole senza preside, Udir: serve la proroga di un anno del pensionamento dei Dirigenti Scolastici, ecco come fare

di redazione
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UDIR – Adottare provvedimenti straordinari per evitare che a settembre le scuole diventino ingovernabili: un istituto autonomo su tre, infatti, si ritroverà senza il proprio dirigente scolastico, obbligando quelli in servizio a farsi carico di un numero sempre più alto di plessi in reggenze. Già nel corso del corrente anno scolastico, la situazione si è rivelata al limite della agibilità: quasi 2mila scuole sono state affidate a dei capi d’istituto in forza ad altre istituzioni.

Con i pensionamenti in arrivo, volontari e d’ufficio, che si concretizzeranno in estate, tra pochi mesi, anche per colpa di un concorso elefantiaco con precari e neo-immessi in ruolo illegittimamente esclusi, si stima che si sfioreranno le 2.500 reggenze.

Per evitare che la situazione precipiti, lasciando le scuole nel caos, quelle in reggenze e quelle di assegnazione dei presidi reggenti, l’associazione sindacale Udir si è fatta promotrice di una proposta emendativa, attraverso la quale chiede di posticipare di dodici mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo 1° settembre. Si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, molto utile per limitare i danni, sempre in attesa che venga portato a termine il concorso per selezionare 2.800 nuovi dirigenti scolastici, il cui bando è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 24 novembre scorso.

Nella proposta, Udir chiede la modifica temporale dell’art.1, Legge 114 dell’11 agosto 2014: dopo aver rilevato “l’alto numero delle Scuole in reggenza per il corrente a.s. 2017/2018, quali Istituzioni scolastiche sottodimensionate, normo dimensionate ma risultate vacanti dopo le operazioni di mobilità, ivi compresi i C.P.I.A.”, e “le ulteriori sedi in reggenza da aggiungersi per l’a.s. 2018/2019 conseguente ai pensionamenti d’ufficio dei Dirigenti scolastici disposti ai sensi della L.114/2014 per raggiunti limi d’età”, il giovane sindacato si sofferma sulle “note criticità presenti a tutt’oggi nel sistema Istruzione pubblica per l’alto numero di scuole in reggenza perché prive del Dirigente scolastico e l’ulteriore aggravio di problematiche che si prospettano per l’a.s. 2018/2019, conseguente al pensionamento d’ufficio disposto dal 01.09.2018”.

Considerando che “le reggenze scolastiche, per ragioni oggettivamente intuibili non garantiscono una funzionale organizzazione del servizio sia in termini di qualità, sia in termini di efficienza organizzativa”, Udir spiega “che la eventuale permanenza volontaria in servizio al 31.08.2019 dei Dirigenti scolastici collocati in pensione dal 01.09.2018 garantirebbe continuità alle istituzioni scolastiche  con un successivo passaggio quasi naturale ai nuovi d.s. vincitori di concorso dal 01.09.2019; eviterebbe di aumentare il bacino delle reggenze, che non veicolano di certo una adeguata organizzazione del lavoro,  didattica e formativa”. Inoltre, “sul piano finanziario”, tale proroga “comporterebbe un risparmio per la finanza pubblica (mancata assegnazione delle reggenze)”.

Il giovane sindacato dei presidi, pertanto, chiede di integrare l’art. 1 della legge 114/2014 con l’aggiunta del comma 8: “Al fine di garantire l’efficienza e la qualità del sistema Istruzione e di limitare l’uso spropositato delle reggenze che non garantiscono un adeguato sistema formativo e didattico-pedagogico del servizio Istruzione, il personale Dirigente scolastico collocato d’ufficio in pensione dal 01.09.2018, a domanda volontaria è mantenuto in servizio fino al 31.08.2019, considerato che dal 01.09.2019 subentreranno in servizio i vincitori del Concorso dirigenziale in atto. Il presente emendamento, finalizzato a garantire efficienza ed efficacia al servizio istruzione e ad arginare l’attribuzione di reggenze, spesso ingovernabili per le dimensioni gestionali, ha validità temporale perentoria fino al 31.08.2019 e si applica, per la specificità del Comparto, ai soli Dirigenti scolastici; non comporta, alcun aggravio di spesa per la finanza pubblica, considerato il risparmio che si avrebbe sulle mancate attribuzioni delle reggenze”.

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