Seggi elettorali: l’88% nelle scuole. Indicazioni del Viminale per individuare sedi alternative. Circolare

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Il Gruppo di lavoro, istituito al ministero dell’Interno – su indicazione del ministro Lamorgese – e composto da rappresentanti del ministero dell’Istruzione, dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dall’Unione delle province d’Italia (Upi), per l’individuazione di immobili da destinare al funzionamento dei seggi elettorali in alternativa all’ordinario utilizzo di strutture scolastiche, ha approvato il documento che indica i requisiti che devono essere osservati per la costituzione della “sala delle elezioni” (cioè dei locali all’interno dei quali sono costituiti i seggi) e per l’individuazione dei fabbricati che ospitano i seggi, allo scopo di assicurare un agevole accesso e deflusso degli elettori, l’adeguato allestimento delle cabine e la vigilanza da parte delle Forze dell’ordine.

Attualmente, spiega il Viminale, sul territorio nazionale l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova all’interno di edifici scolastici. In particolare, sono edifici destinati alla didattica il 75% circa dei fabbricati che ospitano uno o più seggi. Con il documento approvato si intende dare nuovo impulso alla iniziativa avviata l’anno scorso in occasione del turno di consultazioni elettorali del 20 e 21 settembre 2020, che ha consentito lo spostamento in sedi diverse dagli edifici scolatici di 1.464 sezioni elettorali distribuite in 471 comuni.

Il Gruppo di lavoro ha indicato in via esemplificativa alcuni tipi di edifici che potrebbero ospitare sezioni elettorali, rispetto ai quali i comuni interessati dovranno verificare l’idoneità e il rispetto dei requisiti indicati. Questi edifici sono, per esempio, uffici comunali e sale consiliari; biblioteche e sale di lettura; palestre e impianti sportivi, comprese le palestre scolastiche, se il loro uso come seggio non impedisca l’attività didattica.

Altri fabbricati indicati possono essere centri e impianti polifunzionali; circoli ricreativi e sportivi; locali dopolavoristici; spazi espositivi e fieristici; ludoteche; ambulatori e altre strutture non più ad uso sanitario; spazi non più adibiti a mercati coperti, mentre non sono indicati per motivi di opportunità edifici come sedi di partiti politici od organizzazioni sindacali, edifici di culto, caserme.

Con una circolare del Capo dipartimento per gli Affari interni e Territoriali, Claudio Sgaraglia, il documento è stato inviato ai prefetti ai fini di una sensibilizzazione dei sindaci sull’esigenza di individuare il maggior numero di immobili come sedi alternative di seggi.

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