Sempre più prestiti per far fronte alle spese scolastiche: il caro scuola indebita le famiglie italiane

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Il caro prezzi che ha investito anche il settore scolastico quest’anno ha portato ad un aumento di prestiti richiesti dalle famiglie italiane.

In particolare, secondo una ricerca di Facile.it e Prestiti.it., ammonta a più di 220 milioni il valore dei prestiti personali erogati nei primi 8 mesi del 2023 per far fronte a spese legate a scuola, università e formazione.

L’analisi, si legge su Ansa, mette in evidenza due fenomeni. Da un lato infatti, complice anche l’aumento dei tassi di interesse, l’importo medio richiesto alle società di credito per questa motivazione è diminuito del 4% su base annua (stabilizzandosi a 6.752 euro).

L’altro aspetto riguarda il fatto che, anche a causa dell’aumento generale dei prezzi, il peso percentuale delle domande di prestiti personali destinati allo studio è aumentato del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2022.

L’allarme delle associazioni

Nelle settimane precedenti abbiamo riportato varie stime delle associazioni legati alla tutela dei consumatori e delle famiglie.

Confedercontribuenti ritiene che quest’anno ogni famiglia spenderà più 1200 euro per le spese scolastiche: “Questo porterà inevitabilmente ad una dispersione scolastica, soprattutto nelle città del Sud!”, dice il presidente Ettore Minniti.

Il Sil Confesercenti ha lanciato l’allarme sul caro libri scolastici in particolare: il rialzo medio quest’anno potrebbe toccare un 8% con punte del 12% per alcuni titoli.

Anche Federconsumatori ha fatto i conti sui costi previsti sia per i libri che per il resto del materiale scolastico: dal monitoraggio effettuato dall’osservatorio nazionale Federconsumatori i costi del materiale scolastico registrano un aumento medio del +6,2% rispetto al 2022. Complessivamente la spesa per il corredo scolastico (più i “ricambi”) ammonterà quest’anno a circa 606,80 euro per ciascun alunno.

È in forte salita anche il costo dei libri, prosegue Federconsumatori: per ogni studente in media si spenderanno 502,10 euro per i testi obbligatori più 2 dizionari. La variazione rispetto al 2022 è del +4%.

“Dopo le associazioni studentesche, anche i presidi italiani confermano l’allarme lanciato da Assoutenti in merito ai pesanti rincari dei libri di testo e del corredo per la scuola”. Lo afferma l’associazione, che nei giorni scorsi ha diffuso uno studio sulla stangata che attende le famiglie alla ripresa dell’anno scolastico. “Il governo deve intervenire per evitare l’ennesimo salasso a danno delle famiglie, creando in collaborazione con produttori e commercio “kit scuola” con prodotti a prezzi calmierati in modo da aiutare i nuclei meno abbienti ad acquistare tutto l’occorrente per l’anno scolastico. Sul fronte dei libri, invece, è necessario sanzionare pesantemente le scuole che sforano i tetti ministeriali, e avviare una approfondita indagine per capire come sia possibile che di anno in anno un libro subisca incrementi di prezzo pur presentando gli stessi identici contenuti dell’anno precedente” , conclude Assoutenti.

Il fenomeno rincari è ovviamente al centro dei pensieri delle associazioni di genitori. il Forum delle Associazioni Familiari,  ricorda che “il Diritto allo studio, pietra fondante della nostra Costituzione, viene messo in discussione con il caro scuola che agita le famiglie italiane già alle prese con un settembre tormentato da incognite e rincari”, sostiene il presidente Adriano Bordignon.

Le prospettive più fosche – prosegue Bordignon -, riguardano le famiglie con studenti della Scuola Secondaria, per i quali si stima, in media, una spesa di 1.200€ pro capite per libri e corredo scolastico. È necessario, oltre al cosiddetto “bonus libri”, per lo meno prevedere la detraibilità della spesa per le famiglie”.

Anche i dirigenti scolastici lanciano l’allarme. L’ANP con Mario Rusconi, membro del Consiglio Nazionale e portavoce dell’associazione propone agli editori: “Realizzate libri più spartani”.

Rusconi suggerisce un cambio di paradigma nell’approccio alla creazione dei libri di testo. Citando esempi come quelli del Giappone, dove i libri sono prodotti in modo più essenziale e spesso su carta riciclata, ha suggerito che l’Italia potrebbe seguire una strada simile.

Con rincari che oscillano tra il 7 e il 15%, dovuti in gran parte alla crescita dei costi delle materie prime come la carta, il peso ricade inevitabilmente sulle spalle delle famiglie.

Inoltre, Rusconi ha sottolineato come, in un’era dominata dalla tecnologia, molte scuole siano ora dotate di lavagne interattive e gli insegnanti possono facilmente accedere a risorse online. “Potremmo quindi incrementare le biblioteche di classe e quelle digitali”, ha proposto.

Anche la politica si mostra preoccupata al fenomeno rincari prezzi per la scuola.

“Quello del caro libri è un tema molto caro al Governo e sul quale stiamo lavorando approfonditamente”, ha detto nelle scorse settimane il Sottosegretario al Ministero dell’istruzione e del merito, Paola Frassinetti.

“Il ministro Valditara ha già incontrato in questi giorni il ministro Giorgetti per discutere dell’introduzione di misure che vadano a sostegno delle famiglie”, ha aggiunto.

“Si tratta di una priorità per noi e stiamo lavorando per dare risposte concrete al problema”, conclude Frassinetti.

Proprio oggi, 6 settembre, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, durante il Question Time ha parlato del tema: “Per quanto riguarda la scuola primaria, ricordo che i libri di testo sono forniti gratuitamente grazie a riforme statali, inoltre, sono i comuni a provvedere al costo dei libri di testo per gli studenti meno abbienti. La definizione delle modalità di spartizione delle risorse spetta alle singole regioni“.

Per quanto spetta alle competenze statali, i fondi per l’anno scolastico 2023/2024, sono pari a 133 milioni di euro, a carico dello Stato. Tutte le iniziative finalizzate a sostenere le spese delle famiglie hanno il supporto di questo governo“, ha aggiunto.

La povertà educativa dilaga, 1.4 mln minori in povertà assoluta, 2.2 mln in povertà relativa. Sono bambini e ragazzi che tra le altre cose nn riescono ad acquistare i libri di scuola. I presidi poche ore fa ha lanciato un allarme dicendoci che il rincaro dei libri arriva fino al più 15%, per cui le famiglie italiane arriveranno a spendere più di 1.200 euro per mandare i propri figli a scuola. Finora dal governo sono arrivati solo annunci e tagli come quello al reddito di cittadinanza, che era uno strumento fondamentale per sostenere il diritto allo studio per le fasce più deboli. Ancora non si è capito cosa Valditara e il governo abbiano realmente intenzione di fare affinché la scuola non sia un privilegio per pochi ma un diritto costituzionalmente garantito per tutti. Una cosa è certa: è già tardi”.

Così la deputata M5S Anna Laura Orrico intervenendo in aula nel corso del question time alla Camera sul tema caro-libri del 6 settembre.

In precedenza, sempre il M5S ha proposto misure per salvaguardare il diritto allo studio, tra cui l’istituzione di una “dote educativa”. L’obiettivo è duplice: prevenire la dispersione scolastica e garantire il diritto all’educazione, nonostante gli ostacoli finanziari.

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