Se proprio si deve riaprire la scuola di infanzia, si dia sicurezza non una manciata di parole scritte. Lettera

Stampa
ex

inviata da Maestre di Scuola dell’Infanzia Maria Costanzo, Giovanna Venitozzi – Eccoci qua, dopo un anno scolastico terminato in maniera assurda ed angosciante, a vivere un’estate altrettanto stressante all’insegna della preoccupazione e dell’incertezza.

Siamo maestre di Scuola dell’Infanzia e abbiamo nella mente un solo pensiero: il rientro a scuola a settembre.

Ci dicono: la scuola riaprirà certamente, in sicurezza. “In sicurezza”? Ci chiediamo come. Ascoltiamo le norme di continuo raccomandate: uso di mascherine, distanziamento, evitare assembramenti, lavarsi spesso le mani e… ci viene una grande ansia.

Per noi della Scuola dell’Infanzia tutto ciò non è istituzionalmente previsto. Saremo in aula a settembre, in gruppo, con bambini senza mascherine né distanziamento che si troveranno a dover interagire con maestre “bardate” di mascherina (sperando che siano fornite quelle adatte, ffp2 o ffp3, che garantiscono un’effettiva protezione se si è a contatto con soggetti ricettivi e probabili portatori di virus quali i bambini che ne saranno sprovvisti…), visiera e guanti, le quali cercheranno di improntare un’improbabile didattica socializzante e tranquillizzante, e niente resterà di ciò a cui i nostri piccoli erano abituati (e che abbiamo cercato di mantenere vivo anche durante il periodo di chiusura della scuola attraverso una DaD faticosamente ma fattivamente tarata sull’età dei bambini).

E ancora più triste pensare all’ impatto non certo ottimale e probabilmente traumatico per i più piccini che per la prima volta, distaccandosi dalla famiglia, saranno accolti in una scuola stravolta e, nostro malgrado, poco incoraggiante.

Cosa potranno mai ricevere di positivo in tale situazione surreale, dove la preoccupazione maggiore sarà quella di evitare il più possibile l’assembramento e si passerà un tempo estenuante a pulire superfici e lavarsi le mani? Dove avranno a che fare con maestre, mandate allo sbaraglio, simili ad “alieni” e non più rispondenti all’immagine rassicurante di sempre, in contesti e spazi inesorabilmente mutati?

Per il momento, almeno per quel che riguarda il nostro territorio di appartenenza, nel mese di giugno (e spesso anche nella prima metà di luglio) tutte abbiamo svuotato aule, eliminato giochi, spostato arredi… Cosa succederà a settembre quando queste aule spoglie accoglieranno gli alunni?

Ci rimbalzano nella testa le notizie di cronaca: l’aumento esponenziale dei casi, l’età dei contagiati che scende sempre più, la poca accortezza e la disarmante faciloneria di tante persone, o ancora peggio, il dilagante “negazionismo”.

Cosa succederà se i bambini si contageranno fra loro? Dicevano che i bambini erano “immuni” e non è così… Cosa succederà se gli insegnanti saranno contagiati? Un disastro, considerando anche che parecchie di noi, per il poco ricambio generazionale di questi ultimi anni e l’innalzamento dell’età pensionabile, non sono proprio giovincelle …

Cosa succederà se qualche genitore, preso dalle proprie incombenze, porterà involontariamente a scuola un bambino malato? Stato di salute e febbre saranno ad esclusivo controllo delle famiglie…

Insomma cosa succederà dopo una riapertura a tutti i costi? Senza parlare di tutto l’indotto collegato alla scuola e alla marea di persone che si metterà in movimento per le strade e sui mezzi pubblici ogni giorno.

Lo chiediamo alla nostra Ministra Azzolina che, speriamo non per lo spauracchio di una minacciata sfiducia, continua a proclamare a destra e a manca, come un mantra e senza incertezza alcuna, che la scuola, in toto, riaprirà il quattordici settembre in sicurezza. Sicurezza di chi? Non certo della Scuola dell’Infanzia.

Siamo preoccupate, per i nostri bambini, per noi, per il fatto che nessuno sembra prestare attenzione a tutto ciò, perché amiamo il nostro lavoro e non vorremmo diventasse “altro” in un contesto snaturato e rischioso.

Mentre in differenti ambiti, molto meno “impegnativi” di una Scuola dell’Infanzia, vengono messe in atto misure preventive rigide e specifiche, bambini ed insegnanti sono “italianamente” lasciati alla mercé della sorte confidando nei “tira a campare… alla buona di Dio… tutto andrà bene…”!
Se questa è sicurezza…

E dopo non saranno plausibili né accettabili i “non credevamo… ci dispiace… abbiamo fatto il possibile”.

La Scuola dell’Infanzia è un mondo a sé con regole e caratteristiche peculiari, non può essere messa nel mucchio, richiede attenzione e ragionamenti specifici.

La ripresa è un evento dirompente nella vita di tutti e già in questo momento, critico per i molteplici contagi estivi, purtroppo la comunità scientifica prevede un’ulteriore impennata proprio legata alla riapertura della scuola.

E se è considerata inderogabile la ripresa per i più grandi, per i quali è possibile pensare a distanziamento, mascherine e rispetto delle regole, per l’Infanzia, dove tutto ciò non è fattibile, bisognerebbe valutare accuratamente l’andamento della curva pandemica, i dati epidemiologici ad essa collegati e poi pensare di iniziare.

Quello che ci si aspetta da un governo è prima di tutto un atteggiamento coscienzioso e di tutela della salute pubblica, il più possibile responsabile e tendenzialmente razionale e scientifico.

Laddove possano essere utilizzati adeguatamente i dispositivi attualmente riconosciuti come protettivi, si inizi; laddove tali accorgimenti siano oggettivamente impossibili o parzialmente utilizzabili, si aspetti.

Intanto cominciare dai più grandi, a scaglioni, verificare i dati e valutare. Ci rendiamo conto dell’impatto sociale di tale scelta, ma si potrebbero ipotizzare per il momento ancora soluzioni “domiciliari”, insistendo sulla possibilità di congedi parentali, incentivando il lavoro a casa per i genitori, sostenendoli anche economicamente.

Oppure se si insiste, assolutamente e comunque, sulla necessità di una riapertura per la Scuola dell’Infanzia, predisporre un contesto sicuro nella pratica reale, e non in una manciata teorica di parole scritte in un decreto, delegando ad altri la difficile (a volte impossibile) attuazione.

Mettere in condizione ogni istituto di poter progettare la costituzione di piccoli gruppi di bambini (al massimo 5/6), in uno spazio dedicato, a contatto con un solo educatore, un solo componente di personale ATA e prevedere per questi adulti di riferimento l’adozione di dispositivi sicuri (tute, guanti, mascherine idonee e visiere) e per i bambini, non distanziabili, pulizia costante di ambiente, oggetti e superfici.

Ma, ribadiamo, questa soluzione non avrebbe nulla a che vedere con la scuola dell’Infanzia come la intendiamo, sarebbe solo un aiuto sociale alle famiglie.

è un momento critico, particolare, uno scenario mai presupposto e immaginato e come tale deve essere considerato.

Ovviamente, inutile dirlo, la nostra speranza maggiore è che tutto torni al più presto alla normalità. Intanto confidiamo nel buon senso e nell’intelligenza collettiva di chi ci rappresenta.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur