Servizio preruolo nelle paritarie. Appello per il suo riconoscimento nella mobilità. Lettera

di redazione
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Gent.mi redattori di “Orizzonte Scuola”,
dalle pagine del vostro sito vogliamo rivolgere un appello alla Ministra Valeria Fedeli e ai Segretari dei sindacati italiani.

Da febbraio 2016 stiamo portando avanti con centinaia di insegnanti una battaglia per il riconoscimento del servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie. Attraverso la piattaforma Change.org sono state raccolte inutilmente quasi 5000 firme per una petizione indirizzata alla Ministra Giannini. Ad aprile, la Senatrice Francesca Puglisi del Partito Democratico ha ricevuto presso la sede della Presidenza del Senato una delegazione di docenti in rappresentanza di tutti quegli insegnanti delle scuole statali che non si vedono riconosciuto alcun punteggio per il servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie. Nei mesi successivi all’incontro, nonostante le continue sollecitazioni, non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Noi confidiamo nel fatto che la nuova Ministra possa mostrare una maggiore sensibilità su questi temi rispetto all’indifferenza manifestata dalla Ministra Stefania Giannini alla quale abbiamo rivolto diversi appelli.
Sappiamo dagli organi di stampa che tra il 28 e 29 dicembre è stato siglato l’accordo tra il MIUR e le principali sigle sindacali sul CCNI relativo alla futura mobilità. Basandoci sulle notizie riportate su questo sito, abbiamo apprezzato e condividiamo la decisione di equiparare a livello di punteggio nelle tabelle della futura mobilità il servizio pre-ruolo e il servizio di ruolo prestati nelle scuole statali, ma abbiamo constatato con indignazione che nulla viene detto circa il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie. Ci appelliamo al Ministro e ai sindacati per sanare questa stortura.

Dato che sono in ballo le vite lavorative di migliaia di insegnanti italiani, noi chiediamo non solo che il CCNI non sia iniquo nei nostri confronti, ma che l’art. 485 del T.U. 297/1994 sia modificato recependo la legge 10 marzo 2000, comma 1, n. 62 sulla parità scolastica. Se non vi fosse l’equiparazione tra servizio svolto nella scuola statale e servizio svolto nella scuola paritaria, ci troveremmo davanti ad un’assurda discriminazione perché i docenti con alle spalle anni di servizio nelle paritarie sarebbero penalizzati a livello di punteggio nelle graduatorie interne d’Istituto e partirebbero nella mobilità in una condizione di svantaggio rispetto ai colleghi che hanno avuto la possibilità di insegnare nelle scuole pubbliche, in un paese in cui tra il 2000 e il 2012 non è stato bandito alcun concorso a cattedra. Se non venisse modificata la tabella dei punteggi del servizio sulla quale MIUR e sigle sindacali hanno trovato un accordo, accadrebbe quanto segue: confrontiamo in sede di domanda di mobilità la posizione di un docente A con tre anni di servizio pre-ruolo in istituti statali e tre anni di servizio di ruolo (36 punti cioè 6 punti per anno) con quella di docente B con tre anni di servizio pre-ruolo nella scuola paritaria e tre anni di servizio di ruolo (18 punti derivanti solo dal servizio di ruolo nella scuola pubblica). Nei primi tre anni di carriera il docente B stava sognando? Ha vissuto come fantasma in un mondo di fantasmi o ha insegnato in scuole facenti parte del sistema nazionale d’istruzione? Non ha svolto attività didattiche e progetti di ogni sorta? Non ha compilato registri cartacei ed elettronici? Non ha partecipato a collegi dei docenti, a consigli di classe e a scrutini? Non ha corretto prove scritte? Non ha somministrato prove Invalsi? Non ha incontrato i genitori degli studenti in orario antimeridiano e pomeridiano? Non ha svolto le funzioni di commissario negli Esami conclusivi del primo e secondo ciclo d’istruzione? Non ha esaminato studenti per verificare il recupero dei debiti formativi? Non ha predisposto Piani Didattici Personalizzati per studenti con bisogni educativi speciali? Quei tre anni valgono ZERO punti: per il MIUR è come se non fossero mai esistiti e avessero la stessa impalpabile consistenza dei sogni.

