Se vogliamo davvero la didattica in presenza smettiamola con i dogmi e gli slogan superficiali. Lettera

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Inviata da Giuseppe Bruno -Ho letto, con iniziale soddisfazione, la lettera dell’Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori ed agricoltori) nella quale si chiedeva come logica, razionale misura prudenziale la non riapertura delle scuole il 7 gennaio, riportando autorevoli e penso difficilmente confutabili fonti riguardo all’incidenza delle scuole nel contagio

Mi serpeggiava un dubbio, per la verità, nel corso della lettura: come mai non si facesse riferimento all’attuale, poco comprensibile e giustamente contestata da tantissimi sindaci, riapertura voluta dal governo delle scuole materne, primarie e medie (e Sostegno). Ma poi, in chiusura dell’articolo, mi accorgo che ancora una volta ci si riferiva solo alle scuole superiori, escludendo infanzia, elementari, medie e disabili.

Adesso sorge spontanea la domanda a cui vorrei rispondesse l’ Unsic : i famosi dati si riferiscono alle superiori? ma se sono chiuse o quasi? Non credo che quella attuale sparuta minoranza di frequentanti le superiori possa essere causa di un così allarmante contagio? Vorrei un chiarimento, perché se viceversa i dati si riferiscono alle scuole effettivamente aperte (senza alcuna seria possibilità di controllo riguardo a contagio e tracciamento) e a tutti i gradi di scuole dall’infanzia alle superiori, come ho motivo di credere, il discorso cambia.

Il chiarimento appare necessario, anche per tranquillizzare coloro che ancora usano il cervello, perché se così fosse, e cioè che il dato a cui fa riferimento l’Unsic includa sicuramente (se non esclusivamente) anche gli ordini inferiori di scuole, la conclusione dell’ Unsic non potrebbe che essere ancora una volta frutto di un “dogma” “intoccabile” e cioè che in nessun caso, anche fossero le prime o tra le principali fonti di contagio le scuole dell’ infanzia, della primaria, delle medie (e il Sostegno) non possono assolutamente essere chiuse. Perché? “Sic vult Deus!?”. So bene che ci sono delle esigenze più che importanti alla base di questo atteggiamento non solo ministeriale, che polemicamente definisco “dogma”; esigenze segnalate in tempi non sospetti dallo scrivente in questa stessa sede e cioè, oltre ai limiti arcinoti della didattica a distanza che non può assolutamente sostituirsi a quella in presenza e il fatto che dalla media in giù è progressivamente necessario il supporto di un aiuto in casa, la difficoltà tecnica ed economica di poter far connettere tutti e nel modo adeguato.

Ma se si battesse solo su queste esigenze per tenere aperte le scuole e non si volessero di proposito falsare i dati o peggio, istericamente ignorarli o sottovalutarli come  ragazzini indottrinate e loro indottrinatori fanno, allora non mi permetterei di definire un “dogma intoccabile” l’insistere sulla apertura delle scuole di ogni ordine e grado. Dire che “la scuola è un luogo sicuro” diventa uno slogan senza portare dati realmente validi a suffragio di questa affermazione e ignorando (volutamente, questa è almeno l’impressione che si da) realtà numerose in tutta Italia – clamorosa quella calabrese (ufficialmente “non classificabile” da parte dell’Istituto Superiore di Sanità) – di documentata totale, o quasi, assenza di prevenzione e assistenza.

Partendo dall’insufficienza di tamponi, al loro lentissimo e alla fine inutile processamento, quindi al conseguente inesistente tracciamento, ma, soprattutto, considerando l’assenza di direttive chiare ed univoche, razionali e coerenti da parte delle strutture sanitarie preposte e il totale caos o l’insufficienza di immediato intervento all’insorgere della malattia o del contagio con il conseguente collasso dei Pronto Soccorso e degli ospedali;  partendo da tutto ciò, ampiamente documentato e documentabile in tantissima parte d’Italia, come si possa passare a sostenere che “la scuola è un luogo sicuro” resta un mistero. Sfido chiunque a dimostrare che il famoso tracciamento abbia funzionato o funzioni nelle stragrande maggioranza delle scuole italiane: penso che molti attori di questa realtà dai genitori, ai docenti agli alunni stessi, avrebbero tantissimo da documentare in contrario; né il fatto che i più giovani e i bambini non contraggano la malattia nella sua forma palese e grave, può essere sufficiente a tranquillizzare, perché se così fosse (a meno che non si provi che essi non siano portatori del virus) salterebbe tutto il discorso degli asintomatici portatori sani che è la vera causa del “tremendo” locdown.

E allora se vogliamo sostenere l’indubitabile bontà della didattica in presenza e far si che si torni a scuola al più presto, prendiamo atto onestamente della realtà estremamente problematica e di conseguenza rischiosa che tutti conosciamo e cerchiamo insieme di porvi al più presto rimedio senza slogan e isterismi che come al solito invece di risolverlo il problema lo aggravano.

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