Se si svolge una supplenza senza i titoli lo stipendio deve essere restituito? Sentenza

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Diversi contenziosi sono sorti e sorgeranno ancora nel tempo in ordine al fatto che dopo delle verifiche effettuate dall’amministrazione all’atto dell’instaurazione del rapporto di lavoro il lavoratore in questione non sia in possesso dei titoli richiesti. Quello che ci si chiede è se in casi come questi lo stipendio debba o meno essere restituito. Altra questione è quella della valutazione del servizio. Si tratta due procedure distinte con diverse conseguenze.

Il fatto

La vicenda sub iudice attiene ad un danno erariale derivante dall’avere la convenuta percepito retribuzione dal MIUR presso la direzione didattica in assenza dei presupposti di legge, stante la mancanza di titoli richiesti per essere inserita nella graduatoria permanente del personale ATA . In particolare, tale mancanza derivava a detta dei giudici dall’incontestato accertamento, in sede amministrativa e penale, per entrare in detta graduatoria, della falsa dichiarazione di aver svolto servizio di collaboratore scolastico presso circostanza non veritiera, in quanto smentita sia dal Comune sia dal Dirigente scolastico dell’Istituto che ha escluso qualsiasi servizio della convenuta presso l’Istituto stesso .

Se due scuole sono contigue non significano che siano unitarie

La Corte dei Conti con provvedimento sezione Lombardia n.28585 Sent.57/2017 afferma che “nessun errore scusabile è configurabile, come prospettato (dalla ricorrente) circa l’espletamento, nei suddetti anni, di servizio presso scuola comunale materialmente contigua a quella Statale; è sufficiente replicare a tale fantasioso argomento che la contiguità fisica tra due Scuole non rende le stesse unitarie, essendo giuridicamente distinte e facenti capo, tra l’altro a soggetti autonomi (Comune e MIUR) con i quali si instaurano, ovviamente, autonomi e distinti contratti di lavoro”.

L’attività lavorativa svolta senza il prescritto titolo ex lege costituisce danno erariale

“Circa poi l’eccepito reale espletamento delle mansioni presso la direzione didattica a vantaggio della stessa, lo stesso è giuridicamente irrilevante ex art.2126, co.1, parte seconda, c.c., trattandosi di lavoro fondato su contratto la cui causa concreta è contraria a principi di ordine pubblico, come chiarito da questa Corte con sentenza 26.3.2012 n.203 (confermata in appello da id., sez.I app., n.511 del 2014; cfr. anche Sez. d’Appello per la Regione Siciliana n. 127/2011), da intendersi qui richiamata, in linea con la consolidata giurisprudenza di questa Corte, ferma nel ritenere che l’erogazione di compensi in favore di soggetti che abbiano svolto un’attività senza il possesso dei prescritti titoli costituisce danno a carico del bilancio dell’ente interessato, a nulla rilevando la circostanza che gli emolumenti percepiti abbiano corrisposto a prestazioni effettivamente svolte (in tal senso v. ex plurimis: Sez. Lazio n.16/1998; Sez. Puglia n.14/2000; Sez. III^ Centrale d’Appello n.279/2001; Sez. d’Appello per la Regione Siciliana n.154/2006). Del resto, anche la Cassazione, in analoghe vicende afferenti il mancato possesso di titoli legali di abilitazione all’insegnamento, ha ravvisato la non debenza della retribuzione ex art.2126 c.c. per contrasto con norme imperative (Cass., 5131/2004; id., 4341/1986)”.

Non va restituito tutto lo stipendio se si è lavorato senza titolo, si dovrà valutare però la compensazione in via equitativa

“Tuttavia, alla luce dei generali principi civilistici sull’indebito o sull’ingiustificato arricchimento (ipotizzabili a fronte di nullità del contratto per illiceità dell’oggetto o della causa: Cass., 8830/1987) e, soprattutto, dell’art. 1, co.1-bis della legge 20/1994, che impone una valutazione dei vantaggi conseguiti dalla P.A. per l’utilità apportata dall’attività lavorativa della convenuta per una prestazione professionale non particolarmente qualificata e che non richiede il possesso di specifiche cognizioni tecnico-culturali, comunque possedute dalla convenuta per pregressi analoghi servizi resi (e menzionati in sede di domanda di partecipazione al bando), deve riconoscersi che l’attività lavorativa espletata abbia comunque costituito un’utilità per l’Amministrazione statale, anche se in misura inferiore a quella che il MIUR avrebbe percepito qualora la prestazione fosse stata svolta da un soggetto in possesso della richiesta completa pregressa esperienza lavorativa (in parte però innegabilmente effettivamente posseduta e documentata), e che tale attività sia andata comunque esente da censure da parte dell’Ufficio in favore del quale è stata prestata. Ne deriva che, non potendo determinarsi con sicuri elementi di calcolo l’esatto valore delle utilità derivate dallo svolgimento di attività solo in parte fungibili, occorre far luogo ad una loro quantificazione in via equitativa, tenendo conto anche della predetta pregressa esperienza specifica posseduta, ed in tal senso il Collegio ritiene equo riconoscere alle predette utilità un valore pari al 80% di quanto indebitamente riscosso al netto”.

Personale ATA servizio senza titolo  come si valuta?

Il riferimento in questione è il D.M. 640/2017 all’art. 7 punto7:
“Conseguentemente alle determinazioni di cui al comma precedente, l’eventuale servizio prestato dall’aspirante in assenza del titolo di studio richiesto per l’accesso al profilo e/o ai profili richiesti o sulla base di dichiarazioni mendaci, e assegnato nelle precedenti graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia, sarà, con apposito provvedimento emesso dal Dirigente scolastico già individuato al precedente comma 5, dichiarato come prestato di fatto e non di diritto, con la conseguenza che allo stesso non deve essere attribuito alcun punteggio”.

Per il personale docente il riferimento è l’OM 60

La nota del MIUR del 22 luglio 2020 afferma al punto 2 che “Il servizio prestato nel corso degli anni senza titolo di studio di accesso è valido ai fini della valutazione del servizio se e solo se il suddetto titolo di accesso è in possesso dell’aspirante al momento di presentazione della domanda”; Il punto 3 della nota  afferma che come eccezione rispetto al punto 2, per quanto concerne la GPS di seconda fascia di infanzia e primaria, ai sensi della tabella A/2 e al fine di graduare gli aspiranti, il servizio prestato su posto comune o di sostegno (senza ovviamente il prescritto titolo di abilitazione) dagli studenti in Scienze della formazione primaria è valutabile per la relativa graduatoria, come specifico e aspecifico a seconda del grado, esclusivamente per le relative graduatorie di infanzia e primaria”.

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