“Se non vengo pagata, ho il diritto di non presentarmi al lavoro?” La storia di una precaria della scuola: “L’unica soluzione per far fronte alla situazione è una ribellione collettiva”

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Nella scuola italiana, l’incertezza del precariato e i ritardi nei pagamenti degli stipendi sono problemi sempre più pressanti per gli insegnanti.

Anna Sciarra, 56 anni, insegna nella scuola dell’Infanzia a Pescara da otto anni come supplente precaria. A Quotidiano.net ha condiviso la sua esperienza riguardo ai costi affrontati per svolgere le supplenze e alla frustrazione di non ricevere lo stipendio in modo regolare.

Quest’anno, Anna ha affrontato un’esperienza particolarmente difficile. Nonostante avesse iniziato a lavorare a ottobre, il suo primo stipendio doveva essere accreditato entro fine novembre, ma è arrivato solo a gennaio. Ancora peggio, mentre siamo già ad agosto, Anna è ancora in attesa degli stipendi di maggio e giugno. Questa situazione è stata condivisa da altre due colleghe che si trovano nella stessa situazione.

La precaria ha lavorato ininterrottamente nella stessa scuola per un’intera durata dell’anno scolastico, sostituendo un’insegnante malata che presentava mensilmente un certificato medico. Questo ha portato ad un rinnovo costante del suo contratto, sempre come supplenza breve.

La disparità di trattamento tra i supplenti diventa evidente quando si esamina la durata dei contratti e i pagamenti degli stipendi. Gli insegnanti chiamati dalle Gps ricevono contratti fino al termine delle attività scolastiche e gli stipendi vengono pagati regolarmente ogni 23 del mese, come per gli insegnanti di ruolo. Tuttavia, quando la chiamata proviene dalle graduatorie d’istituto, i supplenti vengono inquadrati in supplenze brevi e devono affrontare ritardi e incertezze nei pagamenti.

Anna ha cercato spiegazioni per questi ritardi e ha scoperto che il Ministero dell’Istruzione e del Meritonon mette a disposizione delle scuole i fondi necessari per effettuare i pagamenti in modo tempestivo. La scritta “Risorse in corso di assegnazione” appare quando Anna controlla lo stato dei pagamenti.

Di fronte a questa situazione di precariato e incertezza finanziaria, Anna ritiene che sia necessario unire le forze e protestare contro le ingiustizie del sistema scolastico. La sua domanda cruciale è: “Se non vengo pagata, ho il diritto di presentarmi al lavoro?”.

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