Stanno partendo in questi giorni ricorsi presso i giudici del lavoro in varie città italiane, con o senza il sostegno dei sindacati. A onor del vero, a quanto ci risulta, soltanto l’Anief sta portando avanti questa battaglia e, sulla base di questo fatto, abbiamo la sensazione che tutti gli altri sindacati tutelino non la professione docente in sé, ma il solo lavoro prestato nelle scuole statali.
A dimostrazione del fatto che la nostra battaglia sia fondata da un punto di vista giuridico, potremmo rinviare alle numerose ordinanze che da parte di vari giudici del lavoro sono state emesse negli ultimi mesi a favore della nostra causa. Poiché il vostro sito ne ha puntualmente dato comunicazione, non occorre riportarle in questa sede.

Chiediamo alla Ministra e ai segretari dei sindacati: perché dover ricorrere alle vie legali per veder riconosciuto un diritto e colmare un vuoto legislativo relativo all’equiparazione tra scuola pubblica e scuola paritaria all’interno del sistema nazionale d’istruzione? Abbiamo una legge sulla parità scolastica da quasi 17 anni, ma da un lato il legislatore non ha modificato il Testo Unico e non ha legiferato sulla materia, dall’altro i sindacati in sede di CCNI hanno ignorato il contenuto stesso della legge: abbiamo lavorato per anni in scuole paritarie, con carichi di lavoro spesso superiori a quelli dei colleghi che lavoravano nelle scuole statali e con retribuzioni mediamente più basse, ma evidentemente per lo Stato italiano e per i sindacati non si tratta dello stesso tipo di lavoro. Il MIUR dal 2002, dopo la sentenza 1102 del Consiglio di Stato, ha riconosciuto il servizio svolto nelle paritarie per l’aggiornamento delle GAE e nel concorso bandito nel 2016 ha attribuito un punteggio per lo stesso servizio: il MIUR come può continuare a giustificare questa insanabile contraddizione?
Se non ci sarà un intervento correttivo nella stesura del CCNI sulla mobilità 2017/2018 e se non saranno riviste le norme del Testo Unico sulla ricostruzione di carriera, ci troveremo davanti ad una discriminazione insopportabile che si riproporrà identica nei prossimi anni. Per questo, essendo stanchi di essere trattati come dei docenti di serie B che non sono mai entrati in una classe ed essendo consapevoli di aver lavorato con “scienza e coscienza” in scuole del sistema nazionale d’istruzione, siamo pronti ad adire le vie legali contro il MIUR. Temiamo che da parte dei Governi che si sono avvicendati in questi anni e dei parlamentari delle varie legislature non sia mai stata rivolta sufficiente attenzione a questo tema per scarsa conoscenza della materia, per pregiudizi ideologici e per mere ragioni economiche: riconoscere gli anni di servizio prestati nelle paritarie comporterebbe il riconoscimento del diritto per numerosissimi docenti di accedere a scaglioni stipendiali più alti e ad una pensione più cospicua. Se consideriamo che la nostra generazione ha dovuto ascoltare troppe volte il mantra della sostenibilità delle finanze pubbliche e ha avuto la sventura di vivere lo scandalo dei tagli selvaggi alle cattedre della scuola statale e la vergogna del blocco stipendiale della P.A., si può comprendere agevolmente l’entità della nostra rabbia.

Auguriamo buon lavoro alla redazione di “O.S.” che ringraziamo per l’attenzione che dedica a tutte le problematiche del mondo della scuola.

Prof. Giuseppe Grasso in rappresentanza dei “Docenti che chiedono il riconoscimento del servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie”

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