Serviranno più requisiti per andare in pensione dal 2024, accesso anticipato più difficile e importo ridotto dell’assegno. Pacifico (Anief): la logica è quella della riforma Fornero del 2011

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La nuova bozza delle Legge di bilancio 2024 non può non essere descritta come peggiorativa rispetto alle regole attuali.

“Di fatto – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – la maggioranza, che aveva promesso il superamento della Legge Fornero, la n. 92 del giugno 2012, oggi si fa firmataria di una riforma che per quanto lontana da quella attuata nel 2011 è simile nelle intenzioni: vengono infatti effettuati tagli alla spesa pensionistica – per un valore di circa 2,7 miliardi di euro- con lo scopo di recuperare risorse per altre misure, come ad esempio il taglio del cuneo fiscale. È una riforma che quindi penalizza tutti coloro che speravano in novità significative che favorissero l’accesso anticipato alla pensione come pure che ne incrementassero l’importo: non solo, infatti, vengono rivisti al rialzo i requisiti per l’accesso alle misure di flessibilità, ma viene ulteriormente peggiorato il meccanismo di rivalutazione rispetto a quanto già era stato fatto dalla scorsa legge di Bilancio. Per i lavoratori della scuola è una disfatta, diventano ancora più urgenti le deroghe chieste da Anief”.

Dal 2024 arriverà una Quota 103 penalizzata, dato che per chi matura i requisiti nel corso del 2024 l’importo del trattamento verrà determinato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo. Inoltre, si introduce un tetto massimo al valore lordo mensile dell’assegno, che non potrà essere superiore a quattro volte il minimo indicato dall’INPS (circa 2.250 euro).

La bozza della Legge di Bilancio 2024 prevede importanti novità anche per opzione Donna e Ape Sociale. Secondo quanto si legge nel testo, dunque, si potrà accedere all’Ape sociale a 63,5 anni d’età, (5 mesi in più rispetto ad oggi). A poterne beneficiare saranno i soggetti appartenenti alle categorie già individuate: caregiver; disoccupati; lavoratori con mansioni gravose; disabili almeno al 74 per cento. Invariati, invece, risultano i requisiti contributivi. Per le donne scendono di 1 anno per ogni figlio (massimo 2). Anche per Opzione Donna, aumenta il requisito anagrafico, che passa da 60 a 61 anni d’età. Resta fermo il requisito di 35 anni di contribuzione, ridotto di un anno per ogni figlio nel limite di due anni.

Allo stesso modo, per il prossimo anno l’accesso a questa forma di pensionamento sarà limitato alle specifiche categorie di lavoratrici individuate per il 2023: licenziate o dipendenti in aziende con tavolo di crisi aperto presso il Ministero; persone con disabilità pari o oltre il 74 per cento; che assistono, da almeno 6 mesi, persone disabili conviventi, con disabilità in situazione di gravità in base alla legge 104 del 1992. I requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2023.

Inoltre, la Legge di Bilancio 2024 interviene anche sui soggetti che si trovano interamente nel sistema contributivo. Nello specifico, viene eliminato il vincolo che prevede si possa andare in pensione nel sistema contributivo, una volta raggiunta l’età prevista (67 anni e il requisito minimo di versamenti), solamente se è stato raggiunto un importo pensionistico pari a 1,5 volte quello della pensione sociale. Le modalità di pensionamento ordinario invece rimangono sostanzialmente invariate. Per la pensione di vecchiaia: è richiesto un minimo di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, se si possiedono contributi accreditati prima del 1996. Per la pensione anticipata, gli uomini devono avere 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne possono accedervi con un anno in meno.

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