Sdoppiare la classe, assumere più docenti “assistenti” e di potenziamento. Lettera

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Giuseppe Bruno ex Dirigente Scolastico – Le misure varate dal governo per consentire l’apertura della scuola a settembre fanno sorgere numerose e notevoli perplessità sia riguardo alla reale applicazione delle stesse, che appare al momento non sostenibile, sia dal punto di vista didattico-educativo.

Riguardo al primo punto salta agli occhi che il distanziamento di un metro tra banchi, ovviamente singoli, rischia di dimezzare la presenza degli alunni per ogni classe, raddoppiando le classi e di conseguenza i docenti, ma questa possibilità è stata immediatamente scartata perché ritenuta irrealizzabile sia per i tempi, sia, soprattutto, per le spese, e non tanto per quelle relative alle strutture che poi in qualche modo si ammortizzerebbero, quanto per quelle che riguardano il personale la cui assunzione porrebbe esorbitanti problemi di bilancio statale.

Si è pensato come soluzione, quindi, alla riduzione dell’orario, ai turni e alla didattica a distanza.

Ma queste soluzioni lasciano perplessità oltre che dal punto di vista pratico, anche e soprattutto dal punto di vista didattico-educativo. Vediamo un po’.

La riduzione dell’orario comporta la riduzione dell’ora a 40 minuti, e se questo potrebbe andar bene per alcune discipline e per i gradi di scuola inferiori per altre discipline (letterarie, umanistiche e scientifiche) e per i gradi progressivamente superiori crea problemi o acuisce quelli già esistenti.

Ci vorrebbe almeno la “didattica breve”, ma non tutti i docenti sanno bene cosa sia, né la sanno realizzare nel modo in cui si dovrebbe .

Poi i turni e ne parlo anche per esperienza diretta, sconvolgono classi, alunni e abitudini.

E la didattica a distanza con statistiche alla mano esclude circa il 30% degli alunni da una completa e positiva fruizione della stessa, ma soprattutto richiede la collaborazione diretta o indiretta dei genitori.

Sulla didattica a distanza, poi, anche quella discretamente riuscita ci sarebbe tanto da dire, ma la “saturazione” di genitori, alunni e insegnanti parla da sola.

La didattica a distanza, per definizione, non può sostituire la didattica in presenza, ma solo la può supportare o integrare e soprattutto può avere questo ruolo positivo con allievi di una certa età, diciamo della seconda terza media e poi a salire; per gli allievi di età inferiore la collaborazione dei genitori è fondamentale e se questi lavorano in presenza o a distanza questa collaborazione potrebbe non esserci proprio nel primo caso o essere molto problematica e stressante per tutti nel secondo .

E finirebbe per farla diventare – la didattica a distanza – “antipatica”, mentre, invece, potrebbe essere una risorsa molto utile e molto “simpatica”, se liberamente scelta e non imposta come sarebbe in questo caso.

Per non parlare del rapporto umano tra alunni e tra questi e i docenti che viene “snaturato” da questo tipo di didattica in cui il contatto diventa virtuale e per forza di cose “studiato” perdendo di spontaneità, immediatezza e alterando, pertanto, la mediazione empatica fondamentale nella riuscita dei rapporti umani.

Che dire poi dei turni? Anche essi generano confusione, ritmi alterati e sparpagliano i rapporti umani già esistenti, rendendoli, di conseguenza più complicati. Insomma o giochiamo solo in difesa pensando che la situazione duri poco o giochiamo a più lungo termine; ma se si programma per il prossimo anno vuol dire che nell’incertezza si vuole programmare per un tempo che potrebbe essere lungo.

E in questo caso, allora, bisogna immaginare per i nostri alunni, che non sono sacchi da riempire, una situazione che sia umanamente valida, il più possibile gratificante o almeno il meno possibile depressiva.

Credo che questa sia la priorità, poi viene tutto il resto perché se è sgradevole l’ambiente di apprendimento altrettanto e di più lo sarà l’apprendimento che non sarà più, alla lunga, nemmeno tale.

La fretta nelle decisioni oggi viene venduta come efficienza, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Sarebbe meglio perdere alcuni o anche tanti dei famosi giorni che rendono valido l’anno scolastico – “mostro” burocrazia permettendo – e fare le cose bene piuttosto che pasticciare tutto per salvare ancora una volta, alla fine, solo la burocrazia.

Intanto mi permetto di suggerire un’idea per aiutare ad uscire il ministero e chi dall’esterno lo consiglia dalle secche in cui si stanno cacciando.

Grazie al ridimensionamento degli istituti scolastici, ormai in atto da circa venti anni, innanzitutto per la realizzazione dell’autonomia scolastica, ma poi anche per il progressivo calo demografico, soprattutto nel Sud, esistono edifici scolastici vuoti e semivuoti in grande quantità che potrebbero, con una ragionevole spesa che ne garantisca l’agibilità (sarebbe anche l’occasione per cominciare a risolvere un annoso problema), ospitare tutti gli allievi.

Così si potrebbe salvare la continuità del rapporto docenti alunni e alunni alunni e avviare un lavoro più gratificante per tutti e, alla fine, più educativo. Si, una classe sarebbe divisa in due, ma l’altra metà potrebbe seguire in un’altra aula, in videoconferenza la lezione del docente titolare, utilizzando le LIM che da oltre dieci anni tutte le scuole con i fondi europei hanno collocato in quasi tutte le classi, alternandosi con l’altra e vivendo momenti di scambio magari in vista delle verifiche.

Si porrebbe, a questo punto, il problema di una presenza adulta di appoggio nell’aula in cui non è presente il docente titolare, ma si potrebbe ovviare con assunzioni straordinarie a tempo determinato di “assistenti” – chiamiamoli così – da prendere tra aspiranti docenti e ata e di nuovi docenti che potrebbero essere assunti secondo i meccanismi, magari un po’ rivisti e ampliati, previsti dal potenziamento della legge 107.

I docenti del potenziamento in questo caso avrebbero, a differenza che in passato, una funzione molto utile, anzi indispensabile: servirebbero, infatti, per coordinare il lavoro di docenti titolari, “assistenti” e alunni.

Non bisogna pensare che per attuare ciò sia necessario raddoppiare la presenza di adulti (tra docenti e “assistenti”), perché da una certa età in poi come abbiamo detto i ragazzi possono essere gestiti e gestirsi per un tempo relativamente ampio anche solo mediante videoconferenza; per i più piccoli progressivamente bisognerà allertare la presenza degli assistenti; ma all’infanzia già i docenti sono due per gruppi, quindi basta diminuire anche di poco la simultanea presenza di alunni per gruppi, alle elementari potrebbero essere rivisti gli orari dei vari docenti per classe aumentandone il più possibile la contemporanea presenza.

Ovviamente in questa nuova organizzazione saranno da coinvolgere i genitori acquisendone il formale consenso.

Tutto ciò farebbe si che il numero di “assistenti” e nuovi docenti del potenziamento possa essere il più contenuto possibile.

Certo le spese e i tempi organizzativi non mancherebbero, ma prendendo “carta e penna” e facendo bene i conti e soprattutto valutando il rapporto costi benefici, forse, alla fine, si potrebbero avere piacevoli sorprese. Perché non provare?

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