Senato impegna Governo a predisposizione Piano Nazionale di azione per Infanzia e Adolescenza

di redazione
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red – Il Senato ha votato una mozione, votata all’unanimità, che impegna il Governo ad interventi per Infanzia e Adolescenza. Pubblichiamo la parte del testo nel quale si chiedono gli interventi.

red – Il Senato ha votato una mozione, votata all’unanimità, che impegna il Governo ad interventi per Infanzia e Adolescenza. Pubblichiamo la parte del testo nel quale si chiedono gli interventi.

Il Senato impegna il Governo:

1) ad adottare con la massima urgenza ulteriori politiche di crescita atte a superare la crisi economica che ha impoverito soprattutto le famiglie che hanno figli minori;

2) a predisporre al più presto un Piano Nazionale di azione per l’Infanzia e l’adolescenza e di risorse adeguate dedicate, quale strumento fondamentale per definire una strategia nazionale che preveda una pluralità di misure, coordinate e coerenti, perché la povertà agisce su diverse dimensioni e non ci può essere un unico strumento valido per affrontarla;
3) ad operare in direzione di un approccio coordinato a favore dell’infanzia e dell’adolescenza e dei suoi diritti, al fine di superare una dispendiosa e poco proficua frammentazione delle competenze tra più organi, statali, regionali e locali, e di garantire, mediante una visione unitaria, la conoscenza dei dati e delle risorse complessivamente spese e la pari opportunità di accesso ai diritti dei bambini e degli adolescenti dell’intero territorio nazionale;

4) a considerare il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea come un’opportunità per promuovere, in tale ambito, il rilancio ed il rafforzamento delle politiche e degli investimenti a favore delle giovani generazioni, anche con l’intento di escludere le spese più direttamente
dedicate all’infanzia, alla scuola e alle famiglie dal calcolo dell’indebitamento, considerandole spese in conto capitale, ovvero investimenti capaci di creare lavoro e valore;

5) a prevedere misure urgenti ed interventi di sostegno per consentire ai minori di essere educati nell’ambito della propria famiglia;

6) a definire e assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali di assistenza e la capacità di corrispondere ai diritti sociali e civili dei bambini e degli adolescenti, in termini di alloggi adeguati, accesso e qualità della formazione, di politiche della sanità e della sicurezza;

7) a rifinanziare in modo adeguato nella legge di Stabilità la legge n. 285 del 1997, recante “disposizioni per la promozione dei diritti e le opportunità dell’infanzia e l’adolescenza”;

8) ad accompagnare la sperimentazione delle misure di sostegno all’inclusione attiva previste nella legge di stabilità in tutto il territorio nazionale con progetti indirizzati ai nuclei familiari con minori e in grave difficoltà economica, elaborati e gestiti dagli enti locali in collaborazione con gli operatori sociali e con l’associazionismo territoriale;

9) ad istituire un Fondo nazionale da attribuire agli enti locali su parametri che tengano in considerazione le condizioni di povertà minorile e che permettano la garanzia di diritti di cittadinanza, come il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico;

10) a stabilire meccanismi di tipo sostitutivo per evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le Regioni e gli enti locali non vengano, rispettivamente, utilizzati e rispettati;

11) a diffondere tutte le sperimentazioni positive e le buone pratiche già esistenti in Italia;

12) a dotarsi di strumenti di analisi che consentano di valutare l’impatto che le misure adottate realizzano sulla qualità di vita dei bambini, delle bambine, degli adolescenti e dei giovani adulti;

13) a dare immediata attuazione, attraverso appositi decreti legislativi, alla legge 10 dicembre 2012, n. 219;

14) a prevedere misure urgenti atte a specificare che le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia;

15) a riconoscere i diritti dei bambini e delle bambine figli di madri private della libertà, favorendo il soggiorno con le mamme fuori dalle strutture carcerarie, in case famiglia protette, come già previste dalla legge n. 62 del 2011;

16) ad effettuare, nel rispetto delle competenze disciplinate dalla legge, il monitoraggio del numero esatto di case famiglia presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di tracciare la mappatura delle stesse; a prevedere ed attivare rigorosi meccanismi di controllo e vigilanza maggiormente efficaci sulle attività svolte dalle comunità o case famiglia, al fine di testare l’effettiva necessità, validità ed utilità dei progetti di affido previsti per ciascun minore;

17) a procedere ad una riforma dei servizi sociali al fine di rendere l’intervento degli stessi più selettivo ed efficace e maggiormente calibrato sulle esigenze del minore;

18) a valutare l’opportunità e l’urgenza di un piano di investimenti per l’istruzione pubblica che, a cominciare dai servizi alla prima infanzia, consenta alle famiglie di sentirsi coinvolte e supportate nei compiti educativi, soprattutto nelle aree a maggiore dispersione scolastica. A promuovere nelle scuole una piena integrazione dei minori stranieri anche con misure di supporto alla loro alfabetizzazione.

19) a porre in essere iniziative, anche di natura normativa, finalizzate ad istituire il tribunale della famiglia, al fine di adeguare il sistema della giustizia minorile alle “linee guida per il processo minorile in Europa”, approvate dal Consiglio d’Europa il 17 Novembre 2010, garantendo, in particolare, il diritto all’ascolto del minore e il diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, salvo nel caso di ragioni che giustifichino l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio;

19) a reperire le risorse necessarie per attuare un piano strategico di contrasto alla povertà minorile e giovanile finalizzato all’inclusione lavorativa dei giovani che escono dalle comunità di tipo familiare, visto che tali risorse non devono essere considerate una spesa che crea debito, ma un
investimento sul capitale umano e sullo sviluppo e la crescita del Paese.

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