Senza posti in deroga sul sostegno i docenti assunti fuori non potranno rientrare in Sicilia. Lettera

di redazione
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Antonella Pusateri – La sentenza del Consiglio di Stato che, con Ordinanza n. 1292/2018 pubblicata in data 21/03/2018, ha accolto l’istanza cautelare e il ricorso, in favore dei ricorrenti che avevano lamentato il mancato accesso al TFA Sostegno per la scuola primaria presso l’Università di Palermo, appare come una nuova tegola sul capo dei docenti palermitani specializzati e assunti al nord e ansiosi di tornare nella propria regione di appartenenza.

Se è vero e lecito tutelare i diritti degli idonei del TFA Sostegno III Ciclo 2017, infatti, mi chiedo chi tutelerà mai quelli dei docenti che hanno conseguito la specializzazione per le attività di sostegno Scuola Primaria dopo un durissimo percorso quadriennale con modulo di sostegno (Laurea in Scienze della formazione Primaria) e che sono stati costretti ad emigrare al Nord per ottenere, finalmente, il desiderato ruolo.

Vorrei ricordare che nessuno degli oltre 300 docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento della provincia di Palermo ha ottenuto il ruolo nella propria provincia, a seguito delle assunzioni stabilite dalla legge 107/2015 emanata dal governo Renzi e che ha preteso svuotale le suddette graduatorie ad esaurimento provinciali con un piano di assunzione su base nazionale.
Tutti assunti al nord. Tutti costretti a fare le valigie.

Questi docenti specializzati, ma anche e soprattutto coloro assunti negli anni precedenti al 2015, sono riusciti poi a tornare nelle province di appartenenza del Sud solo grazie alla mobilità annuale attraverso le assegnazioni provvisorie.

Nel momento in cui, nella fattispecie, l’Università di Palermo permetterà a 320 docenti (tanti sono i posti autorizzati dal MIUR con D.M. 141/17) di conseguire la specializzazione per il sostegno, le speranze di tornare anche solo con mobilità annuale, per i docenti assunti fuori regione, si affievoliscono.

Divengono quasi nulle in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 21 marzo che impugna il bando del MIUR, poiché si paventa che l’università di Palermo spalancherà le porte ai quasi oltre 200 ricorrenti, che con un percorso ancora più abbreviato conseguiranno il titolo di docenti di sostegno.

Al danno si aggiunge la beffa dato che l’incontro del 27 marzo tra MIUR e sindacati sull’informativa degli organici del personale docente per l’a.s. 2018/19 non si è concluso positivamente: in quella sede, infatti, il MIUR ha scelto di non trasformare NESSUNO dei posti in deroga per il sostegno in organico di diritto.

Che senso ha, allora, formare al Sud nuovi docenti specializzati (in Sicilia sono stati autorizzati dal citato D.M. ben 590 posti contro i 478 della Lombardia, da sempre ritenuta la regione con la più alta concentrazione di popolazione scolastica) se poi non si realizza la stabilizzazione nemmeno per i docenti specializzati storici e, soprattutto, non si garantisce il diritto e la continuità didattica agli alunni con disabilità.

Poi viene in mente che l’accesso al TFA III Ciclo costa ad ogni specializzando ben 3.700,00 euro, nella regione Sicilia, rivelatesi la più costosa d’Italia (La Repubblica, 4 maggio 2017) e sorge qualche domanda spontanea sulla vera natura che muove la volontà di attivare tali percorsi.

Auspichiamo che il MIUR riveda la sua posizione e si preoccupi di trasformare i posti in deroga sul sostegno in organico di diritto, garantendo, finalmente, continuità didattica agli alunni con disabilità e la stabilizzazione dei docenti già specializzati da decenni e costretti al nord.

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