Sentenza TAR in Friuli: nessuna divisione nelle disabilità gravi, il ministro Carrozza chiede un tavolo per fissare i criteri di assegnazione

di Giulia Boffa
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GB – Il TAR ha bloccato l’accordo fra l’Ufficio scolastico provinciale di udine e l’Azienda per i servizi sanitari del Medio Friuli che ha introdotto due sottocategorie nella disabilità grave: quella straordinaria e quella eccezionale, assegnando rispettivamente, alla prima un rapporto di un docente ogni due alunni, e alla seconda un rapporto di un docente per alunno.

GB – Il TAR ha bloccato l’accordo fra l’Ufficio scolastico provinciale di udine e l’Azienda per i servizi sanitari del Medio Friuli che ha introdotto due sottocategorie nella disabilità grave: quella straordinaria e quella eccezionale, assegnando rispettivamente, alla prima un rapporto di un docente ogni due alunni, e alla seconda un rapporto di un docente per alunno.

La sentenza recita:"Ritenuto opportuno, avuto riguardo al pregiudizio grave e irreparabile lamentato dai ricorrenti, che i dirigenti degli istituti scolastici evocati in giudizio riesaminino le decisioni assunte e attivino gli strumenti previsti dall’ordinamento, necessari per assicurare agli alunni il numero di ore di sostegno adeguato alle loro specifiche e individuali esigenze".

Una vittoria importante di una trentina di famiglie, che a settembre avevano deciso di ricorrere contro la modifica unilaterale della legge 104:"Un modo per aggirare la norma che invece prevede per tutti i casi gravi, un rapporto di uno a uno" dicono.

Per l’anno scolastico 2013/2014, in provincia di Udine sono 1.307 gli alunni disabili, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.Di questi, 722 sono certificati gravi, ma il documento siglato fra l’Ufficio scolastico provinciale e l’Ass 4 abbassa questa soglia a 464. Al momento gli insegnanti di sostegno sono 631.

Anche il ministro Carrozza boccia l’accordo ed ha chiesto "l’istituzione di un tavolo interistituzionale per fissare i criteri di assegnazione del sostegno", in risposta ad una interrogazione in commissione Cultura dalla parlamentare Pd Gianna Malisani.

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