Senza riduzione numero alunni per classe a settembre sarà caos

di redazione

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Loredana Fraleone* Responsabile Scuola Università Ricerca PRC/SE . Ci siamo dichiarati concordi con la sostanza della piattaforma presentata dai sindacati della Scuola, all’incontro del 7 maggio scorso con la ministra Azzolina.

Le richieste in essa contenute sono infatti molto vicine a ciò che sosteniamo da tempo e rese più evidenti ed urgenti dalla pandemia, della quale nessuno è ancora in grado di prevedere gli sviluppi. La piattaforma chiede una drastica riduzione del numero degli alunni per classe, che noi abbiamo messo concretamente in relazione alla dimensione delle aule, come prevede la legge che regola gli spazi destinati ad ogni alunno e che riteniamo debbano essere più che raddoppiati. Questa misura garantirebbe ambienti salubri e la possibilità di una maggiore cura da parte dei docenti nei confronti di ciascun alunno e alunna.

L’incontro, anche se le dichiarazioni dei sindacati appaiono molto prudenti nella valutazione, ha segnato una distanza siderale tra la richiesta dei dodici miliardi, per garantire spazi e personale adeguati, e il miliardo e mezzo, sbandierato come grande impegno per la Scuola, destinato dal governo nel decreto varato dal Consiglio dei ministri.

Anche sul fronte della stabilizzazione, sono previste 16.000 nuove assunzioni a fronte delle 40.000 richieste dai sindacati, mentre a fine giugno scadranno i contratti di 150.000 precari, che in gran parte hanno occupato posti vacanti.

In particolare la FLCGIL, per bocca del segretario Sinopoli, insiste giustamente sulla didattica in presenza, come l’unica possibile, e che se per una prima fase, a garanzia della sicurezza, richiederebbe anche turnazioni nell’uso degli spazi con un consistente aumento del personale, in una fase successiva, ma da avviare da subito, dovrebbe mettere in campo l’attuazione di un piano di edilizia scolastica, per superare la fase di emergenza. Intanto la circolare per la formazione delle classi, prescindendo dai problemi posti dalla pandemia e nonostante ripetute dichiarazioni di alcuni membri del governo, come le precedenti prevede classi fino a 27 alunni nella scuola di base e fino a 30 alle superiori.

L’assenza di provvedimenti per la riduzione del numero degli alunni per classe non può che avere come esito una delle pensate della ministra Azzolina, quella di introdurre turnazioni con metà alunni in presenza e metà “a distanza”.

I timidi provvedimenti del governo, che oltre tutto rischiano di far riaprire a settembre le scuole nel caos, non segnano certo l’inversione di tendenza delle politiche che hanno portato ai gravi problemi evidenziati oggi in tutta la loro pesantezza, compresa l’ulteriore immersione e deregolamentazione del lavoro docente, prodotta dalla didattica a distanza.

In questi giorni si sono svolte assemblee on line del personale in tutta Italia, che hanno coinvolto più di 400.000 lavoratrici e lavoratori della Scuola chiamati a pronunciarsi sulla trattativa e sulle eventuali azioni da intraprendere. Un risultato inatteso dalle stesse Organizzazioni sindacali, che dovrebbero trarne le dovute conseguenze. La partecipazione a queste assemblee sembra essere già un segnale importante, per come e quanto la pandemia abbia svelato le contraddizioni, non solo nel campo dell’istruzione, di un sistema ormai regressivo per la gran parte della popolazione. Nessun settore della società allude al futuro come quello dell’istruzione e ciò che si vede al momento non è un buon futuro.

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