Sentenza Cassazione: nei maltrattamenti a scuole condannati insegnanti e dirigenti

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Arriva la sentenza 38060 del 17 settembre della Corte di Cassazione che condanna, oltre agli insegnanti, anche il dirigente nei casi di maltrattamenti di minori a scuola. Vediamo le motivazioni.

Arriva la sentenza 38060 del 17 settembre della Corte di Cassazione che condanna, oltre agli insegnanti, anche il dirigente nei casi di maltrattamenti di minori a scuola. Vediamo le motivazioni.

Il fatto si riferisce alla scorsa primavera, quando in un asilo comunale vennero arrestate un’insegnante e la coordinatrice della scuola dopo un’indagine della polizia che fece emergere i maltrattamenti subiti dai bambini nella scuola. Le percosse ai piccoli perduravano da anni e furono provate con delle telecamere poste nelle aule e negli ambienti scolastici segretamente attraverso le quali furono registrati numerosi atti di violenza nei confronti dei piccoli, soprattutto quelli disagiati.





La dirigente, informata della situazione da altre insegnanti, non aveva preso, all’epoca, alcun provvedimento nonostante avesse l’obbligo di vigilanza , soprattutto nella scuola dell’Infanzia dove i soggetti sono privi di una adeguata autodifesa.

Ricorso della Dirigente scolastica
“Il Tribunale evidenzia le omissioni in ordine al dovere di segnalazione e di vigilanza ed elenca, correttamente, le fonti di prova dalle quali ricava tale convinzione (si vedano le pagine da 7 a 9 dell’impugnato provvedimento). A proposito delle fonti di prova il Tribunale indica – alle pagine 9 e 10 – anche l’intercettazione ambientale mediante video riprese effettuato dalla P. di S. e rileva come dal contenuto di tale intercettazione non viene mai registrata la presenza della (OMISSIS) (che come si e’ detto aveva anche un obbligo di vigilanza; obbligo di vigilanza che doveva essere piu’ incisivo soprattutto alla luce di quanto stava emergendo). Circostanza, questa, che ha portato la maestra (OMISSIS) a continuare “nelle sue condotte di maltrattamenti” dei bambini fino al (OMISSIS) quando sono state eseguite le misure cautelari.” si legge nelle motivazioni della Corte di Cassazione.

Proprio per queste motivazioni la suprema Corte rigetta il ricorso della dirigente avverso l’ordinanza del Tribunale di Roma che chiese la misura cautelare degli arresti domiciliari nei suoi confronti “indagata per il reato di maltrattamenti continuati ai danni di alunni della scuola ove l’indagata svolgeva la funzione di direttrice ed ometteva, in tale veste, “di esercitare i poteri di vigilanza, controllo, segnalazione e denuncia” non impedendo cosi’ i maltrattamenti posti in essere dall’insegnante”.

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