Selezione e reclutamento docenti. Di Meglio: “Il concorso è l’unica strada. Prima però risolvere precariato storico”

di redazione
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di Eleonora Fortunato – Sì del coordinatore nazionale della Gilda Rino Di Meglio ai concorsi ‘locali’. Ma non banditi da singole scuole o da reti di scuole come suggerisce il nuovo PD, piuttosto spezzettando gli ambiti territoriali. Fermo no alla chiamata diretta.

di Eleonora Fortunato – Sì del coordinatore nazionale della Gilda Rino Di Meglio ai concorsi ‘locali’. Ma non banditi da singole scuole o da reti di scuole come suggerisce il nuovo PD, piuttosto spezzettando gli ambiti territoriali. Fermo no alla chiamata diretta.

Raggiungiamo il coordinatore della Gilda degli Insegnanti al telefono nella mattina in cui tutti i giornali gli chiedono notizie sul tema caldo del giorno: la restituzione degli scatti di anzianità prima annunciata dal MEF e poi ritirata grazie a un intervento di Palazzo Chigi. Così il nostro interlocutore resta un po’ stupito nell’apprendere che a noi, invece, interesserebbe sapere a che punto è la riflessione del suo sindacato sul reclutamento dei docenti, una macchina il cui cigolio, dopo trent’anni di riforme incompiute, sta diventando assordante. Un po’ grave se si pensa che nel prossimo decennio andrà in pensione un terzo degli insegnanti: in assenza di un’idea precisa su come selezionare, formare e mettere in cattedra i docenti, la scuola non rischia forse di perdere la sua grande occasione di rinnovamento?

“Nonostante i blocchi della Fornero il corpo docenti italiano è il più anziano d’Europa – afferma Di Meglio –  quindi la discussione sul reclutamento non si può più rimandare. Ma vorrei sottolineare che il primo passo in questa direzione è trovare una soluzione al precariato: viviamo una situazione che ha dell’assurdo. La Corte Europea sta intervenendo a tutela dei lavoratori, presto ci sarà anche la nostra udienza. Lo si deve dire chiaramente e una volta per tutte: basta ai contratti a tempo determinato reiterati”. Il problema secondo il coordinatore della Gilda non è nelle supplenze temporanee, che difficilmente si possono evitare, quanto piuttosto nell’abuso di contratti annuali per la copertura di posti effettivamente disponibili: se le cattedre sono libere, si passi subito alle assunzioni a tempo indeterminato. Non farebbe una piega, non fa una piega, ma a noi adesso non interessa tanto questo punto, quanto più invece approfondire quali criteri dovrebbero guidare la selezione e la formazione degli insegnanti. Provare a capire se e quanto le formazioni sindacali, in questo caso la Gilda, sono capaci di interpretare le aspettative dell’opinione pubblica e soprattutto dei soggetti che esse ancora non rappresentano, cioè gli aspiranti insegnanti.

Così sollecitiamo il coordinatore nazionale a esporci il suo punto di vista in tema di abilitazioni e selezione in ingresso: “La Gilda si è sempre pronunciata a favore di una rigorosissima selezione in ingresso, che eviterebbe problemi come la valutazione, l’individuazione dei suoi criteri e così via”. Ma qual è la strada maestra per questa selezione così rigorosa? Di Meglio, in sintonia con tutti gli altri sindacati rappresentativi, non ha dubbi: “Il concorso pubblico è l’unico strumento in grado di assicurare il reclutamento del personale all’interno della scuola pubblica, in ossequio anche ai principi costituzionali. Ribadiamo il fermo no a qualsiasi ipotesi di chiamata diretta da parte degli istituti. E’ il meccanismo dei concorsi che deve tornare a essere fluido, snello: purtroppo non ci troviamo ancora a questo punto, anche l’ultima tornata concorsuale, quella voluta da Profumo, ha mostrato i segni di debolezza del sistema, la sua farraginosità”.

Il concorso pubblico viene indicato spesso e da più parti ultimamente come la panacea di tutti i mali. Ma tante declinazioni possono esserne fatte: che cosa ne pensa,  per esempio, il nostro interlocutore dei concorsi a livello di scuole o di reti di scuole che il responsabile Scuola del PD, Davide Faraone, ha illustrato proprio in un’intervista rilasciata a OrizzonteScuola? “Ne discuterò molto volentieri con lui se avrà voglia di confrontarsi con noi, che forse la scuola la conosciamo un po’ più da vicino. L’Italia non è la Gran Bretagna! Pensi che cosa vorrebbe dire per una scuola o anche per un insieme di scuole avviare un concorso, è inimmaginabile. Concordo con l’idea che i concorsi debbano essere locali, su base regionale e provinciale, ma già lo sono. Occorrerebbe semmai una maggiore spezzettatura degli ambiti territoriali ampi come quelli di Napoli, Milano, Roma. Insomma, bisognerebbe lavorare per dare un assetto più razionale all’organizzazione dell’amministrazione pubblica”.

Una soluzione sistemica, quindi, a un problema ormai diventato endemico. Soluzione su cui non sarà facile mettersi d’accordo, visto che di recente la Gilda ha anche scritto che alla politica serve mantenere una situazione di confusione e approssimazione perché “una massa di lavoratori senza certezza e senza diritti è più ricattabile”. Un’accusa molto forte, che Di Meglio tiene a rincarare: “Se le cose non stessero davvero così, perché si continuerebbe a vessare il docente precario sul tema ferie in presenza di ben precise direttive europee che vietano comportamenti discriminatori tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni?”.

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