Il Senato si impegna a salvare 200mila supplenti altrimenti destinati al precariato a vita

di Lalla
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Ufficio Stampa Anief – Anief-Confedir: ora faccia altrettanto l’altro ramo del Parlamento, in vista dell’approvazione della legge europea. Così anche il Governo si dovrà rassegnare a trattare il personale non di ruolo dell’istruzione pubblica alla pari degli altri lavoratori.

Ufficio Stampa Anief – Anief-Confedir: ora faccia altrettanto l’altro ramo del Parlamento, in vista dell’approvazione della legge europea. Così anche il Governo si dovrà rassegnare a trattare il personale non di ruolo dell’istruzione pubblica alla pari degli altri lavoratori.

L’approvazione odierna in Senato dell’ordine del giorno presentato da Fabrizio Bocchino (M5S), vice presidente della Commissione Istruzione e Cultura, sulla stabilizzazione dei precari della scuola rappresenta un atto formale davvero importante: dopo i ripetuti interventi di Anief e Confedir in questa direzione, finalmente si apre una luce a favore di non meno di 200mila supplenti permanenti, altrimenti in larga parte destinati a rimanere in questo stato per decenni.

L’impegno del Governo a "valutare l’opportunità di definire celermente le questioni legate alla procedura d’infrazione UE 2010/2124, concernente la stabilizzazione del personale scolastico e ad adottarne le più opportune iniziative, anche a carattere normativo", così come riportato nell’odg del M5S, assume ancora più rilevanza perché rientra nella discussione dell’approvazione sulla legge europea.

Se i nostri parlamentari decidono di acquisire le indicazioni dell’Ue in tema di assunzioni – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e da oggi eletto anche segretario organizzativo Confedir – significa che presto dovranno per forza di cose applicare la direttiva comunitaria 1999/70/CE, la quale non ammette deroghe sulle assunzioni a tempo determinato per i precari con almeno 36 mesi di servizio svolto. Così come significa prendere finalmente posizione contro l’attività legislativa adottata, attraverso il Decreto Legge 70/2011, convertito nella Legge 106 del 12 luglio 2011, che ha permesso all’Italia di aggirare questa indicazione europea”.

Ora, se il Parlamento ha deciso di muovere i primi passi, dando seguito alle denunce del nostro sindacato, – prosegue Pacifico – significa che anche i lavoratori della scuola possono finalmente sperare di essere trattati alla pari dei colleghi del pubblico impiego e del comparto privato, poiché il nostro Paese rispetterebbe in toto le regole in tema di successione dei contratti”.

Anief-Confedir ritengono che da un punto di vista pragmatico l’indicazione del Senato potrebbe interessare almeno 200 mila precari della scuola. Gli stessi a cui il sindacato dà da tempo sostegno per garantire sia l’equiparazione economica del personale di ruolo, sia risarcimenti adeguati per il perdurare illegittimo dello stato professionale di supplenti, benché nella maggior parte di casi avessero superato da tempo il ‘tetto’ minimo dei 36 mesi di servizio svolto.

A tale scopo continuano le azioni giudiziarie del sindacato, presso i tribunali del lavoro, al fine di sollecitare il pronunciamento della Corte di Giustizia europea sulla legittimità dell’intervento retroattivo e derogatorio del legislatore italiano in tema di stabilizzazione dei precari della scuola.

Non possiamo che ringraziare il Movimento 5 Stelle – continua ancora Pacifico – per aver portato in Senato una questione di così alta rilevanza per il bene dell’istruzione italiana e dei suoi operatori. A tal fine cogliamo l’occasione per auspicare una presa di posizione dello stesso tenore nell’altro ‘ramo’ del Parlamento, a Palazzo Montecitorio, non dimenticando che in una situazione simile al personale della scuola versano i colleghi della sanità pubblica. L’ideale, a questo punto, è arrivare con un consenso politico unanime, a livello parlamentare, in vista dell’approvazione della legge europea. A quel punto – conclude il sindacalista Anief-Confedir – anche il Governo si dovrà rassegnare”.

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