Secondo Ianes, il futuro del sostegno si chiama “evoluzione positiva”. Parte sperimentazione in Trentino

di Giulia Boffa
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GB – Dal prossimo autunno  e per due anni scolastici quindici classi delle scuole del Trentino praticheranno un modello di scuola che prevede "l’evoluzione dell’insegnante di sostegno".

GB – Dal prossimo autunno  e per due anni scolastici quindici classi delle scuole del Trentino praticheranno un modello di scuola che prevede "l’evoluzione dell’insegnante di sostegno".

Lo spiega Dario Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all’università di Bolzano, in un intervento sull’ultimo numero della rivista del Centro psicopedagogico per la pace.

"Uno dei pochi Paesi al mondo in cui tutti gli alunni con disabilità sono nella scuola normale, e questa è una grande conquista di civiltà" afferma Ianes.

Ma l’insegnante di sostegno non può essere considerato un "delegato" dal consiglio di classe.

"All’origine dei sempre più frequenti fenomeni di delega al sostegno da parte degli insegnanti curriculari e delle sempre più presenti micro-esclusioni di alunni disabili dalle loro classi, penso che sia la presenza speciale e dedicata di un insegnante speciale, anche specializzato, che in buona o cattiva fede si fa carico in prima persona del ‘caso’, cioè l’alunno con disabilità, che di fatto con la sua diagnosi ha generato quel posto di sostegno. Se c’è chi ha studiato per questo, che è stato nominato per questo, sia lui ad occuparsene!".

Questo fenomeno è definito da Ianes "degenerativo dell’integrazione", a cui il docente contrappone la sua idea di "evoluzione positiva" del sostegno.

"I 101.000 insegnanti di sostegno cambiano ruolo in due direzioni diverse: 85.000 – cifre ipotetiche – entrano nella scuola come insegnanti curriculari a tutti gli effetti, rafforzando l’offerta formativa per tutti. Gli altri circa 15-16.000 diventano specialisti, figure itineranti di alta competenza tecnica che forniscono consulenza, materiali, strategie, aiutano, monitorano, valutano tutti i colleghi curriculari ai quali tutti è demandata l’integrazione, come è nello spirito delle leggi e anche nella Costituzione".

La consulenza tecnica sarebbe un "Un lavoro insieme – spiega Ianes – con contenuti di expertise che non ricalcano le varie disabilità – autismo, ritardo mentale, etc. – ma riguardano le metodologie per realizzare strategie di apprendimento cooperativo, meta-cognitivo,  per adattare materiali, usare nuovi linguaggi e modi di comunicazione, aiutare i cambiamenti comportamentali difficili, sfruttare al meglio e in maniera inclusiva le nuove tecnologie. In questo modo – conclude Ianes – tutti gli insegnanti riuscirebbero a introdurre quel tanto di ‘specialità’ di cui la ‘normalità’ ha bisogno per rispondere in modo efficace ai bisogni degli alunni con disabilità".

 

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