Seguire Greta vuol dire meno plastica, meno fumo, meno smartphone. I giovani sono pronti? Lettera

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Inviato da Cristina Sbarra – “Amo la scuola”, dice Greta, e le crediamo. Lei crede nella lotta per la sensibilizzazione sul problema climatico, nella nostra società, e su questo non ci sono dubbi.

Lotta che è, aggiungo io, prima di tutto una lotta per un diverso modo di vivere: più rispetto per l’ambiente e meno ‘consumismo sfrenato’ a tutti i livelli. Come si fa a non essere d’accordo?

Amo la scuola e per questa lotta in cui credo sono costretta a saltarla, sapendo di fare un danno a me, avrebbe aggiunto. Ma il danno, oltre che ‘didattico’, è anche quello di tipo formale: non sarà presente e perciò farà molte assenze, le quali andranno a contare sul suo monte ore scolastico, in termini di valenza o meno dell’anno scolastico.

Insomma, lei si è presa le sue responsabilità. E perché non lo fanno anche i nostri studenti? Perché nel nome di una causa che ritengono giusta non accettano di andare incontro allo stesso rischio di vedere aumentato il numero dei giorni di assenza dal proprio monte ore?

Non vorrei entrare nel merito della diatriba – cambiamenti climatici tutta colpa dell’uomo/o no – ci sono per questo autorevoli scienziati che discutono, e non tutti sono d’accordo. Ma neanche trovo giusto incoraggiare acriticamente ogni forma di ‘dissenso ambientale’ fino ad arrivare a permettere che si salti la scuola impunemente! (Grazie ministro, ma non avevamo bisogno noi insegnanti del vostro consiglio buonista su come trattare gli scioperanti del venerdì ..). Non vorrei nemmeno pensare a quanti si farebbero scudo della possibilità che l’assenza non conti e perciò se ne stiano a letto! (E ce ne saranno…)

Mi auguro che i giovani scioperanti comincino anche a cambiare le proprie abitudini! Meno plastica; meno fumo; meno inquinamento da radiazioni elettromagnetiche: cominciate a spegnere lo smartphone in luoghi ristretti, dove si superano i limiti di legge con soli 4 cellulari accesi e, se ci sono bambini, il danno può essere ancora più grave, come ci dicono i medici ormai da anni. Meno moto e più bici. Meno chat e più libri. Meno rumore e più attenzione. Meno presunzione di ragione e più studio. Più rispetto, insomma. A cominciare da casa propria, per continuare in classe. Rispettando le regole scolastiche.

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