Secondo Treelle la scuola italiana non ha bisogno di soldi. Puglisi: “affermazione curiosa”

di
ipsef

red – Una posizione in controtendenza quella dell’associazione Treellle (finanziata da Confindustria). "Da anni – ha dichiarato Attilio Oliva, presidente di Treelle, dalle pagine del quotidiano "Il Giornale" – si racconta che la scuola non ha soldi. Una bugia". "La scuola italiana non ha bisogno di più soldi semmai di diverse regole nella formazione e nel reclutamento di insegnanti e dirigenti".

red – Una posizione in controtendenza quella dell’associazione Treellle (finanziata da Confindustria). "Da anni – ha dichiarato Attilio Oliva, presidente di Treelle, dalle pagine del quotidiano "Il Giornale" – si racconta che la scuola non ha soldi. Una bugia". "La scuola italiana non ha bisogno di più soldi semmai di diverse regole nella formazione e nel reclutamento di insegnanti e dirigenti".

E vengono snocciolati dei dati: "In Italia la spesa per ogni bambino è tra le più alte d’Europa. In soldoni, 8.669 dollari all’anno contro la media europea di 7.762 (dollari all’anno). In Francia spendono molto meno (6.373) così come in Spagna (6.619) e in Germania (7.466)".
"La scuola ha bisogno di organico e risorse certe, più che di nuove regole"

Per l’associazione sono tanti anche i docenti uno 11,3 alunni contro i 21,5 della Francia e i 12,6 tedeschi. Ci sono circa 130mila insegnanti in più e per questo "la retribuzione oraria dei nostri prof è praticamente la metà di quella dei colleghi tedeschi".

Questi sono i dati che oggi saranno presentati a Roma in occasione della presentazione del periodico "I numeri da cambiare, Scuola, università e ricerca. L’italia nel confronto internazionale" che Treelle realizzerà in collaborazione con la Fondazione Rocca.

A ripondere alle affermazioni di Oliva è stata Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, che ritiene curiosa tale posizione. "Se si fanno i conti, – dice la Puglisi – si scopre che l’Italia non spende di più di altri Paesi, anzi. Nel conto ci sono, da noi, gli insegnanti di sostegno, il cui costo in altri Paesi europei è a carico di altri ministeri e gli insegnanti di religione, che sono nominati dall’autorità ecclesiastica, ma sono pagati dalle casse dello Stato italiano".

"La scuola italiana più che di nuove regole ha bisogno di certezze, – conclude – di risorse e di organico, per dare finalmente attuazione all’unica vera riforma epocale, quella dell’autonomia scolastica. Con i docenti eternamente precari e le scuole senza soldi, regole e modelli saranno semplicemente esercizi di bella teori"

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