Se uno studente lancia contro una studentessa, a scuola, un copertone d’auto. Di chi è la responsabilità?

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Il Tribunale di Firenze con una sentenza del 24 ottobre 2016, affronta un caso molto particolare,che ben evidenzia quanto imprevedibili, possono essere a volte i comportamenti degli studenti, e quante responsabilità devono fare capo ai docenti ed alla scuola.

Nelle prime ore del pomeriggio, una bambina stava svolgendo attività ricreativa nel giardino della Scuola Materna facente parte dell’Istituto comprensivo, allorché un altro allievo le tirava addosso urtandola contro la gamba destra, un copertone d’auto presente all’interno del giardino, e così facendola cadere a terra.

La bambina, a causa di questo evento, pativa diverse situazioni problematiche e decideva di agire, la sua famiglia, per chiedere il giusto risarcimento danno. Il MIUR ha evidenziato, anche sulla base della testimonianza acquisita, che il sinistro in oggetto era frutto di un’assoluta accidentalità, imprevedibilità ed inevitabilità dal momento che le gomme (copertoni d’auto) erano allocate nel luogo ove si trovavano gli allievi maschi della Scuola durante la ricreazione, a distanza di circa 3-400 metri dal diverso luogo ove le allieve della Scuola stessa giocavano e le gomme erano collocate a terra per consentire agli allievi maschi la semplice effettuazione di percorsi.

Pertanto nessuna responsabilità era ascrivibile al personale docente e all’Istituto che aveva organizzato le attività ludiche in modo da non consentire l’interazione fra gli allievi, interazione imprevedibile ex ante che sarebbe, invece, avvenuta a causa del lancio della gomma da parte di un compagno di classe della minore. Il Tribunale di Firenze ricorda che “è ormai opinione comune che con l’espressione precettore si faccia riferimento agli insegnanti in genere. Più in particolare devono essere considerati come tali sia gli insegnanti di scuole pubbliche e private (Cass. 2342/1977; C. 263/1970), sia gli istruttori sportivi (Cass. 2027/1984); organizzatori di una settimana bianca (Cass. 482/2003); gli assistenti di colonie per le vacanze dei minori (Cass. pen. 27.6.1989); gli addetti alla vigilanza dei minori negli istituti di osservazione dei centri di rieducazione per i minorenni (Cass. 3933/1968); i maestri in servizio presso un patronato scolastico (Cass. 826/1981); mentre si esclude che tale qualifica spetti al direttore didattico o al preside dell’istituto scolastico ed a coloro che non svolgono attività di insegnamento, come bidelli, uscieri, inservienti (Cass. 5663/1994). Può inoltre affermarsi che i precettori rispondono dell’illecito commesso dagli allievi limitatamente al periodo in cui essi sono sotto la loro vigilanza.

Quest’ultimo è stato delineato dalla giurisprudenza non solo in relazione al periodo delle lezioni, ma anche a quello della ricreazione, alle gite scolastiche, alle ore di svago trascorse nei locali scolastici o di pertinenza della scuola (Cass. 263/1970), fino al momento di uscita e della riconsegna ai genitori (Cass. 2380/2002; Cass. 5424/1986).”

Quale onore della prova?
“A ciò si aggiunga che come affermato anche dalla Suprema Corte di Cassazione (sent. 3081/2015) costituisce onere di colui che agisce per ottenere il risarcimento la prova che l’evento dannoso si è verificato nel tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, restando indifferente che venga invocata la responsabilità contrattuale per negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie – suggerite dall’ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo – affinché, fosse salvaguardata l’incolumità dei discenti minori. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità dell’istituto scolastico con riguardo all’infortunio subito da una minore dopo l’uscita di scuola , allorché, mentre era seduta sul parapetto della scala dell’edificio scolastico, era caduta all’indietro, in seguito alla spinta di un compagno).

Inoltre può agevolmente dedursi che il dovere di vigilare vari con l’età: è più rigoroso per gli insegnanti di scuola elementare, si attenua nelle scuole superiori. Tanto premesso il precettore si libererà da responsabilità, soltanto se riesce a dimostrare che era presente e che non ha potuto materialmente impedire l’evento, dato il suo carattere imprevedibile, repentino ed improvviso. Se, invece, era assente deve provare che l’attività svolta dagli studenti era tale da non comportare alcun pericolo per loro, avuto riguardo all’età ed alla maturità media che si poteva pretendere da quegli allievi. In questo caso non potrà liberarsi se l’assenza non sia giustificata e non si sia fatto sostituire da altro personale qualificato. La giurisprudenza di legittimità è, tuttavia, conforme nel ritenere che la prova liberatoria per il precettore non possa dirsi raggiunta in base alla sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, ma richiede anche la dimostrazione di avere adottato, in via preventiva, le misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare la situazione di pericolo (v. Cass. 2413/2014; Cass. 9542/2009; Cass. 2657/2003; Cass. 5668/2001; Cass. 2027/1984).” Per concludere il Tribunale di Firenze ha condannato il MIUR a risarcire agli attori il danno subito corrispondendo la somma di Euro 30.150,00.

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