“Se hai bisogno di un voto in condotta per farti rispettare, sei un poliziotto, non sei più un insegnante”. L’affondo di Enrico Galiano

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Enrico Galiano ha recentemente condiviso una lettera su “Il Libraio”, sollevando interrogativi cruciali sul voto in condotta e mettendo in discussione le prospettive tradizionaliste sull’educazione.

Galiano critica l’idea, promossa periodicamente da vari politici, che le soluzioni ai problemi attuali della scuola possano essere trovate nel passato. Da proposte come il ritorno al maestro unico, alla presenza del crocifisso in classe, tali idee, secondo il professore, non solo sono anacronistiche ma anche dannose.

Galiano mette in luce i difetti della scuola del “buon vecchio tempo”, spesso idealizzata. Una scuola che discriminava, ignorava disturbi specifici dell’apprendimento e soprassedeva su fenomeni come il bullismo. Questa è la scuola che alcuni vorrebbero resuscitare introducendo il voto in condotta come soluzione per instaurare rispetto e autorevolezza.

“Se hai bisogno di un voto in condotta per farti rispettare, sei un poliziotto, non sei più un insegnante”, avverte Galiano. Sostiene che l’autorevolezza non si guadagna con metodi coercitivi, ma instaurando un clima di rispetto mutuo.

Nella sua riflessione, Galiano suggerisce che invece di tornare indietro, la scuola dovrebbe evolversi adottando metodi che incoraggiano la relazione e l’empatia tra gli studenti. Progetti di teatro, volontariato e sport possono fornire un ambiente più equilibrato e sano per gli studenti di oggi.

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